Leo Gullotta apre la stagione dello storico palcoscenico capitolino del teatro Eliseo con uno spettacolo che affascina e conquista, reso mirabilmente dalla leggerezza e dalla intensità tipici di questo attore versatile e intelligente. Il piacere dell'onestà è una commedia in tre atti di Luigi Pirandello ispirata dalla sua novella Tirocinio (1905). E Gullotta, dopo tre anni di trionfi con L'uomo la bestia e la virtù (centocinquantamila persone, da Nord a Sud in una lunghissima tournée), torna a confrontarsi con un'opera del grande autore siciliano. Affiancato da un bravo Paolo Lorimer (nella parte dell'amico sia del marchese Fabio Colli che di Angelo Baldovino) e da un meno convincente Martino Duane (il marchese Colli), Gullotta accompagna lo spettatore in un viaggio dentro la propria coscienza. Ci riesce anche grazie alle musiche di Germano Mazzocchetti, altro grande maestro, e alla regia di Fabio Grossi. Perfetta la scelta, ad esempio, di giocare con il giardino d'inverno e di mostrare in modo semplice ma immediato la certezza nel camminare dell'onesto Baldovino e le perdite d'equilibrio del Colli.
Uno spettacolo complessivamente stimolante e mai noioso. Ma veniamo alla trama: Angelo Baldovino, uomo caratterizzato da una moralità accomodante, sostanzialmente un fallito, accetta per denaro di sposare Agata, l'amante incinta del marchese Fabio Colli che non può sposarla perché già ammogliato. Un matrimonio di facciata, dunque. Con tutto ciò che ne consegue... Le cose però non vanno come previsto. Il protagonista per la prima volta prende tutto molto sul serio, proprio perché si sente investito di una missione che lo riabiliterà di fronte agli altri: « Ecco qua: uno ha preso alla vita quel che non doveva e ora pago io per lui, perché se io non pagassi, qua un'onestà fallirebbe, qua l'onore di una famiglia farebbe bancarotta: signor marchese, è per me una bella soddisfazione: una rivincita!». La voce di Leo Gullotta scandisce chiaramente queste parole che risuonano al teatro Eliseo di Roma e, obbiettivamente, colpiscono il pubblico. Così Gullotta ci conduce a fare i conti con noi stessi, con il valore dell'onestà e della correttezza, ma sempre in modo non grave. C'è anzi spazio per più di una risata grazie a lui, vero grande attore di teatro, e agli altri attori che condividono con lui il palcoscenico. Gullotta-Baldovino si batterà per l'onestà rigorosamente per riscattare la sua vita potendo finalmente seguire un ideale che, dice, gli procura «il piacere dei Santi negli affreschi delle chiese». Il marchese disperato vuole sbarazzarsi del «traditore» ed organizza una società nella quale fa entrare Angelo, sperando che questi si comporti disonestamente, venga cacciato e perda la sua fama di uomo onesto. Angelo invece non solo dà prova di rettitudine ma smaschera di fronte ad Agata la trappola che il marchese gli ha teso e nonostante tutto per il bene del bambino si dice disposto a farsi accusare di furto purché a rubare realmente sia Fabio. Sarà la stessa Agata a pregare Angelo di restare accanto a lei ormai conquistata dalla sua onestà. Chi finora era apparso al sommario giudizio degli altri un disonesto a cui affidare un'azione infame si rivela così, invece, una persona rispettabile e chi invece agli occhi dei buoni borghesi godeva di alta considerazione, un marchese di alto lignaggio, si manifesta per quello che é: un uomo infido e mediocre nelle azioni e nei sentimenti.
Dello spettacolo Gullotta dice: «Il piacere dell'onestà è una specie di testimonianza. Mi spiego: Pirandello ha scritto quest'opera all'inizio del secolo scorso, ma i contenuti sembrano presi dall'attualità. Cosa danneggia e in certo senso ossessiona la società in cui stiamo vivendo? Un fatto incontrovertibile: l'onestà è offesa, tradita, smentita, calpestata, svilita, burlata, cancellata, e quanti altri aggettivi vogliamo trovare per una virtù io preferisco chiamarla una condizione comunque insita nella natura umana del tutto disattesa. Mi piace ripetere, a questo proposito, che Pirandello non è un classico, ma un nostro contemporaneo, uno che ha scritto ieri mattina». Ci sono molte ragioni per andare a teatro a vedere Leo Gullotta. Il piacere dell'onestà è una di queste.