Due settimane fa Abdelmajid Zergout, è tornato a guidare le preghiere della comunità mussulmana di Varese.
A maggio, dopo esser stato riconosciuto appartenere al gruppo radicale
islamico combattente marocchino, Zergout era stato prosciolto dalla
Prima Corte d'Assise di Milano per una serie di vizi formali.
Sottoposto a provvedimento urgente d'espulsione, sulla base del decreto
Pisanu, era rimasto in libertà grazie al ricorso presentato dal suo
legale rappresentante avanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo.
L'imam, accusato di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo
internazionale (come peraltro sottolineato dalla stessa sentenza delle
Corte «mostra una chiara adesione alla ideologia islamica
fondamentalista, raccoglie denaro per la causa comune, ed esalta la
lotta all'infedele attraverso il jihad ») è, dunque, nuovamente libero
di predicare odio e intolleranza sul suolo italiano, sfruttando la
democrazia occidentale per far apologia di terrorismo.
Il ministro degli Interni, che pure
avrebbe avuto la facoltà di espellere il terrorista (coinvolto a vario
titolo nella strage di Madrid) ha mostrato, allora, un chiaro
atteggiamento di negligenza e d'indifferenza, tendente quasi a
sottrarre gravità alla questione fondamentalista-islamica. Insomma, il
governo ha disatteso alla principale responsabilità che imporrebbe «di
predisporre un piano capace di contrastare razionalmente la strisciante
avanzata integralista sui diversi fronti di battaglia», condannando i
cittadini alla paura.
Il forte relativismo culturale
delle sinistre ha, ormai, prodotto l'abbattimento dei limes
fisico-culturali contribuendo ad agevolare un graduale ed inesorabile
sgombero di ideali, innestato in virtù di un progetto
disomogeneo di pluralismo ed integrazione, privando radicalmente gli
stessi cittadini della capacità di far valere il più basilare diritto
alla sicurezza, condannandoli, insomma, a subire il disegno
integralista dell'Ummah globale. Dunque, l'inerzia della politica
italiana sta favorendo, nei fatti, la dilagante offensiva islamista:
l'esecutivo tende ancora a sottovalutare la forte componete
anticristiana ed antioccidentale di cui si compone la propaganda
fondamentalista, auspicando, all'inverso, un ingenuo tentativo di
dialogo fra popoli e culture, impossibile sintesi tra valori europei ed
il mondo arabo.
Il paradosso è più che evidente: ad
agosto il Cesis aveva rilevato la formazione di una cintura
ultrafondamentalista in tutto il Nord Italia «con la tendenza a
realizzare un coordinamento nazionale e transnazionale». Un dato
preoccupante che s'aggrava ancor più se messo in relazione alla
straordinaria crescita del numero dei luoghi di culto islamici in
Italia: dai 696 del dicembre 2006 ai 735 censiti lo scorso maggio 2007.
Eppure, la reticenza delle istituzioni potrebbe, un giorno, mettere in
pericolo le nostre stesse libertà fondamentali, condannandoci a
divenire dissidenti o clandestini nel nostro stesso Paese (come è
accaduto a Redecker).
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