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numero 280
6 marzo 2008
 
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L'armata rossa

Combattiamo non contro una sinistra europea, ma contro uno tsunami elettorale. Tutte le culture politiche italiane, dai trotzkisti critici a sinistra di Bertinotti ai radicali filo-americani, dai Comunisti Italiani a Di Pietro, dai cattolici dell'Udeur e della Margherita al laicismo di Rifondazione e dei socialisti, tutta la storia italiana del '900 è nell'Unione. Non è una parzialità, è una totalità. Ricorda l'unità contro il fascismo della fondazione della Repubblica o l'arco costituzionale, ma va ben al di là di queste memorie. (segue)

Lui fa la mozzarella...

di Francesco Natale - 17 ottobre 2006

Ennesima gaffe di Prodi: «Sa come si fa la mozzarella? Si gira con pazienza, fino a formare una matassa. Io sto facendo la mozzarella. Se non riescono a farmi fuori ora, alla fine il Paese capirà le mie ragioni. E non possono mandarmi via perchè non saprebbero che fare».

Prodi e il compromesso storico con il sindacato

di Aurora Franceschelli - 17 ottobre 2006

Grazie al patto di ferro siglato con Prodi, ora sono le rappresentanze sindacali, e in particolare la Cgil, a dettare l'agenda politica di un governo di sinistra che ha riattualizzato il concetto di lotta di classe secondo le proprie esigenze di potere. La contrapposizione non sembra più essere quella classica tra capitale e lavoro, ma sembra piuttosto assumere le sembianze di una lotta tra chi si arroga il ruolo di dispensatore di principi morali, lo Stato sinistro, e i soggetti contro cui è lecito vendicarsi poiché con il loro lavoro hanno accresciuto la loro ricchezza e quella del Paese.

Il bastone del comando

di Gianni Baget Bozzo - 16 ottobre 2006

Se si tiene conto che la sinistra dispone di tutti i poteri istituzionali, si comprende come la presa del potere sul paese sia compiuta. Il messaggio di Prodi è che tale potere non ha alternative. Il fascismo nacque così. Non siamo al discorso del 3 gennaio '25 ma il cammino è già iniziato.

Epopea di un leader senza partito

di Francesco Natale - 14 ottobre 2006

Come fa Romano Prodi a rafforzare la sua soggettività politica, essendo sprovvisto di un suo partito? Quale strada resta da percorrere al Professore? Semplice: fare l'unica cosa che ha sempre fatto con discreto successo, ovvero colonizzare feudi finanziari, imprenditoriali, bancari.

Il governo dei deboli

di Valentina Meliadò - 12 ottobre 2006

Il governo Prodi dice a ogni pie' sospinto di voler dare una mano ai «deboli», di stare dalla parte degli «indifesi». In realtà, l'esecutivo unionista non fa che penalizzarli. Tre fatti recenti lo dimostrano: l'indulto, il caso della bimba bielorussa, la Finanziaria. Nei palazzi del potere il concetto di tutela dei deboli non collima con il comune sentire.

Novità dal passato

di Gabriele Cazzulini - 5 ottobre 2006

Nel fine settimana ad Orvieto ci sarà l'ennesima vendemmia di parole sul Partito Democratico, da cui uscirà l'ennesimo nulla di fatto. Non potrebbe essere altrimenti, visti i nodi sotterranei. Ma almeno il dizionario del Partito Democratico acquisterà qualche nuovo termine.

Una maggioranza fittizia

di Aurora Franceschelli - 5 ottobre 2006

La bagarre che si è scatenata martedì in Senato, dove il governo Prodi è andato in minoranza sulla riforma della giustizia, dimostra come anche i partiti minori abbiano, soprattutto a palazzo Madama (dove vi è una «maggioranza» risicatissima), un forte potere deflagrante su una coalizione al cui interno ormai domina un individualismo sfrenato.

Una finanziaria ideologica

di Gianni Baget Bozzo - 4 ottobre 2006

Prodi fa la sua Finanziaria mentre a Bologna si celebra il decennale della morte di Dossetti. La ragione per cui il Professore spiega in chiave etica la sua politica economica (l'«opzione per i poveri») è che egli è stato designato al potere, proprio da Dossetti, come il vero «cattolico adulto».

Un governo di classe e di affari

di Raffaele Iannuzzi - 3 ottobre 2006

Il governo Prodi è un governo di classe e di affari, un ibrido mostruoso e anti-riformatore per sua natura. D'ora in poi il centrodestra non dovrà più discutere di «opposizione responsabile» piuttosto che «intransigente», ma di resistenza ad una tirannide fiscale, sociale e politica.

Il New Deal di Prodi e l'ideologia della redistribuzione

di Aurora Franceschelli - 3 ottobre 2006

L'idea marxista secondo cui «non è la coscienza degli uomini a determinare il loro essere nella società, ma al contrario è il loro essere sociale che determina la loro coscienza» è ancora il fondamento della politica della sinistra: lo status, inteso come l'essere sociale dell'uomo, dovrebbe essere sancito dall'alto attraverso lo spirito redistributivo dei sindacati.

 

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IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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