| Autore: |
Enzo Bettiza |
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| Editore: |
Mondadori |
| Prezzo: |
17.50 € |
| Pagine: |
159 |
«Jan Palach aveva 21 anni. Il suo gesto autolesionistico, forse il quinto o il sesto di una incipiente epidemia suicida, ha già avuto un seguito nella morte misteriosa di una sua amica e coetanea, Blanka Nachàzelovà. Secondo le prime informazioni, che il normalizzato ministero dell'Interno cerca di contrastare, la studentessa, prima di uccidersi col gas, avrebbe scritto su un biglietto le seguenti parole: "Muoio per gli stessi ideali per i quali si è sacrificato Jan, anche se mi manca il coraggio di togliermi la vita col fuoco come lui". Un'altra vittima, il meccanico ventitreenne Emanuel Sopko, ha invece cercato di imitare Palach ed è ora ricoverato in ospedale con ustioni di secondo grado. Giunge infine dalla cittadina di Cheb la notizia che, nella piazza del mercato, un adolescente avrebbe tentato il suicidio con l'etere infiammabile, come Palach, e verserebbe in condizioni gravissime. Questa è la Cecoslovacchia che (...) ritrovo ad un anno dalla caduta di Novotny e a cinque mesi dall'"abburattìo di cingoli", per dirla con Montanelli per le vulnerabili strade di Praga». Scrive così Enzo Bettiza in una delle ultime pagine del suo Primavera di Praga (Mondadori), un libro intenso e utilissimo per comprendere appieno i fatti e le passioni che animarono la ricerca della libertà del popolo cecoslovacco. Colpisce molto questo susseguirsi di giovani che si tolgono la vita, tanto più se si pensa ad un capolavoro cinematografico come Le vite degli altri, che descrive l'invadenza e la violenza della polizia segreta comunista, la Stasi, nella Ddr prima di Ulbricht e poi di Donecker. In questa pellicola l'alto tasso di suicidi nella Repubblica Democratica tedesca diviene la più forte testimonianza della spietatezza di uno dei regimi dittatoriali e inumani che componevano il Patto di Varsavia.
Di questo Patto faceva parte anche la moderna e civile Cecoslovacchia, che il 5 gennaio 1968 vide eletto alla carica di segretario generale del Partito Comunista il protagonista della Primavera di Praga, Alexander Dubcek. Inizia con Dubcek una stagione di riforme decisamente unica nella storia comunista d'oltre cortina. Così come era accaduto dodici anni prima a Budapest, un leader politico comunista, sostenuto e animato da un nutrito gruppo di intellettuali, inizia un lento ma sistematico processo di destalinizzazione del proprio paese. La Cecoslovacchia del '68, tuttavia, non è l'Ungheria del '56. Grande è il coraggio di Dubcek, paragonato al timido Imre Nagy, così come straordinaria è la partecipazione del popolo cecoslovacco alla rivoluzione praghese, anche se esso non ha imbracciato un solo fucile come invece fecero i fratelli ungheresi resistenti di fronte all'invasione dei carri armati sovietici. Nella sua autobiografia Dubcek descrive così il giorno in cui i carri armati dell'Urss invasero il suo paese: «Martedì 20 agosto fu un tipico giorno estivo. Praga era piena di turisti, intere famiglie passeggiavano o sedevano nei parchi. Era inconcepibile pensare che nel giro di poche ore i carri armati sovietici ci avrebbero assalito».
Enzo Bettiza, inviato del Corriere della Sera a Praga, visse in prima persona quei tragici momenti che segnarono la fine delle aspirazioni democratiche di una buona parte della dirigenza politica e dell'intero popolo cecoslovacco. Ripercorre giornate che sono entrate nella storia in 140 pagine che sono tratte dal suo splendido diario e che fermano, al pari di uno scatto fotografico, attimi irripetibili di tensione politica e morale. Il piccolo popolo slavo cecoslovacco, lasciato solo dal mondo come era accaduto per gli ungheresi, affronta l'enorme potenza dell'Urss di Breznev. C'è molto da capire, da rileggere e da imparare nel libro di Bettiza. A quarant'anni da quei fatti conoscere quanto è accaduto è il miglior modo per celebrare il coraggio di uomini come Alexander Dubcek, Ludvik Svoboda, Frantisek Kriegel, Jiri Pelikan, Jan Palach e tutti gli altri protagonisti grandi e piccoli di questa incredibile pagina di storia.
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