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Numero 475
del 15/05/2012
Al via il mandato della missione Eulex PDF Stampa E-mail
! di Alexandra Javarone
javarone@ragionpolitica.it
  
venerdì 19 dicembre 2008

Dopo oltre otto mesi dalla sua approvazione, ha preso il via la missione Europea Eulex. Nonostante le iniziali perplessità, dovute al dissenso mostrato da Pristina e Belgrado, prende infine avvio l’avvicendamento Onu-EU. La squadra, composta da agenti di polizia, magistrati ed addetti alle dogane, conterà circa 2000 membri entro la fine di marzo ed andrà a rimpiazzare la missione ONU-Unmik.

Le iniziali resistenze di Belgrado sono state sconfitte grazie alla stesura del c.d. Piano Ban Ki-Moon, presentato lo scorso 24 novembre. I sei punti del piano richiamano questioni quali polizia, dogane, confini, tribunali e, non per ultimo, il patrimonio sacro ed artistico della Chiesa ortodossa serba. Belgrado esulta per una vittoria pur sempre misera, ma che garantisce la neutralità della missione europea e promette una sorta di partizione di fatto del territorio conteso. In Kosovo, la regione a maggioranza albanese, sarà ancora l’Onu a vigilare sula effettiva sicurezza della minoranza serba, mentre sarà sotto comando europeo la porzione dei territori albanesi.

 

Lo spiegamento delle nuove forze europee si è concluso senza resistenze: nonostante le rimostranze opposte da Pristina, la frangia irredentista albanese, inizialmente stizzita a causa dell’atteggiamento incoerente dello sponsor indipendentista <<di ieri>> e dalla concertazione Serbia-Onu, percepita alla stregua di una <<minaccia alla integrità territoriale kosovara>>, pare ormai più avvezza a dare ascolto alle ammalianti parole spese dal vice segretario di Stato americano, Fried, pronto a farsi garante per <<un futuro unitario>> della regione kosovara: <<non si giungerà alla divisione del territorio, nessuna decisione sarà presa senza una preventiva consultazione con il governo kosovaro>>.

 

Soddisfazione e lusinghiere approvazioni lasciano però presto il posto allo scetticismo degli analisti che pronosticano calma sostanziale <<solo finché sarà garantita la catena di comando Onu nelle zone serbe>>, prevedendo un rapido deterioramento della situazione <<qualora l’Eulex estenda il proprio controllo sull’intera regione a maggioranza albanese>>.

 

Al nuovo vessillo europeo spetterà l’arduo compito di garantire stato di diritto e governo ad uno stato senza anima o strutture, inoltrare rapporto a Bruxelles ed infine alle Nazioni Unite, garantendo, nella sostanza, secondo i più critici, un ulteriore passaggio di informazioni o di dispersione. I media albanesi, paiono non dar più alcun peso alla contestabile <<partizione de facto>>, esaltando piuttosto l’incipit <<del pieno controllo dell’amministrazione di Pristina sul Kosovo e la fine delle istituzioni inerti dell’Unmik>>. Eppure alla istituzioni inerti dell’Umnik si andranno a sostituire quelle europee, garantendo un cambio al vertice di comando regionale da collocarsi ancora entro i limiti sanciti dalla richiamata e detestabile risoluzione ONU 1244 che pone, nei fatti, la regione kosovara sotto la sovranità di Belgrado. Permangono, dunque, le incertezze che tracimano innondando con il dubbio coscienze ed animi oltre confini o etnie: i serbi di Mitrovica temono di aver subito l’ennesimo inganno internazionale, mentre l’etnia albanese si cimenta nuovanmente nell’arduo impegno di dar fiducia ai propri <<statisti-guerriglieri>>.

 




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