La morte è arrivata dal mare. E' stata un'operazione militare perfettamente coordinata. I terroristi sono sbarcati a Mumbai, fiore all'occhiello del boom economico dell'India, hanno attaccato simultaneamente più obiettivi e si sono barricati in alberghi di lusso, tenendo in ostaggio gli «odiati» stranieri. Il bilancio, ancora provvisorio di questo assalto, degno dei tempi delle scorrerie dei saraceni, è di 125 morti e 327 feriti. Tra le vittime c'è anche un nostro concittadino, identificato in mattinata come Antonio de Lorenzo. Le vittime straniere sono sette, i terroristi uccisi sono nove, undici i morti tra i poliziotti, tra cui anche il capo dell'antiterrorismo di Mumbai, Hemant Karkare.
Arrivati via mare su alcune imbarcazioni, i terroristi islamici si sono divisi in tre gruppi. Il primo ha sparato sulla folla al Café Leopold. Quando la polizia è arrivata sul posto, il commando stava già attaccando la stazione ferroviaria Cst, sparando raffiche di mitra e lanciando granate sulla gente. Quando la polizia è intervenuta anche qui il commando era già sul terzo obiettivo, il Cama Hospital. Con la stessa tecnica, gli altri due gruppi attaccavano altrettanti obiettivi. Alla fine, le aree colpite sono state 12. Fra queste, con l'eccezione della stazione ferroviaria e dell'aeroporto Santa Cruz, nessuna può considerarsi un obiettivo militarmente rilevante. Apprendiamo infatti che i commando hanno compiuto le loro prodi azioni di guerra contro un cinema (il Metro Adlabs), un centro religioso ebraico, un porto turistico e i due alberghi, il Taj Mahal e l'Oberoi, dove i terroristi si sono asserragliati tenendo in ostaggio i turisti.
La polizia indiana ha trovato depositi segreti di esplosivi (otto chili rinvenuti al Taj Mahal), segno che l'attacco era stato preparato da tempo. Nessuno, tuttavia, si attendeva un offensiva in grande stile. I servizi segreti di New Dehli ne sono usciti con le ossa rotte. Questo vero e proprio 11 settembre indiano era comunque difficile da prevedere. Proprio per la natura non militare, non politica, non economica (non hanno certo colpito un pozzo petrolifero) degli obiettivi colpiti. Non si può negare la responsabilità dell'intelligence indiana per il suo fallimento, ma come possiamo iniziare a considerare dei bersagli degni di protezione militare: dei cittadini di religione ebraica, dei turisti che vanno in vacanza, gente che va al cinema, persone che si rilassano in un caffè, turisti e cittadini indiani che viaggiano in treno o in aereo?
Il terrorismo islamico conta proprio su questa imprevedibilità. E' la sua strategia. Colpisce cose che per noi sono luoghi sicuri, non degni di alcuna attenzione. Ma se per noi è normale andare al cinema, per loro ha lo stesso significato? No. Ed è proprio qui che dobbiamo sforzarci per capire come ragiona il nemico. Il gruppo che ha condotto il raid, lo ha rivendicato firmandosi Deccan Mujaheddin. Deccan è un altopiano indiano, a indicare la provenienza locale dei commando. Ma non vuol dire che non ci sia il patrocinio di Al Qaeda, anche se la rete dello sceicco del terrore non si è ancora (al momento in cui questo articolo va in stampa) fatta sentire. La scelta degli obiettivi riflette esattamente la filosofia politica dei radicali islamici Al Zawahiri e Bin Laden. Si è deciso di punire il divertimento (cinema e caffè erano proibiti nell'Afghanistan talebano, l'esemplare più realizzato della loro utopia politica), il movimento (caratteristica essenziale della società globale), la religione ebraica e i cittadini occidentali infedeli. Fra di essi, le vittime principali sono proprio quegli occidentali che più di altri hanno deciso di affrontare il radicalismo islamico: i «crociati» inglesi e americani, che i terroristi hanno selezionato accuratamente, con logica genocidiaria, tra i vari ostaggi presi negli alberghi. L'obiettivo del terrorismo, in questo caso così come negli attentati di Istanbul, Madrid, Londra, non è una singola rivendicazione, ma il tentativo di imporre la propria regola, distruggendo ciò che non rientra nella legge coranica, interpretata nel modo più rigido possibile. E' comprensibile anche che sia stata colpita l'India, crogiolo di culture in lotta (e dunque ottima base di reclutamento) e simbolo della nuova economia globale, di un terzo mondo che cresce grazie all'apertura al mercato.
Resta da capire perché Al Qaeda abbia colpito proprio adesso. Per noi costituisce un segnale chiaro e limpido, tanto chiaro da risultare sconcertante: il terrorismo islamico colpisce in base a sue logiche, indipendentemente da chi sia al governo nelle democrazie occidentali e in modo del tutto slegato alle nostre azioni. Troppo spesso abbiamo concepito la guerra al terrorismo, sui suoi numerosi fronti, come il prodotto degli «errori» dell'amministrazione Bush. Troppo spesso i quotidiani d'opinione hanno attribuito alla vittoria di Barack Obama l'inizio di una nuova era di concordia: tolto di mezzo il guerrafondaio, torneremo a stringerci la mano. Dimenticandoci che la guerra al terrorismo non l'ha voluta Bush. Ma è iniziata in seguito a un attacco gratuito e del tutto indiscriminato dei terroristi islamici sette anni fa, contro New York e Washington. Quante volte ce lo devono ricordare i terroristi?
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