| Autore: |
Raffaele Iannuzzi |
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| Editore: |
Cantagalli |
| Prezzo: |
14 € |
| Pagine: |
193 |
Dopo il primo saggio su Il Dio cercato, Raffaele Iannuzzi ha proseguito la sua ricerca come un fiume carsico. Essa si è svolta silenziosa negli anni ed ora produce un testo che riprende i temi del primo libro. Questa volta il tema della ricerca e il tema di Dio si esprimono in due diversi termini: modernità e cristianesimo. Iannuzzi sa bene che vi sono due modernità. Vi è una modernità che comincia con Cartesio e costituisce la strada della ragione universale e dello Stato organo della ragione universale: la via della rivoluzione. Si tratta di portare il tempo a prima del cristianesimo, a volgerlo all'indietro sino a una città antica pensata come razionale, dimenticando che essa, in quanto pagana, era fondata sulla religione, sul sacro e sul mito. Ma i moderni europei vedevano soltanto la filosofia greca e il diritto romano, ambedue opere della ragione, aventi fondamento solo in essa. Un'altra modernità è quella del mondo inglese e americano, che parte dalla legittimità della tradizione, accetta la tradizione come fondamento della conoscenza e dell'azione e preferisce l'esperienza del concreto alla razionalità dell'astratto. La tradizione è la regola della società e il fondamento del suo diritto, il passato è la base su cui si fonda la legittimità del presente. Rivoluzione e tradizione: il 1789 e il 1917 costituiscono le date della rivoluzione francese, la nascita dello Stato americano rappresenta una rivoluzione politica fatta in nome del diritto inglese di non essere tassati senza essere rappresentati. Tuttavia ambedue hanno in comune il fatto di essere una novità, un nuovo inizio, di essere la modernità nel senso di un diverso vivere civile.
Iannuzzi vuole mantenere la modernità come una realtà unica, ma il concetto del suicidio della modernità si può applicare solo al modello rivoluzionario, non a quello tradizionale. Però ad ambedue si può applicare il tema della modernità e per questo Iannuzzi ricorre al termine di «mistica della libertà» per definire il moderno e applicarlo ad ambedue le modernità. Vuole quindi notare la nascita di una differenza che corrisponde a quella tra il mondo antico e il mondo della cristianità e, appunto, il moderno. Secondo Iannuzzi il concetto che unisce le due modernità è quello della creazione umana, cioè di un'opera inventata dall'uomo oltre i termini nella sua natura, un «più» rispetto alla condizione naturale dell'uomo. Sia la città americana che la città rivoluzionaria sono creazioni dell'uomo, tema che non era presente né nella cristianità né nel mondo antico. Il moderno indica che l'uomo crea oltre il legato della sua storia sociale governata nei limiti della natura, della vita e della società. La città moderna non è più un'espansione della famiglia, della tribù e del clan, è una creazione dell'uomo, della sua libertà intesa come creatività. La fine del comunismo annulla la storia di una modernità, rimane solo quella occidentale, la modernità è ritornata una.
Per comprendere che cosa unisce le due modernità e le loro origini nel cristianesimo, Iannuzzi compie un atto di fondazione che si trova curiosamente nell'appendice del libro, mentre avrebbe dovuto trovarsi all'inizio. E' il discorso sull'Io come libertà. Nella sua prosa vivida, in cui la ricerca è anche passione di se stessa, Iannuzzi giunge a vedere l'Io a un tempo come immagine dell'archetipo della persona in Dio e, contestualmente, come creatività della persona che inventa la sua vita, produce il suo destino, realizza la sua vocazione secondo la forma che la libertà produce. La libertà è sola, Dio è alla sua origine ma non è lei stessa: la differenza dell'io è un prodotto dell'Io. Questa è la mistica della libertà: un seme divino che diviene una creazione umana. Il messaggio del libro va al cuore dei problemi, affronta con chiarezza i rapporti tra cristianesimo e modernità, indicando nella persona il fondamento in Dio della libera creazione umana.
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