| Autore: |
Massimo Pandolfi |
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| Editore: |
Ares |
| Prezzo: |
13 € |
| Pagine: |
184 |
«Liberi di vivere» è il titolo del nuovo libro del giornalista Massimo Pandolfi ed è insieme l'appello rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché le istituzioni tutte si facciano carico di realizzare quelle condizioni che consentano ai malati terminali e/o a chi è affetto da patologie invalidanti inguaribili di non cercare il suicidio assistito o la scorciatoia eutanasica ma di continuare a condurre una vita il più possibile libera e dignitosa.
Chi ha fatto da tramite tra questa sacrosanta esigenza ed il mondo politico-istituzionale è il deputato del Pdl Antonio Palmieri, uomo da sempre attento a canalizzare nell'alveo della politica proposte e scelte in sintonia con i valori della difesa della vita e della famiglia. L'impegno per i malati di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) Palmieri lo aveva cominciato a profondere nei confronti di un suo ex compagno di liceo, Cesare Scoccimarro, desideroso, nonostante la sofferenza causata dalla terribile malattia, di essere aiutato a proseguire a vivere. Da qui nacque il comitato «Amici di Cesare» accanto ad un'intensa attività convegnistica, di raccolta fondi e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica volta a far uscire dal buco nero del silenzio e dell'ignoranza le problematiche connesse al morbo. Poi è stata la volta dell'amicizia nata con Mario Melazzini, ex primario oncologo ammalatosi di Sla e divenuto in seguito presidente dell'Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica). Tutto ciò è scaturito nell'appello «Liberi di vivere» lanciato alla Camera dei deputati lo scorso 4 dicembre da Palmieri, Melazzini, Pandolfi, insieme al direttore del Tg2 Mauro Mazza.
E' necessario fronteggiare la mentalità dominante in buona parte dei mass media e nella politica della sinistra, improntata al relativismo laicista e nichilista e al paganesimo edonista ed utilitarista, secondo cui una vita caratterizzata da una malattia dolorosa che non passa non sarebbe più degna di essere vissuta. E' vero semmai il contrario: ogni vita è degna di essere vissuta, perché ciascuno di noi è un essere umano speciale, unico ed irripetibile, vocato a dare e ricevere amore. Qui non si tratta di fare discorsi ipocriti, perbenisti, catechistici, bacchettoni e bigotti.
La Sla è una delle più brutte malattie che una persona possa contrarre: se ne ammalano ogni giorno tre persone nella sola Italia, e tremila persone nell'intero globo. Parliamo di una malattia rara e mortale, perché le terapie farmacologiche esistenti sono sì idonee a farne procedere con più lentezza il decorso ma non a fermarlo. Mentre la mente continua a funzionare perfettamente con la massima lucidità e il sistema neurologico rimane intatto, il corpo perde progressivamente la propria forza muscolare ed il sistema motorio va gradualmente sempre più in tilt, causando invalidità totale fino (dopo più o meno molti anni) alla paralisi ed alla morte, causata il più delle volte da insufficienza respiratoria.
Tante sono le strumentalizzazioni politiche che si sono fatte negli ultimi anni attorno ai corpi malati di Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli ed Eluana Englaro, allo scopo di introdurre l'eutanasia, ma finora molto poco si è detto circa il fatto che la stragrande maggioranza dei malati non desideri la morte dolce e precoce ma voglia, nonostante la «croce» della sofferenza, la prosecuzione il più possibile della propria vita. A condizione, chiaramente, di essere circondati dalla cura e dall'affetto di medici, familiari ed amici, e di lenire il decorso con cure palliative, insieme a nutrizione, idratazione e ventilazione artificiale. Non serve il pietismo dei cosiddetti «benpensanti», anche perché è stato proprio un certo signore che si chiamava Adolf Hitler, negli anni trenta del secolo scorso, ad introdurre come parte integrante del proprio programma politico la concessione di una «morte pietosa» (eutanasia) ai malati giudicati inguaribili. Molto poco si dice poi sul fatto che la gran parte delle persone che sono riuscite a venir fuori dallo stato vegetativo abbiano testimoniato che in realtà, anche quando venivano considerati mero materiale biologico in via di dissolvimento, percepivano e capivano ogni cosa. Ciò che fa veramente più paura a chi si ammala è la solitudine, il fatto di essere considerati come «costo sociale» ed elemento di fastidio e disturbo da parte dei sani.
Per saperne di più, visita questi siti: http://www.liberidivivere.it/ e http://www.antoniopalmieri.it/
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