freccia_long
Numero 475
del 15/05/2012
La Cdu chiede una tutela costituzionale della lingua tedesca PDF Stampa E-mail
! di Francesca Traldi
traldi@ragionpolitica.it
  
giovedì 04 dicembre 2008

«Deutsch für Alle! Tedesco per tutti! È giunto il tempo di proteggere la nostra lingua!», così la base del partito della Cdu, in occasione del congresso di Stoccarda, ha giustificato la mozione a tutela della lingua tedesca, proponendo di inserirla nell'attuale Costituzione. La mozione, che ha solo pochi giorni di vita, ha già inaugurato un vivace dibattito tra i sostenitori della cosiddetta «cultura dominante» - Leitkultur - e i contrari, che guardano, nonostante le visibili crepe, ancora con simpatia al modello multikulti. Se passerà la mozione discussa al congresso nazionale della Cdu, l'articolo 22 della Costituzione tedesca (che oggi stabilisce che «la bandiera nazionale è nera-rossa-oro») verrà così integrato: «La lingua della Repubblica federale tedesca è il tedesco». Il tema patriottico della difesa della lingua tedesca, sollevato apertamente a Stoccarda, dimostra come molti conservatori siano insoddisfatti del programma di modernizzazione portato avanti dalla grande coalizione. Che la lingua di Goethe e Schiller venga ora protetta dalla legge fondamentale tedesca (Grundgesetz), la Costituzione provvisoria del secondo dopoguerra che doveva ricordare anche nel nome tradotto dall'inglese - Basic Law - il carattere di Stato diviso e occupato dalle forze anglo-alleate, può apparire paradossale, ma la storia insegna che nulla è più definitivo del provvisorio.

Già molti linguisti si interrogano, se il classico made in Germany sarà sostituito da Hergestellt in Deutschland. In realtà la lingua tedesca, molto più viva di quanto si pensi, non chiede di essere difesa dall'inglese, ma dalla lingua turca parlata dai giovani turchi, che crea uno slang nuovo, figlio dell'immigrazione. Una lingua che non si apprende nei banchi di scuola ma stando a contatto con i giovani immigrati. Per questa ragione i difensori della Leitkultur a Stoccarda hanno lanciato un grido di allarme: «Si rischia in futuro di non conoscere più le regole della nostra lingua, si rischia di parlare qualcosa che tedesco più non è; per questo, per non perdere le nostre radici, abbiamo chiesto che il tedesco venga definito lingua nazionale nella nostra Costituzione vigente».

Secondo Ludwig Greven, reporter del Financial Times in Germania e firma prestigiosa del settimanale Die Zeit, una nazione realmente consapevole della propria cultura non ha bisogno di leggi simili. «Al  contrario - commenta Greven - questa legge mostra pubblicamente le paure e i timori nutriti da quanti temono che l'immigrazione indebolisca la Germania invece di rafforzarla. Questa proposta è un affronto per molti immigrati che vedono la lingua come uno strumento di integrazione. Con questo principio, la lingua tenderà a separare e non a unire quello che è diverso». Il presidente della Saarland, il conservatore Peter Mueller, favorevole ad approvare la mozione, la pensa diversamente. «La nostra lingua è centenaria ma viene trattata come un bambino piccolo. Noi la vogliamo solo proteggere! Siamo orgogliosi della nostra lingua e quando in Germania si è orgogliosi di qualcosa di molto importante è giusto che si ponga sotto tutela della Costituzione». A queste parole la comunità degli studiosi della lingua tedesca - Verein Deutsches Sprache (Vds) ha replicato che, in realtà, la lingua non è un valore assoluto e immutabile da mettere sotto la protezione della Costituzione, come sotto una campana di vetro. «Il tedesco, come qualsiasi altra lingua non morta, è qualcosa di vivo che cambia nel tempo a seconda delle generazioni che la parlano. E poi chi dovrebbe decidere che cosa è il tedesco? Il famoso libro di grammatica Duden o forse lo stesso Peter Mueller? Più gente parla il tedesco, più la lingua sarà destinata a sopravvivere nel tempo; tutelarla con rigide regole significa impedire la sua diffusione e in qualche modo ucciderla».

Anche il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha espresso la propria perplessità di fronte alla mozione. «Io personalmente - ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa - non penso sia una buona idea scrivere tutto nella Costituzione. Abbiamo ricevuto così tante nuove mozioni per integrare la Costituzione riguardo al tema dello sport, della cultura, della famiglia e ora quella sulla lingua tedesca rischia di inflazionare il processo di riforma della Costituzione». Molto più critico del cancelliere Merkel è stato il chiefwip della Spd, Thomas Oppermann, che nel corso di un'intervista rilasciata al quotidiano Die Welt ha definito la mozione come «una proposta ridondante». «La lingua ufficiale è il tedesco, che bisogno c'è di scriverlo anche nella Costituzione?», mentre il liberale Christoph Waitz (Fdp) ha parlato di una manovra populista. Dello stesso parere è Kenan Kolat, il rappresentante della Comunità turca, che accusa la Cdu di alimentare Klischee e paure verso gli immigrati.

Al di là delle polemiche, questa mozione giunta dal cuore dell'Europa, a metà tra la paura di perdere le proprie origini e la provocazione, è chiamata a far riflettere l'Occidente sui rischi veri o presunti di smarrire non una lingua, ma la propria anima.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata