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Numero 475
del 15/05/2012
L'arte di Mario Schifano PDF Stampa E-mail
! di Geraldina Polverelli
polverelli@ragionpolitica.it
  
mercoledì 06 agosto 2008

Dal 12 giugno e fino al 14 settembre é in corso a Roma presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna la mostra Schifano 1934-1998. L'esposizione, curata da Achille Bonito Oliva, Presidente dell'Archivio Mario Schifano, si rivela ricca e sapientemente articolata: a dieci anni dalla scomparsa dell'artista e a quasi cinquanta dal suo primo debutto romano, essa si pone di fatto non come una semplice «antologica» della produzione del pittore, bensì come un excursus completo e coerente che ricalca il percorso esistenziale di Mario Schifano - homo e artifex - attraverso lo snodarsi effervescente e tumultuoso del divenire delle sue opere.

Un'enorme fotografia di Schifano giovane (primi anni Sessanta) invade la parete d'ingresso. Mario con il suo sguardo folgorante domina da subito la scena, com'è stato del resto suo costume nel panorama artistico internazionale del secondo dopoguerra: così l'artista già cattura e affascina, con la sua sola presenza patinata ancor prima della visione e del contatto con i suoi dipinti. Visione che porta al contatto. Perché l'opera di Schifano, si sa, va ben oltre la percezione visiva.

Schifano

Si tratta di una pittura rapida e incessantemente sperimentale, nei materiali e nelle forme come nelle iconografie, accennate o spezzate, talora quasi oniriche. Schifano utilizza la res pittorica senza regole predefinite, senza vincoli: bitume, smalti, spray, vernici, emulsioni e perspex applicati in tecnica mista già a partire dalla fine degli anni Cinquanta. Colore o monocromo non ha importanza. Tutto si sparge e si fonde armoniosamente su grandi pannelli singoli, dittici o polittici enormi, come la gigantesca Chimera del 1985. Una modalità, o forse meglio dire un istinto pittorico, che non propone solo «dipinti», ma che piuttosto con questi rivela suggestioni e sensazioni.

La coerenza di Schifano è proprio in questo work-in-progress, costante e libero, ma teso a rendere fondamentalmente la «visione» e la sua essenza stessa, per quanto fugace ed immateriale essa possa rivelarsi. Dalle prime opere su carta intelata degli anni '60 al celebre Futurismo rivisitato a colori, dalle serie di Televisori fino agli ultimi collages con polaroid, l'obiettivo di Mario si focalizza ogni volta sulla problematicità dei media con quesiti sempre diversi. Le sezioni espositive sono scandite dal susseguirsi dei decenni, segnati non solo dal percorso artistico di Schifano, ma anche dalle sue tumultuose vicende esistenziali (gli svariati viaggi, le tormentate relazioni amorose, gli eccessi, gli scandali, il susseguirsi degli arresti per detenzione di droga). Le numerose opere - presentate però secondo uno stretto criterio selettivo frutto della collaborazione con l'Archivio Mario Schifano - affiancate da disegni e filmati, testimoniano la complessità e l'eclettismo di questo stesso percorso in cui vita e arte, inscindibili tra loro, si compenetrano e traggono stimoli ed energia l'una dall'altra.

A dieci anni dalla scomparsa di Mario Schifano l'esposizione romana si presenta quindi non come una dogmatica retrospettiva, quanto come uno stimolante momento di riflessione sulla vastità, la varietà e il significato più intimo del lavoro dell'artista che ora, attraverso la camera ottica generata dalla distanza, può finalmente essere considerato nel suo insieme. Più volte e debolmente, fin dagli anni Sessanta, si è tentato d'«incasellare» l'arte di Schifano, associandola al New Dada, al Noveau Realisme, alla Pop Art - è nota la sua amicizia con Warhol. Mario coscientemente diceva di sé: «Io non sono responsabile che di me stesso e di ciò che faccio, e tendo a fare sempre cose nuove, senza tregua». Schifano 1934-1998, presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma fino al 14 Settembre. Dal 17 Ottobre 2008 alla Fondazione Stelline e Accademia di Brera di Milano. Catalogo Electa.




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