freccia_long
Numero 475
del 15/05/2012
L'abitudine al terrorismo PDF Stampa E-mail
! di Giovanni Vagnone
vagnone@ragionpolitica.it
  
mercoledì 07 novembre 2007

Non potendosi dire sconfitto il terrorismo islamico è comunque da rilevare come negli ultimi tempi l'attenzione sia scemata in quella che, ai giorni nostri, è divenuta una realtà quotidiana. La regola della modernità è che una notizia tiene le prime pagine per pochi giorni, solo quando la sua spettacolarità e capacità di colpire le emozioni dei lettori è tale da renderla resistente all'incessante susseguirsi di nuove tragedie, nuovi scoop, nuovi dibattiti. A spiccare nel settore delle aree tematiche cadute dal podio della gloria mediatica nell'indifferenza generalizzata è proprio quella del terrorismo. Nel 2001 tutto il mondo si sentì istantaneamente vittima per lo stesso attentato. Col tempo, alla reazione statunitense cominciarono ad affiancarsi sospetti, teorie, dietrologie. Alla fine le Torri Gemelle, per alcuni, non caddero neppure per un attentato e, quello che fu un enorme errore di intelligence americana, divenne invece una macchinazione interna. Allo stesso modo attentati nel mondo occidentale (Madrid per esempio, col suo risvolto elettorale immediato) riscossero lo stesso successo mediatico, che da un lato sarebbe da leggere come vittoria del terrorismo (la cui finalità è pubblicizzarsi e vivere del terrore quotidiano dei «nemici dell'unica fede»), ma dall'altro come una coscienza comune che è auspicabile essere presente in una cultura, in ogni società. Poi venne la stagione dei successi investigativi inglesi e statunitensi, che sventarono diversi attentati: la notizia non era abbastanza ghiotta e ci fu occasione di sentire, da parte soprattutto dell'estrema sinistra, opinabili considerazioni sulle operazioni svolte: bluff, invenzioni, razzismo, mai comunque stragi evitate. Comunque fosse, il terrorismo in quanto tale era ormai qualcosa a cui ci si era abituati, e così come gli attentati continui in Israele, nel Medio Oriente e nella zona Afghanistan-Iraq non interessavano più, così anche il tema terroristico in generale passò prima alla terza pagina e poi ad essere ricordato solo nelle occasioni più sanguinose.

Eppure il terrorismo, sebbene fortemente fiaccato dall'attacco diretto al suo stesso cuore geografico, è tutt'altro che un dato storico da ricordare. Non per niente venti ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite su richiesta dei Pubblici Ministeri di Milano Armando Spataro e Nicola Piacente, ad altrettanti probabili esponenti della rete internazionale del terrore. I carabinieri del Reparto Operativo Speciale hanno effettuato nei giorni scorsi una serie di undici arresti (tra Milano, Bergamo, Imperia, Reggio Emilia e Calabria), in una brillante operazione, a seguito dell'indagine partita nel 2003 dalla Liguria e ricollegata all'operazione «Bazar» (che aveva portato a diversi arresti da parte del Ros tra il 2002 e il 2003), cui hanno fatto eco altri cinque arresti in altri Paesi europei (Gran Bretagna, Francia e Portogallo). Attualmente i latitanti individuati ma non ancora arrestati della presunta rete di cellule jihadiste del nostro continente rimangono quattro.

Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e falsificazione di documenti, e sono tutti esponenti del mondo islamico insospettabili, neppure assidui frequentatori di moschee. Secondo i carabinieri non c'erano progetti di azioni in Europa o in Italia, ma una sorta di «ufficio di reclutamento» volto ad indottrinare giovani perché si immolassero in paesi come Iraq ed Afghanistan, o anche altri Paesi arabi filo statunitensi o moderati, così come risulta dalle intercettazioni telefoniche del 2005 che rivelano una missione di «17 fratelli» inviati in Siria. Particolare di tale proselitismo era l'attenzione rivolta da alcuni degli arrestati anche al mondo delle carceri, dal quale non erano nuovi (visto il coinvolgimento in contrabbando di sigarette e varie ricerche di denaro per finanziare la missione e l'invio di persone all'estero), tanto che addirittura uno degli accusati si trovava al momento dell'arresto all'inizio del processo d'appello, dopo l'assoluzione in primo grado proprio dall'accusa di terrorismo islamico e la condanna di tre anni per l'accusa per documenti falsi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: si tratta di Imed Zarqawi, sotto processo sempre a Milano. Nelle perquisizioni eseguite pare non siano state trovate armi né esplosivi, ma un buon numero di manuali sulla guerriglia, «materiale di ispirazione jihadista» (materiale audiovisivo di propaganda terrorista), e manuali per la costruzione di esplosivi.

Alla vicenda hanno fatto seguito le dichiarazioni del ministro dell'Interno Giuliano Amato, che ha commentato rilevando che «siamo in presenza di una rete terroristica a maglie strette, che non conosce confine, che organizza le sue azioni mimetizzandosi... Abbiamo bisogno di essere sopranazionali come lo sono loro». Affermazioni senz'altro giuste, che però ad un pubblico italiano più attento fanno sorgere un amaro e sacrosanto dubbio: ad operazioni di polizia così ben strutturate ed organizzate, è mai possibile seguano così spesso assoluzioni? Lungi da allarmismi o giustizialismi, non è possibile dimenticare il precedente per cui il giudice alle udienze preliminari Clementina Forleo assolse cinque tunisini accusati di appartenere alla cellula «Al Islam» (legata ad Al Qaeda), con la con la motivazione: «La guerriglia non rientra nel reato di associazione a delinquere finalizzato a terrorismo internazionale» (e anche in questo caso di reclutamento, non ci sono stati attentati diretti in Europa). Certo forse in due anni alcune cose sono cambiate, anche grazie alla giurisprudenza internazionale, ma resta il fatto che ormai l'opinione pubblica non fa più tanta pressione su certi temi, ed alcuni giudici si sentono liberi di simpatizzare anche con chi ama farsi esplodere contro i nostri stessi soldati. Ora non resterà che aspettare aggiornamenti, sperando che i giornalisti continuino a ritenere la notizia interessante e che i lettori non dimentichino che l'Occidente è ancora, sebbene sia meno di moda notarlo, sotto attacco.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata