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Numero 475
del 15/05/2012
E' alta la tensione nel subcontinente indiano PDF Stampa E-mail
! di Diletta Guaragna
guaragna@ragionpolitica.it
  
venerdì 05 dicembre 2008

Sembra scongiurata la possibilità di una escalation militare della nuova crisi che sta investendo il subcontinente indiano. Il Ministro degli Esteri indiano ha infatti affermato che il proprio Governo non sta prendendo in considerazione alcuna opzione bellica nei confronti dello scomodo vicino in conseguenza degli attacchi terroristici che la settimana scorsa hanno sconvolto la città di Mumbai. A conferire credibilità all'ipotesi dello scontro aperto erano stati i primi risultati delle indagini portate avanti dalle autorità indiane che confermavano la provenienza pakistana degli attentatori. Sembra però che i leader della più popolosa democrazia del mondo abbiano accettato l'evidenza che era sotto gli occhi dell'intera comunità mondiale: l'estraneità agli attacchi del presidente Zardari. La tensione rimane comunque alta, come dimostrato anche dal ritrovamento di ulteriori ordigni e dai toni delle dichiarazioni tra i due paesi, e non si esclude, se non la partecipazione materiale alla progettazione degli attacchi, quantomeno la connivenza di parte dei servizi di intelligence pakistani, in particolare dell'ISI.

Il piano degli attentatori sembra quindi parzialmente fallito. Non è infatti pensabile che il solo scopo dell'azione terroristica fosse seminare morte tra gli innocenti, per quanto deprecabile questo possa essere. La scelta di colpire una delle città simbolo dell'India con un commando composto da pakistani cela il preciso intento dei terroristi di innalzare di nuovo la tensione tra i due nemici storici della regione. Il processo di pace iniziato tra India e Pakistan nel 2004 aveva infatti portato a un clima più disteso tra le due potenze nucleari, permettendo alla leadership della «terra dei puri» di concentrare lo strumento militare, dietro le forti insistenze americane, nella parte occidentale del paese, in particolare sul confine afghano, da sempre roccaforte dei talebani. Il riacutizzarsi della crisi mai risolta tra i due paesi avrebbe portato, come logica conseguenza, alla riapertura del «fronte indiano» e al trasferimento di truppe dalla parte occidentale a quella orientale del paese, come del resto vertici dell'esercito pakistano si erano già detti pronti a fare a inizio settimana. Con parte delle forze armate impegnate sul confine indiano, i miliziani asserragliati nelle zone tribali al confine con l'Afghanistan avrebbero sicuramente visto diminuire la pressione su di loro. Complici anche le avverse condizioni atmosferiche dovute all'inverno, i terroristi avrebbero avuto quindi la possibilità di riorganizzarsi e di estendere la propria influenza anche sul Punjab, come più analisti stanno sottolineando.  

Come avidenziato dall'Economist, vi è un'ulteriore fonte di preoccupazione legata agli attentati. Questi presentano infatti elementi in comune con una serie di violenze che hanno sconvolto l'India recentemente e rivendicati dal gruppo «Indian Mujahideen», mujaheddin indiani. Il fondamentalismo di matrice islamica sembra quindi essere penetrato anche in India, lo stato al mondo con  la più grande minoranza musulmana, una volta considerato immune a tale corrente estremista; tanto che lo stesso Bush aveva affermato che nessun cittadino indiano di fede islamica era membro di Al Qaeda. La conferma dell'esistenza di una cellula estremista all'interno del paese non solo fa presagire un futuro tutt'altro che roseo per la lotta al terrorismo in India - se infatti la minaccia proviene dall'interno dei confini nazionali è ancora più difficile da sconfiggere in quanto il nemico si muove in un ambiente a lui familiare con tutti i vantaggi che ne derivano-, ma è anche la conferma del trend che vede l'azione terroristica spostarsi da paesi a maggioranza islamica a stati in cui gli stessi costituiscono una minoranza disagiata. La marginalità in cui queste minoranze spesso vivono, insieme alla povertà in cui spesso le stesse versano, costituiscono infatti un terreno favorevole alla proliferazione di estremismi, che unito alla conoscenza del territorio, cui prima si accennava, potrebbero costituire un vantaggio considerevole per gli attentatori. La speranza ora è che il terrorismo in India  fallisca anche su questo versante.




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