Perché scaricare la causa della crisi identitaria del Vecchio Continente tutta ed unicamente sugli arabi?
Ci sfugge che da tempo siamo caduti in un tranello studiato a tavolino
dal cartello dei Paesi produttori di petrolio che prende le mosse al
tempo della costituzione dello Stato di Israele e si radica nella
grande crisi economica del 1973. Abbiamo dimenticato quali valori
morali ed etici siamo stati capaci di costruire e diffondere nel mondo,
dal diritto alla libertà, al diritto alla vita, alla democrazia: una
civiltà che ha costruito i suoi connotati facendo pure degli errori, ma
trovando gli antidoti per correggerli. Questa volta però l'errore
politico degli anni '70 è difficilmente sanabile; potrebbe essere
esiziale per tutti, perchè ci si è imbarcati in un'avventura scaturita
da un colossale ricatto. E' come se l'Occidente avesse rinunciato al
potere del cuore e della mente per perseguire degli interessi comuni
con la controversa «nazione islamica».
E' molto probabile che queste
osservazioni siano rimbalzate nell'emiciclo del Parlamento europeo a
Bruxelles il 18 e 19 ottobre, dove si è tenuto il «1° Convegno
Internazionale» dal titolo significativo «anti-shari'ah». A
quell'incontro - si legge sui siti web - erano presenti una folta
rappresentanza di studiosi ed osservatori di una settantina di Paesi
occidentali, compreso Israele, con lo scopo di creare un network
di attivisti per «resistere alla crescente invasione islamica» che
stranamente, o peggio, volutamente, la carta stampata ha finora
ignorato. Il fatto che le testate giornalistiche abbiano taciuto
l'evento getta un'ombra sulla volontà di diffondere nell'opinione
pubblica verità scottanti circa l'azione politica di certi personaggi
che nel tempo si sono affacciati alla Commissione europea, Prodi
compreso, e pone una pesante ipoteca sul cammino di liberazione dal
fondamentalismo islamico e dalla schiavitù della paura che da tempo
incombono sulle nostre comunità locali. Il retroscena del ricatto
subìto, con le conseguenze che sono sotto i nostri occhi, ce lo ricorda
la Bat Ye'or (Giselle Littman), presente in quell'occasione, nel suo Eurabia - come l'Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita, testo che ha ispirato la nostra Oriana Fallaci.
Questa signora egiziana di
nazionalità inglese, ci rivela che ha utilizzato il termine Eurabia da
un preciso progetto politico promosso da una rivista fondata a Parigi
nel 1975, a seguito della guerra del Kippur scatenata dai Paesi
del cartello arabo-musulmano contro Israele. L'ideatore del «Piano
Eurabia» è Lucien Bitterlin, presidente dell'Associazione per la
solidarietà franco-araba e l'esecutore e finanziatore, secondo Oriana,
del Comitato Europeo di Coordinamento delle Associazioni per l'amicizia
con il Mondo Arabo, una organizzazione a latere della Ce, oggi Ue.
Mentre infuriava la guerra del Kippur dell'aggressore arabo impegnato
ad estendere il nazionalsocialismo nasseriano sulla neo-democrazia
israeliana, i rappresentanti dell'Opec riuniti a Kwait City, per
ritorsione verso le democrazie occidentali che moralmente stavano
sostenendo lo stato ebraico, decidono di utilizzare il petrolio come
arma di pressione, riducendo le forniture e quadruplicandone il prezzo,
accelerando così il progetto parigino: un ricatto inaudito in cui, per
la prima volta, un paese vincitore soccombe alla coercizione dei vinti.
Ad un mese da quell'intollerabile gesto, Georges Pompidou e Willy
Brandt ritennero che fosse necessario ed utile promuovere una solida
amicizia con quei Paesi, proponendo «petrolio in cambio di braccia da
lavoro» (leggi immigrazione musulmana): un' occasione per estendere il
califfato sul territorio europeo con tutte le conseguenze negative che
ne sono scaturite, non ultime le informazioni riservate fornite a quei
regimi totalitari. A quest'incontro ne seguirono altri con i
rappresentanti della Lega Araba a Copenhagen, a Bonn, a Parigi, a
Damasco, a Rabat, fino ad arrivare al prossimo che si terrà im
novembre, tutte manovre tese a sancire la «svendita» dell'Europa al
Cartello musulmano ed ampiamente documentate nella rivista Eurabia.
Secondo la Bat Ye'or: «L'obiettivo era quello di creare una identità
mediterranea pan arabo-europea che permettesse la libera circolazione
di persone e merci e determinasse in modo pesante la politica verso
l'immigrazione nella Comunità Europea».
Le sanatorie, l'allargamento delle
quote di coloro che possono entrare in Italia, e persino gli aiuti
economici e i buoni bebé agli immigrati e tanti altri benefici
riservati ai musulmani come alloggi e scuole gratis per
famiglie numerose, discendono da questi trattati che l'Italia
prontamente adotta. Secondo gli osservatori presenti in quel Convegno,
trent'anni di dialogo euro-arabo, nei fatti non hanno prodotto che
dissidi e paure nelle nostre comunità. La ragione risiede
principalmente nell'ingresso indiscriminato di sconosciuti alle
frontiere e nelle migliaia di moschee sparse sul nostro territorio, il
più delle volte dirette da capi spirituali privi di controllo e da
oscuri personaggi provenienti dalle madrasse del Pakistan e dello Yemen
finanziate con i petrodollari dei regimi sauditi, ma che nulla hanno a
che vedere con i principi dell'Islam, né con la civiltà del mondo
arabo, le cui tracce sono ancora presenti in molte regioni europee.
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