Quello che possiamo ammirare ancora fino all'11 gennaio 2009 alle scuderie del Quirinale è un Giovanni Bellini tutto «nuovo». A quasi cinquant'anni dall'ultima grandiosa retrospettiva dell'artista, allestita da Rodolfo Pallucchini a Venezia nelle prestigiose sale di Palazzo Ducale nel 1949, Mauro Lucco e Giovanni C.F. Villa, due tra i massimi esperti del pittore, ricostruiscono per il grande pubblico un affascinante tour che attraversa in maniera esaustiva e scientificamente attenta la produzione nota del veneziano. La percezione che si ha dell'opera del cosiddetto Giambellino ne risulta arricchita, più completa, finalmente integrata da un'attenta revisione critica e filologica la quale, partendo dal primo dipinto datato dell'artista, la Madonna degli alberetti del 1487, giunge fino all'Ebbrezza di Noé, considerata suo testamento spirituale.
Il Bellini, cognato di Andrea Mantegna e amico di Antonello da Messina, è stato troppo spesso valutato soprattutto in funzione delle sue relazioni interpersonali e del suo ruolo di medium catalizzatore tra vari linguaggi artistici, coesistenti durante il Rinascimento nel nostro Belpaese. L'esposizione delle Scuderie recupera la figura del genio veneziano in toto: riconsiderando la poliedrica evoluzione del suo percorso restituisce all'artista il suo primato nell'arte italiana nello studio dell'uomo e della natura armonicamente fusi. Una natura descritta al contempo con realismo e poesia, come espressione del più profondo sentimento umano.
Una mostra difficile da mettere in piedi non solo da un punto di vista critico, ma anche puramente strutturale, considerando l'estrema preziosità e la fragilità conservativa della maggior parte delle opere esposte, quasi tutte tavole, anche di formato eccezionale. Più di 60 i dipinti confluiti per l'occasione a Roma, provenienti dai musei di tutto il mondo, per garantire la scientificità dell'esposizione e la filologia dei confronti: da Venezia a Milano a Firenze, da Londra a Parigi a Madrid, da New York a Ottawa a San Paolo del Brasile. Tutti insieme essi coprono circa i tre quarti della produzione nota del pittore. Accanto a masterpieces indimenticabili (la Pala di Pesaro dei Musei Civici o il Battesimo di Cristo per la chiesa di Santa Corona; la Trasfigurazione di Berlino o l'Allegoria sacra degli Uffizi) troviamo una serie di tavole esemplari per la vasta produzione di Ritratti e Madonne col Bambino, Crocifissi e Redentori, nonché capolavori in un certo qual modo nascosti, quali la Continenza di Scipione, fregio in finto marmo di oltre tre metri, per la prima volta in «libera uscita» dalla National Gallery di Washington, dove si trova dal 1952.
Un'occasione unica, insomma, per apprezzare e comprendere il Bellini, che riacquista così il suo ruolo chiave nell'ambito dell'evoluzione artistica rinascimentale. Egli si fa artefice di una pittura in cui l'uomo, sempre protagonista, è intimamente fuso - come dicevamo - con un commovente paesaggio. E'attraverso questo dono, questa capacità «armonizzante» del pennello, questa padronanza magistrale della tavolozza che il Giambellino ci ha donato alcuni dei più indimenticabili brani della storia dell'arte occidentale. Permea tutte le opere, progressivamente dotate di maggior fluidità pittorica, un sentimento unico che, dalla semplice bellezza della materia cromatica, ci fa risalire alla volontà di comunicazione emotiva propria dell'artista stesso. Volti dipinti più di 500 anni fa, donne, uomini, bambini e vecchi, che impersonano alternativamente la Vergine, Gesù o i più popolari santi, assumono ancor oggi ai nostri occhi uno sguardo «eterno», una posa e un atteggiamento sempre attuale, al di là di ogni iconografia - rappresentazioni sacre o profane - e di ogni vincolo culturale.
Una mostra, quindi, che si propone come invito a riscoprire la matrice del nostro gusto contemplativo. A ritrovare, nell'imperversare dell'astrattismo e dell'informale dell'arte contemporanea - pure fondamentale testimonianza dell'era moderna - l'«origine» figurativa di ogni rappresentazione estetica, attraverso la più elevata raffinatezza del classico.
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