freccia_long
Numero 475
del 15/05/2012
Bisogna garantire la coesione sociale PDF Stampa E-mail
! di Raffaele Iannuzzi
iannuzzi@ragionpolitica.it
  
lunedì 21 luglio 2008

La globalizzazione tiene il mondo in tensione. Essa rappresenta la quintessenza del modo di produzione capitalistico, ben al di là del post-fordismo e, oggi, anche oltre la new economy. Ciò che è globalizzato non è soltanto un modo di produrre, ma anche e, forse, soprattutto un modo di essere, poiché la tecnologia non è più meramente un fattore produttivo o una variabile degli assetti riproduttivi, ma costituisce l'unica condizione di possibilità dello sviluppo. Accanto a questa vera e propria soggettività autonoma - che produce perfino l'equazione tra il capitale fisso e il capitale variabile, come anche la sussunzione del capitale umano al capitale in quanto tale -, abbiamo la finanza, un altro aspetto costitutivo non di una crisi, ma di un modus essendi del capitalismo.

Il capitalismo è soltanto un modo di dire, perché esso, in natura per dirla rozzamente, non esiste, c'è, invece, il modo di produzione capitalistico che genera una cultura e l'espansione di un modo di vivere e di essere. La crisi dei subprime ha destrutturato il mondo finanziario e lo ha fatto generando speculazione, unitamente alla dinamica inflazionistica prodotta dall'innalzamento del prezzo del greggio (a causa di una volontà specifica di aumentare il volume dell'offerta, a fronte di una domanda sostanzialmente invariata). Il quadro internazionale è questo e si muove così per dinamismi interni strutturati. Il libero mercato, che già in natura non si dà, poiché si tratta di un'istituzione, deve essere salvaguardato e, in fondo, non ci sono efficienti soluzioni protezionistiche o paternalistiche, tuttavia, non dobbiamo trascurare la coesione sociale e la destrutturazione dei mercati, americano ed europeo, che ristagnano e non spingono più la domanda interna: le classi medie sono in crisi economica e in crisi di identità.

La politica ha il compito di osservare la necessità della globalizzazione nel contesto di un mantenimento della coesione sociale. Bernanke, alcuni mesi fa, dopo le prime, ripetute, crisi dei subprime. Lo disse in Florida: dobbiamo salvaguardare la coesione sociale, costi quello che costi. Anche usando denaro pubblico e salvando, via nazionalizzazioni, le banche e gli istituti di credito. Oggi siamo ancora a quel punto, con qualche ulteriore sviluppo negativo. Ciò non deve scandalizzare e non deve essere valutato come il crollo degli assetti storici del liberismo o del libero mercato, perché così non è. La globalizzazione è l'espansione del mercato sotto forma di ricchezza e di modello di vita, ciò segna lo sviluppo del libero mercato. E' chiaro che ci vuole una strategia flessibile per affrontare nodi così spinosi e, detto in soldoni, ci vuole la politica. Sempre più strategicamente flessibile e sempre meno statalista. Il che non vuol dire rinunciataria. I soldi pubblici sono sempre liquidità necessariamente pronta al salvataggio degli istituti di credito a forte mission sociale, la decisione di questo uso e, però, politica e, in quanto tale, non scontata.

Il mercato non possiede una strategia razionale, esso è il prodotto di azioni in intenzionali; a guidare movimenti orientati alla salvaguardia del benessere pubblico non può che essere la politica. Ma questa teoria è già smithiana. Chi spara a zero contro questo modo di agire della politica non sa quel che dice e non sa quel che dicevano i classici del liberalismo. La teoria economica è una fictio, come ogni convenzione analitica nella modernità, essa può essere falsificata e, con ciò progredire, al di là dei suoi limiti originari. La falsificazione del liberismo, fideistico, più che «selvaggio» - altro aggettivo banale e non adeguato alla realtà di cui si sta ragionando - è nelle cose, è dato dalla storia, chi nega questo processo nega anche che, come sapeva Hayek, la concorrenza sia un vero e proprio processo di conoscenza della realtà, più ancora che di competizione tra sistemi economici. E' tutto già scritto nel liberalismo non estraneo alla realtà. Cioè, non ideologico.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata