| Autore: |
Ugo Finetti |
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| Editore: |
Ares |
| Prezzo: |
22 € |
| Pagine: |
448 |
«Togliatti e Amendola. La lotta politica nel Pci». È l'ultimo libro dello storico Ugo Finetti che, ancora una volta, getta luce sulla storia del più grande partito comunista dell'Europa occidentale, svelandone i rapporti più oscuri con l'Unione sovietica. Il libro di Finetti andrebbe studiato a memoria e alcune sue pagine fatte inserire nelle antologie degli istituti superiori italiani. Tutto ciò naturalmente sarebbe possibile se non vivessimo in Italia, un Paese nel quale un servitore dello Stato come Bruno Contrada marcisce in galera e un terrorista come Sofri si permette di dire, a distanza di anni, che l'omicidio del commissario Calabresi non fu terrorismo. Eppure è qui che viviamo e dobbiamo lottare perché la verità storica si affermi e si diffonda. Nel primo caso molto è stato fatto, mentre nel secondo siamo appena all'inizio.
Nel suo libro Finetti fa i conti con la sistematica ricostruzione comunista del passato e del presente. Fin dagli esordi del partito i dirigenti del Pci, infatti, inscenarono un generale camuffamento delle loro intenzioni ed azioni la cui decifrazione risulta tutt'oggi complicata. Finetti ci mette del suo a sciogliere diversi nodi e ad accendere un po' di luce nelle Botteghe oscure. Per fare questo si avvale della figura eterodossa di Giorgio Amendola (1907-1980), unico dirigente della prima ora del Pci (aderì al partito nel 1929) capace di tener testa a Togliatti. Amendola, già nel 1964, scomparso Togliatti e caduto Kruscev, proponeva di cambiare il nome al partito, prendendo atto del fallimento del comunismo.
Il confronto Amendola - Togliatti è illuminante. Specie quando lo storico si concentra sulla figura del Migliore mostrando i tentativi di riabilitazione storica del segretario del Pci e smontandoli uno per uno. Finetti parte dal primo caposaldo della critica contemporanea: il Dizionario del comunismo di Silvio Pons e Robert Service (Einaudi, 2006). In esso si applica la distinzione tra comunisti al governo e comunisti all'opposizione alla singola figura di Togliatti, ovvero il Togliatti «al potere» a Mosca e il Togliatti «all'opposizione» in Italia. Da qui nasce la tesi, priva di qualunque attendibilità, del Togliatti ispiratore di Stalin a proposito della «svolta di Salerno». Anzi, come risulta dalle annotazioni del diretto superiore di Stalin, il segretario generale dell'Internazionale comunista Dimitrov, dal luglio 1941 il Migliore era stato emarginato dal vertice degli esuli a Mosca. Inoltre, sicuramente dalla caduta di Mussolini nel luglio '43, Togliatti non riuscì mai ad avvicinare Stalin.
Finetti sfata poi un altro mito: quello della rappacificazione tra Togliatti e Gramsci che era stata costruita inventando una sorta di codice segreto concordato tra i due con cui rileggere quanto scritto da Gramsci a commento del X canto dell'Inferno. Questa tesi, sostenuta dal presidente della Fondazione Gramsci, Giuseppe Vacca, nel libro «Gramsci tra Mussolini e Stalin» è in realtà secondo Finetti insostenibile. Se fosse vera - si chiede infatti lo storico - perché Togliatti non l'ha mai rivelato nel dopoguerra? Finetti rileva invece argomenti di segno opposto: dagli archivi sovietici emerge infatti che nella caduta in disgrazia di Togliatti fanno la loro parte gli attacchi sia dei comunisti spagnoli, sia della famiglia Gramsci. Del resto, come ammette lo stesso Pons, ‹‹Gramsci era giunto a pensare di essere stato tradito››. L'accusa di fondo di Finetti ha una portata che va ben oltre gli argomenti trattati nel suo saggio: secondo lo storico, membro del comitato scientifico della Fondazione Bettino Craxi, la storiografia italiana sul Pci è sempre stata solita attendere gli imprimatur di Botteghe Oscure. Da qui l'idea dell'eccezionalità dei comunisti italiani (che Berlinguer interpreta prima con l'eurocomunismo e poi con la questione morale), usando e isolando le indubbie specificità e capacità del comunismo italiano. Ma si tratta di un'idea che nasconde la realtà dei fatti: se fosse dipeso dal Pci di Togliatti, l'Italia sarebbe stata trasformata in una democrazia popolare con un destino per nulla dissimile da quello degli altri stati satelliti dell'Urss!
Si chiede ancora Finetti: perché è stato cancellato dalla storia Amendola, un personaggio, un «pezzo» così importante della sinistra italiana? La spiegazione sta proprio nei grandi contrasti in seno al gruppo dirigente del Pci, prima tra Amendola e Togliatti e poi, fino al 1979, tra Amendola e Longo, tra Amendola e Berlinguer. È il 1979 che segna la rottura definitiva. E la causa di questa rottura è dovuta alle critiche di Amendola alla politica berlingueriana, alle accuse che Amendola faceva contro le frange estremiste interne del Pci. Finetti spiega che si vedono assai spesso differenze sostanziali tra la visione amendoliana e quella del gruppo dirigente comunista.
Alla fine, non parlare di Amendola, dimenticarlo, nasconderlo, non è solo un fatto storico, ma politico. Scrive chiaro e tondo Finetti: ‹‹Nel Pci, c'è sempre stato un Ufficio di segreteria che ha affiancato il partito dal dopoguerra alla sua estinzione. Questo Ufficio partecipava al Pci svolgendo tre compiti, uno dei quali era proprio quello di organizzare l'archivio segreto. Alla fine, ne è uscita l'immagine di un partito con i "doppi fondi", di cui non abbiamo ancora trovato tutti i tasselli. Quella del Pci diventa una sorta di romanzo giallo››. È per questa ragione che non si ritrovano in Italia, nell'archivio del Pci, documenti su Togliatti che si sono poi trovati tra le carte di Mosca, negli archivi del Kgb e del Pcus. Così - racconta l'autore - è uscito fuori, recentemente e per caso, il nastro di un discorso di Togliatti (che era ufficialmente sconosciuto) dopo il XXII Congresso del Pcus che è tutto di attacco e minacce a Giorgio Amendola. Quello che sostanzialmente scrive Finetti è che la rimozione di Amendola è frutto di una idealizzazione fatta da storici compiacenti secondo cui il comunismo in Italia ‹‹non ha avuto legami con il comunismo internazionale››. Per Finetti invece il comunismo ‹‹made in Italy›› ha mantenuto sempre saldi rapporti con Stalin e i suoi successori al Cremlino, per cui l'analisi dei rapporti internazionali è fondamentale. Alla fine, mentre Togliatti è l'unico a criticare Kruscev e la destalinizzazione, Amendola è l'unico dirigente comunista italiano che abbia portato chiarezza nel Pci. Da qui le ragioni della rimozione di Amendola anche dalle versioni postcomuniste del comunismo italiano, Pd incluso.
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