Al momento non ci sono cifre ufficiali, non esistono dettagli, né si conoscono date precise, ma un piano per rimpatriare gli ebrei dalla Francia ad Israele esiste.
Purtroppo in Francia si ritorna a parlare d'antisemitismo e di attacchi
contro ebrei. Da diversi mesi sono in aumento le aggressioni e gli atti
vandalici d'ogni tipo, così come si incomincia a ragionare su
un'eventuale "alya", una fuga degli ebrei verso Israele.
Ormai la violenza antisemita, che dura da diversi
anni, ogni giorno è diventata sempre più aggressiva, tanto da mettere
in allerta tutte le autorità politiche e giudiziarie francesi. Solo
nelle ultime settimane è accaduto che un figlio di un rabbino sia stato
accoltellato e ucciso all'uscita da scuola a Boulogne, vicino Parigi, e
il cimitero di Herrlisheim in Alsazia sia stato profanato e imbrattato
di svastiche, di frasi inneggianti a Hitler e scritte del tipo "Juden rauss!". Tutto ciò condito dall'antisemitismo che potremmo definire abituale: gli insulti e gli strattoni tra ragazzi, lo "sporco ebreo" urlato ad un passante.
Tutto questo accade nella Francia della Libertè, Egalitè, Fraternitè. Tutto questo per rimarcare che l'antisemitismo non è morto, ma è vivissimo e rinsaldato con "l'alleanza rosso-verde-nera",
in altre parole comunisti, musulmani e fascisti. Un'alleanza pericolosa
e potente, in grado di condizionare la grande stampa cosiddetta "indipendente", come accade anche qui in Italia, per cui le vittime palestinesi sono sempre "uccise" e quelle israeliane "morte", dove i kamikaze e i terroristi sono chiamati "combattenti per la libertà", dove la barriera difensiva d'Israele diventa "il muro dell'apartheid" e così via, riformando il vocabolario giornalistico.
In questi giorni, poi, anche la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia
è arrivata a giudicare gli ebrei e Israele, condannando la costruzione
del muro difensivo. Per quest'ipotetica e sedicente giustizia, quindi,
è giusto che i civili israeliani siano esposti ai kamikaze e agli
attentati terroristici ed è di conseguenza opportuno che i terroristi
non trovino alcun ostacolo sul loro cammino di crimini e violenze.
Questo quadro, dalle aggressioni francesi agli attacchi antisraeliani della stampa "indipendente",
fino ad arrivare al giudizio pregiudiziale della Corte dell'Aia e della
stessa ONU, non invita altro che a fomentare e a far esplodere quelle
violenze e quell'odio che si riassumono nella parola antisemitismo.
In tutta questa vicenda perciò, l'Agenzia ebraica,
un organismo filogovernativo israeliano, prevede persino una fuga di
30.000 ebrei francesi in un imminente futuro. La cifra, assai
considerevole, rappresenterebbe il 6% dell'intera comunità ebraica. Pur
con una forte impennata negli ultimi anni, la tendenza alla fuga è in ogni caso una realtà ben consolidata.
Bisogna pensare che dal 1948, anno della proclamazione
dell'indipendenza d'Israele, gli ebrei che hanno abbandonato la Francia
sono stati circa 70.000. Negli ultimi anni l'incremento è stato ancora
maggiore e per il 2004 la previsione è di una crescita del 25%.
In Francia il clima è teso ed irrequieto, ma non
tutti sono d'accordo e non tutti ritengono che si debba abbandonare.
Uno di questi è il gran rabbino di Francia, Joseph Sitruk, così com'è contrario all'idea anche il presidente degli studenti ebrei in Francia, Yonathan Arfi.
Fatto sta che, tra intenti e dichiarazioni, gli ebrei continuano a
lasciare le periferie delle città, ormai invase da bande di maghrebini,
diventati padroni di quei quartieri, i quali esercitano la loro
supremazia con l'antisemitismo, per coprire il proprio vuoto e le
proprie prospettive, come se si trattasse di un gioco.
La Francia quindi, assieme a tutto l'Occidente, non può rinunciare alle ragioni della sua civiltà,
né può soccombere di fronte a questa sfida di progresso e educazione.
Molto c'è ancora da fare nel campo della cultura, dell'istruzione e
della politica, affinché si modifichi quell'atteggiamento nei confronti
degli ebrei e d'Israele che oggi è costituito da un pregiudiziale
attacco e non da una legittima critica.
Bisogna combattere le violenze antisemite con gli strumenti che ciascuno ha a disposizione,
bisogna monitorare e contrastare i gesti di prepotenza che possono
sorgere anche nelle nostre città perché, come scrive Fiamma Nirenstein
nel suo ultimo libro "Gli antisemiti progressisti", non vinceremo la guerra contro il terrorismo se non vinceremo la guerra contro l'antisemitismo.
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