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Numero 475
del 15/05/2012
Le Visioni Interiori di Bill Viola PDF Stampa E-mail
! di Geraldina Polverelli
polverelli@ragionpolitica.it
  
giovedì 11 dicembre 2008

«Ho sentito il bisogno crescente di fornire immagini o visioni rivolte al processo di guarigione, alla possibilità di trascendere la nostra condizione, al processo di varcare la soglia. Se il mondo intero sta fallendo e crolla a pezzi, io sento il bisogno di innalzare un mondo perfetto contro tutto questo». Dalle stesse parole di Bill Viola si può comprendere meglio, valutare, tuffarsi nella dimensione delle sue Visioni Interiori,  in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 6 gennaio.

Si tratta di un percorso costituito da sedici videoistallazioni selezionate da Kira Perov, curatrice che collabora con l'artista newyorkese fin dagli anni '70.  «Percorso» è un termine più adatto che non «mostra» o «presentazione». L'intenzione di Viola non è semplicemente quella di offrire al pubblico la propria opera, ma di far in modo che lo spettatore in essa possa immergersi e in qualche modo ritrovarsi, riscoprirsi. Per arrivare a  ciò lo strumento chiave è una tecnologia avanzatissima, che non risparmia di certo sull'alta definizione delle immagini (schermi al plasma, cristalli liquidi, videoproiettori) né sulla precisione acustica dei suoni. Del resto l'artista, classe 1951, con i primi video realizzati più di 35 anni fa, è considerato uno dei pionieri e dei più grandi maestri della video arte a livello mondiale.

Elevata tecnologia, essenzialità delle immagini:  così lo spettatore viene trascinato sensorialmente nella proiezione da cui è visivamente coinvolto. I video, accuratamente prescelti, danno vita ad un percorso definito, circolare, «un viaggio creato per chi è alla ricerca del Sé», spiega la curatrice. Opere quali The Crossing (1996), Emergence (2002), Catherine's Room (2001), Departing Angel (2001), The Veiling (1995), Dolorosa (2000), Anima (2000), Observance (2002), fino al raffinatissimo The Greeting (1995), sono state prescelte non solo per la loro esemplarità all'interno del lavoro di Viola, ma anche per lo specifico significato potenziale nato da un loro accurato combining. Il pubblico entra in una stanza, si ferma, ascolta, si immerge nelle proiezioni di Viola. Si ridesta e si incammina verso la proiezione successiva, partecipando attivamente a questo tour, irripetibile, che si potrebbe definire «video-introspettivo».

Visioni Interiori affronta in toto il tema della resurrezione dell'uomo moderno, del suo rinnovamento, articolandosi in due parti: la prima votata ad una sorta di liberazione dal corpo (The Crossing, Departing Angel), la seconda tesa ad un'indagine delle sensazioni nate all'interno di questo (Dolorosa, Anima, Memoria, Ocean Without a Shore) e con cui, inesorabilmente, ognuno di noi deve fare i conti. Chi visita l'expo per conoscere, o conoscere meglio, l'opera di Viola rimarrà silenziosamente sorpreso scorgendosi catturato dalla stessa.

Un'ulteriore osservazione. Istallazioni quali Emergence, Catherine's Room, The Greeting, sono un riferimento e insieme un omaggio mirato ai grandi autori del Rinascimento Italiano. Un lavoro come The Greeting è altro non è che una «messa in scena» della Visitazione del Pontormo - ancor oggi conservata in Toscana presso la Pieve di Carmignano - di cui recupera, attualizzandoli, colori, profili e figure. D'altra parte è lo stesso Viola a sottolineare il suo legame emotivo con la storia dell'arte del nostro Paese. Riferendosi agli anni del suo soggiorno di studio fiorentino, tra il 1974 e il 1976, l'artista commenta: «Per me ha avuto un'importanza decisiva il fatto di essere lì fisicamente, di sentire la storia dell'arte che usciva dalle pagine dei libri e prendeva vita e mi penetrava nella pelle. E'probabile che allora abbia sperimentato per la prima volta, a livello inconscio, il rapporto dell'arte con il corpo».     

L'arte contemporanea in questo caso, la più sperimentale, la più innovativa, sembra non poter prescindere dalla conoscenza del passato, per crescere forte e farsi più grande proprio sulle basi di esso. Un background indispensabile quello della tradizione?  Del resto le regole del gioco estetico possono essere superate e reinventate proprio se le si conosce a fondo. Bill Viola le ha interpretate attraverso la sua video arte: un'arte quasi maieutica, che prende per mano lo spettatore e lo conduce ad un'inedita sperimentazione del Sé, attraverso un meditato connubio tra tecnologia della visione ed «eternità» della stessa, «eternità» dell'immagine come del sentimento.

 

Bill Viola, Visioni Interiori, Roma, Palazzo delle Esposizioni, fino al 6 gennaio 2009. Catalogo Giunti.




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