Un'esposizione sontuosa e attraente è quella che si può visitare nella capitale fino al 15 febbraio 2009 presso le sale della Fondazione Roma in Via del Corso. Da Rembrandt a Vermeer. Valori civili nella pittura fiamminga e olandese del ‘600: una mostra che si offre al pubblico come un unicum all'interno del vasto panorama di iniziative culturali fruibili nell'Urbe in questi mesi invernali. Ben cinquantacinque i capolavori esposti, tutti provenienti dalle collezioni della Gemӓldegalerie di Berlino. Rembrandt, Vermeer, Rubens, Van Dyck, Gerard Dou, Frans Hals, Gerard ter Borch, Pieter de Hook, Hendrik ter Brugghen sono solo alcuni dei grandi artisti rappresentati. Raffinatissima la selezione delle opere le quali, attraverso un ricco percorso espositivo, ci conducono in un vero e proprio viaggio all'interno del «Secolo d'Oro» della pittura fiammingo-olandese.
Una pittura, quella dei Paesi Bassi tra Cinque e Seicento, che si distingue nettamente non solo da quella italiana, in rapida evoluzione verso il Barocco, ma anche da quella francese e spagnola. Se in Italia, Francia e Spagna predominano il trionfalismo celebrativo dell'aristocrazia e del clero, un'accensione cromatica da propaganda e la predilezione per temi ed iconografie convenzionali ed immediatamente riconoscibili (scene bibliche, storiche e mitologiche), in Olanda e nei Paesi Bassi al contrario - a seguito di ineluttabili eventi politici e religiosi (primo tra tutti la Riforma Protestante) e di determinanti fattori economici e sociali (sviluppo delle attività commerciali e ascesa incontrastata della borghesia) - prende vita un'arte tutta diversa, volta alla legittimazione pittorica del quotidiano, del lavoro, dei valori borghesi: in sostanza alla celebrazione più intimistica della società contemporanea.
Il pennello si sofferma così sulla rappresentazione degli interni - salotti, stanze da letto, ma anche botteghe di artigiani e sale d'osteria - insistendo sui più minuti particolari. I ritratti non sono più riservati solo ad un'élite, ma interessano ora anche a borgomastri, artigiani, contadini, madri di famiglia, vecchi e bambini. Modernissimo rilievo viene attribuito in generale alla figura della donna, nella molteplicità dei suoi ruoli di mamma, moglie, lavoratrice, come pure di prostituta. Inedito prestigio assumono generi pittorici tradizionalmente di serie B: natura morta e paesaggio.
In questa «sovversività» in guanti bianchi dell'arte fiammingo-olandese, che indaga i significati più reconditi del quotidiano, sta tutta la sua attualità, quel quid che ci affascina ancora oggi: la possibilità di conoscere, d'incontrare, attraverso una sapiente armonia di luce-colori-riflessi i veri protagonisti di un'epoca, quelli di ogni giorno. Quelli che, mutatis mutandis, in un gioco di specchi rovesciati, ci ricordano un po' noi stessi. La Ragazza con il filo di perle di Vermeer, Il cambiavalute di Rembrandt, L'ammonimento paterno di ter Borch, il Paesaggio con l'impiccato di Rubens, Tommaso da Carignano principe di Savoia di Van Dyck, La madre del delicatissimo de Hooch, sono un tuffo in questo mondo, studiato dagli artisti con i più moderni strumenti del periodo, ma anche con una sensibilità poetica che assorbe in sé ogni virtuosismo tecnico.
Una mostra per conoscere e apprezzare una cultura figurativa particolare e diversa dalla nostra, capirne significato e valori attraverso il fascino dei masterpiece. Un'iniziativa che si inserisce coerentemente nella tradizione della Fondazione Roma, già Museo del Corso, che dal 1999 propone eventi volti non solo ad ampliare la rosa degli appuntamenti culturali della capitale, ma anche a sensibilizzare e ad avvicinare il grande pubblico all'arte. Un'arte intesa, al di là di ogni valore estetico e di ogni frontiera, come elemento fondamentale di conoscenza e coscienza storica; e, spiega l'Avvocato Emmanuele Emanuele, Presidente della Fondazione, come «strumento di comunicazione e di crescita intellettuale e spirituale», come «mezzo attraverso cui raffigurare il mondo dentro e fuori di noi, creando un linguaggio comune che permetta di superare le barriere ed i pregiudizi culturali, religiosi ed ideologici».
La mostra è stata personalmente curata da Bernd Lindemann, direttore della Gemӓldegalerie di Berlino, in una sinergia collaborativa resa possibile proprio dalla progettualità d'ampio respiro che caratterizza intrinsecamente la Fondazione e che colloca anche questo evento in un ambito di primo piano sullo scenario dei più fruttuosi scambi culturali internazionali.
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