In attesa della presentazione del progetto di federalismo fiscale, su buona parte dei giornali italiani, soprattutto quelli vicini alla sinistra, si fa sempre più strada il teorema riguardante la diffidenza e l'avversione dei cittadini meridionali nei confronti di questa importante e storica riforma. Ebbene, si tratta solo ed esclusivamente di un luogo comune montato ad arte dai professionisti dell'informazione di parte ed interessata. La popolazione del Mezzogiorno d'Italia non è affatto spaventata da questa rilevante novità. A fare paura al Sud non sono le riforme messe in cantiere dal governo di centrodestra, bensì l'attuale situazione di malgoverno e malfunzionamento che attanaglia, purtroppo, parte della Pubblica Amministrazione meridionale. I cittadini del Sud, da troppi anni, convivono con Amministrazioni incapaci di offrire servizi pubblici di livello per lo meno accettabile. Niente. Da almeno quattro lustri le Regioni del Mezzogiorno non riescono a tenere il passo con gli standard dei servizi che le altre Regioni italiane offrono ai propri cittadini, sia sotto il profilo della quantità che della qualità delle prestazioni.
Sprechi, disservizi e cattiva gestione, col passare degli anni, si sono ampliati a dismisura, impoverendo le casse degli Enti territoriali, dei contribuenti e delle aziende, che si sono trovate a dover operare con una macchina burocratica protesa a remare quasi sempre a sfavore di ogni iniziativa imprenditoriale. Questa situazione è stata di fatto favorita dalla cecità e dall'ottusità delle politiche che la classe dirigente locale e nazionale ha portato avanti a partire dagli anni Settanta, fino ad arrivare ai primi anni Novanta. Pensando di aiutare questa zona del paese attraverso politiche assistenziali a fondo perduto e gestite tutte dal centro, i governi che si sono succeduti in quegli anni non hanno fatto altro che condannare al malgoverno e alla bancarotta l'intero Mezzogiorno. Per interi decenni il centralismo ha dispensato contributi a pioggia i quali, invece che servire a creare sviluppo e progresso, sono stati utilizzati esclusivamente per alimentare le clientele e si sono dispersi in mille sprechi.
E' da questo cocktail micidiale, fatto di cattiva politica e cattiva gestione, che è nata la fantomatica «questione meridionale». Questione che è servita solo ed esclusivamente a creare alibi e ragnatele di potere ad una buona parte della classe dirigente del Sud e non solo. Su questo abbaglio si sono costruite prestigiose carriere politiche che, fatti alla mano, non hanno reso nessun buon servigio alle popolazioni del Mezzogiorno. A conti fatti, alle popolazioni del Sud peggio di come è andata fino ad ora non può andare.
In questo quadro, il federalismo fiscale può rappresentare l'occasione propizia per responsabilizzare maggiormente l'intero Meridione: politici, imprenditori e semplici cittadini. Il federalismo è una grande chance: può consentire al Sud di emanciparsi dalla «tutela» dello Stato centrale, facendolo crescere e diventare l'unico artefice del suo futuro. Solo chi ha paura del cambiamento può temere il federalismo; chi non vuole abbandonare lo status quo, con relativi privilegi; chi teme la responsabilità e l'autonomia. Al Sud che produce, che vuole andare avanti con le proprie gambe e che non vuole più essere figlio di un dio minore, una maggiore autonomia non può che portare effetti positivi.
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