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Numero 475
del 15/05/2012
L'Europa insicura tra Obama e Putin PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  
martedì 13 gennaio 2009

E' un dato storico che l'Europa, dopo il 1945, abbia sepolto la propria autonomia geopolitica. Ci sono voluti cinquant'anni per produrre un sussulto di potenza e coniare la moneta unica. Quel tintinnio metallico degli euro è tutt'ora la più alta manifestazione dell'unità europea che continua a zoppicare su una sola gamba, quella economica. L'altra gamba, quella politica, non esiste. Perciò c'è bisogno di una stampella a cui appoggiarsi. La notizia buona è che oggi Bruxelles, capitale di uno Stato ibrido come il Belgio e perciò perfetta capitale dell'Europa gigante economico ma nano politico, può scegliere tra due differenti grucce. La notizia cattiva è che nessuna delle due grucce può sorreggere l'Europa.

Bene o male i governi europei considerano gli Usa il prezioso alleato che interviene nelle situazioni di crisi a togliere le castagne dal fuoco, cioè ogni volta che le rinomate cancellerie europee, dimentiche della tradizione di Metternich e Talleyrand, si inceppano nei problemi del loro cortile, dai Balcani al Medioriente. Il problema è che anche gli Usa considerano l'Europa una prolunga oltre-Oceano per curare gli interessi dello zio Sam quando a Capitol Hill le cose non vanno troppo bene - quando ad esempio c'è un nuovo presidente o quando Wall Street ha un raffreddore così forte che ogni suo starnuto scatena una bronchite nel mondo. Adesso arriva Obama, ma quella parte dell'Europa in euforia per il nuovo presidente della speranza inizia a scivolare in depressione.

Finora Obama non ha parlato molto di pace, sogni, mondo migliore, giustizia sociale e tante altre banalità elettorali ripiene di miele e avvolte in un delizioso pacchetto consegnato su Facebook ad ogni cittadino del mondo. Obama è alle prese con una raffica di scandali nel suo partito, a cominciare dall'ex governatore dell'Illinois, Rod Blagojevic, lo stesso Stato dove Obama era senatore, sotto inchiesta per frode e corruzione per aver provato a «vendere» il seggio reso vacante dal nuovo presidente. Non solo: il sostituto indicato dallo stesso Blagojevic è un furente procuratore pubblico, Roland Burris, che pare non ascoltare altra voce se non quella di Dio. I democratici si sono ribellati a questa nomination compiuta con le «mani sporche», ma Obama non ha raccolto questa protesta. Anzi, ha effettuato nomine discutibili. Tim Kaine sarà il nuovo presidente del Partito Democratico, ma è un moderato progressista lontano anni luce dallo stereotipo del liberal arrabbiato che tanto piaceva agli elettori delusi dai neo-con di Bush. Poi il nuovo presidente ha nominato un politico navigato ma dal curriculum inadatto come Leon Panetta al ruolo di direttore della Cia.

Non ha ancora alzato la mano sinistra per il suo giuramento, che già Obama disillude i suoi fans con dosi enormi di equilibrismi politici, nomine strampalate e penuria di grandi ideali. L'unico spunto per rievocare l'Obama della campagna elettorale è stato un indimenticabile articolo dell'International Herald Tribune in cui il nuovo presidente è raffigurato come l'utente numero uno al mondo del Blackberry. Un po' poco rispetto alle premesse e alle promesse dei mesi scorsi.

Dalla parte opposta c'è la Russia, cioè il Cremlino, cioè Putin. Come l'Europa si è sempre affidata agli Usa per venirne conquistata, così l'Europa ha sempre provato a conquistare la Russia, venendone sconfitta. Da Napoleone a Hitler Mosca ha subito e respinto le invasioni europee. Adesso potrebbe essere Mosca a invadere l'Europa col suo imperialismo energetico. Gas e petrolio diventano i due generali di Putin eterno zar. E' vero, l'Europa orientale si è affrancata dal comunismo. L'anno scorso Praga ha ancora pianto per i quarant'anni dell'invasione sovietica del '68 proprio mentre ad agosto per le strade dell'Europa si gridava «better dead than red» («meglio morto che comunista») e la Russia di Putin invadeva la Georgia. Oggi l'Europa batte i denti dal freddo senza sapere se maledire la Russia o l'Ucraina per la crisi del gas. La realtà è che non ci sono alternative energetiche alla Russia. Presto Mosca stringerà la sua morsa sull'Europa con due nuovi gasdotti, a nord e a sud, che sanciranno la dipendenza europea dalla Russia. Chi protesta finisce tra le braccia degli ayatollah iraniani che sono l'unico fornitore alternativo, ma il gasdotto con l'Iran è come l'araba fenice di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai visto realmente. Mosca vuole esattamente ciò che l'Europa può dare (soldi) e può dare ciò che esattamente l'Europa vuole (energia). Ma in caso di conflitti, non bastano le marce pacifiste contro l'«Amerika». Putin chiude i rubinetti e lascia tutti, pacifisti e non, a morire congelati dal freddo.

Ma cosa farà Obama per l'Europa? Bush prometteva lo scudo missilistico contro la Russia. Adesso senza Bush e senza scudo siamo completamente esposti al potere autocratico della Russia. L'America si concentrerà sull'Afghanistan dopo aver lasciato l'Iraq in condizioni dignitose. A parte il contenimento dell'Iran e la stabilizzazione della Palestina, il primo biennio di Obama sarà concentrato sulla ripresa interna degli Usa. Quindi goodbye Europe, firmato Obama. Un'Europa russofila è una novità pensando alla fine del comunismo e alla sua nemesi putiniana. Finita la falce col martello, arrivano il gas e l'oro nero. L'America di Obama allontana le due sponde dell'Atlantico, ma la vicinanza della Russia di Putin soffia ansia sul collo dell'Europa.




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Commenti (1)
1. 14-01-2009 22:56
Russia
La Russia non può invadere l'Europa, ne politicamente nè economicamente. 
ha troppo bisogno di investimenti e di tecnologie europee, e rischia seriamente di essere "invasa" dai cinesi, che stanno di fatto colonizzando, anche demograficamente, la Siberia Orientale. 
 
Europa e Russia devono affrontare le stesse sfide: la perdita di importanza, economica e demografica, nei confronti dei popoli extra-europei.
Scritto da Andrea Forti

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