| Autore: |
Rodolfo Casadei |
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| Editore: |
Guerini |
| Prezzo: |
17,50 € |
| Pagine: |
206 |
I cristiani perseguitati in Medio Oriente: ad essi e alla loro fede è dedicato l'ultimo libro del giornalista Rodolfo Casadei, inviato speciale della rivista Tempi, nel quale sono raccolti alcuni suoi reportage frutto di quattro viaggi svolti tra il novembre del 2006 e il gennaio del 2008 in Turchia, Giordania, Libano, Siria e Iraq.
Responsabile delle sofferenze inflitte ai cristiani nei paesi considerati è l'islam nella sua interpretazione più radicale che agisce in nome di un dio «manicheo, impietoso e vendicativo, di un profeta guerriero, tiranno e carnefice»: sono parole tratte dalla presentazione al libro scritta da un altro giornalista, Magdi Cristiano Allam, che conosce bene la realtà di cui parla per essere lui stesso oggetto di persecuzione al punto da aver bisogno, per vivere ed esercitare la propria professione in Italia, della costante protezione di una scorta.
Molto giustamente Allam mette in evidenza due aspetti fondamentali del clima culturale e sociale descritto da Casadei. Innanzi tutto l'ideologia «di odio, violenza e morte eretta a religione» che arma i carnefici e, in secondo luogo, il fatto che, oltre ai cristiani, sono perseguitati anche gli ebrei e i musulmani stessi che rifiutano di aderire alla concezione radicale dell'islam imposta come unica verità. A quella cultura di morte e odio - conclude Allam - possono e devono opporsi «tutte le persone di buona volontà che credono nella sacralità della vita, nella dignità della persona e nella libertà di scelta, a cominciare dalla libertà religiosa».
È quel che ha fatto Rodolfo Casadei con questo libro, fedele alla missione a cui si dedica ormai da anni con commossa e commovente dedizione: contribuire con le proprie interviste e con la propria testimonianza, a conservare e condividere il ricordo degli eroi e dei martiri che hanno sofferto e sono morti e confermare così gli ideali per i quali essi hanno dato la vita, una missione a cui si deve un'altra opera preziosa, ambientata nell'Africa dell'Aids, della stregoneria e del tribalismo genocida, Santi e demoni d'Africa, pubblicato nel 2001.
Hrant Dink, il giornalista turco armeno assassinato da un giovane estremista islamo-nazionalista a Istanbul nel 2007, Ncati Aydin e i suoi due confratelli missionari, seviziati per ore e poi uccisi a Malatya nello stesso anno, sempre in Turchia, perché distribuivano Bibbie e altra letteratura religiosa e organizzavano riunioni di preghiera per la piccola comunità cristiana della cittadina: sono i primi personaggi che emergono dalle pagine di Il sangue dell'agnello, questo il titolo del libro edito da Guerini e Associati. Seguono altri profili di uomini e donne tutti accomunati da un sentimento: una fiducia sconfinata in Dio e un'assoluta incapacità di prendere in considerazione l'eventualità di rinunciare non solo alla fede, ma anche alla pratica devozionale e alla testimonianza della fede, pur sapendo che il prezzo può essere la tortura e la morte.
La seconda e la terza parte del volume sono dedicati all'Iraq. Vi spicca naturalmente il profilo di monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mosul. Casadei è stato l'ultimo giornalista straniero a intervistarlo, 51 giorni prima del suo sequestro, avvenuto il 29 febbraio del 2008 e conclusosi con la sua morte.
Ma è ai profughi incontrati in Giordania e in Libano che Casadei ha voluto soprattutto dar voce: decine di migliaia di persone vittime del terrorismo, costrette a lasciare casa e lavoro e in molti casi, quel che è peggio, a separarsi dai famigliari e dagli amici, sparsi a loro volta per il mondo in cerca di scampo, e condannati perciò a un'infinita nostalgia. Tra le storie più toccanti, vi è quella dei genitori, commercianti di bevande alcoliche a Baghdad, fuggiti in Giordania per salvare i figli superstiti dopo che la loro sorella Surur era stata violentata e uccisa a 17 anni, sotto i loro occhi per punire il padre, «maledetto crociato venditore di liquori».
Ma tutti hanno una storia di abusi e violenze da raccontare: dai rapimenti di congiunti a scopo di riscatto alle requisizioni di case, una pratica sistematica adottata per «bonificare» dalla presenza dei cristiani interi quartieri, che lascia le famiglie senza un tetto da un giorno all'altro, come è successo ai genitori incontrati da Casadei in Libano, che hanno visto il giorno più bello, quello in cui portavano a casa la loro primogenita appena nata, in un incubo: i mujaheddin avevano nel frattempo occupato il loro appartamento e li hanno scacciati senza nemmeno lasciati entrare.
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