L'allargamento dell'Unione Europea è un argomento negli ultimi anni abbastanza spinoso, dati gli errori commessi dalla commissione guidata da Romano Prodi nel 2004, quando ci fu l'ingresso in un colpo solo di ben 10 Stati nelle istituzioni comunitarie, con l'aggiunta di Romania e Bulgaria ad inizio 2007. Tuttavia, se quella decisione politica fu certamente un passo avventato, non occorre ora adottare l'atteggiamento opposto, cioè una preclusione a priori verso gli Stati che facciano richiesta di ammissione a Bruxelles.
Questo è il caso della Croazia: Zagabria attualmente ha tutti i requisiti per diventare il 28esimo paese dell'Unione Europea. La situazione economica è assolutamente positiva, ben più di alcuni Stati membri, come Ungheria e Romania. Il paese balcanico viene da 7 anni di crescita consecutiva, con una media nel periodo 2001-2008 che segna un ottimo + 4,9%. Abbandonato il settore industriale pesante, retaggio ed eredità della pianificazione socialista jugoslava, la Croazia ha «scoperto» l'immenso potenziale turistico delle sue coste adriatiche, sviluppando rapidamente un settore economico che oggi concorre a formare gran parte della ricchezza del paese. Se sul fronte dell'economia la Croazia non ha problemi, e anzi gode di una notevole vitalità nonostante la crisi internazionale, altrettanto non si può, o meglio non si poteva, dire sul piano politico.
Se la Croazia ad oggi non è un membro dell'Unione Europea, ciò è dovuto solo a motivazioni politiche: al contrario della vicina Slovenia, la Croazia ha sempre mantenuto un atteggiamento di «voce forte» che spesso ha pregiudicato il grande sviluppo della propria economia. Anche dopo la morte di Franjo Tuđman, il primo presidente dopo la dissoluzione della Jugoslavia, Zagabria ha sempre avuto posizioni nette, e talvolta intransigenti; se in politica estera i rapporti con la Serbia si sono normalizzati, con l'Italia c'è sempre stata una certa tensione diplomatica.
Il motivo del contendere da parte croata non riguarda tanto il presente quanto il passato: se la esigua minoranza italiana (circa 35.000 persone) è oggi riconosciuta dalla Costituzione, Zagabria è sempre stata reticente ad esprimere un giudizio storico oggettivo sulle responsabilità croate riguardo l'eccidio delle foibe e l'esodo degli italiani dall'Istria e dalla Dalmazia, al termine della seconda guerra mondiale.
Tuttavia le cose sono destinate a cambiare: l'incontro, avvenuto lunedì scorso, tra il ministro degli esteri Franco Frattini e il presidente croato Stjepan Mesić, con la firma di un accordo tra i due paesi, ha un doppio significato politico. Il primo è che l'Italia riconosce come la Croazia abbia tutte le carte in regole per l'ingresso nell'Unione Europea, «previsto per l'anno 2010», secondo il ministro Frattini. Ciò significa che l'Italia, in virtù del suo peso politico all'interno dell'Unione Europea, intende imprimere un'accelerazione al processo di adesione di Zagabria nell'Ue. Il secondo significato dell'accordo italo-croato è che Zagabria è pronta a riconoscere il proprio ruolo effettivo, come l'Italia ha già fatto da tempo, su quanto avvenuto in Istria e Dalmazia dopo la seconda guerra mondiale. È sicuramente un passo importante, perché supera quelle posizioni di preconcetta superiorità e di ragione esclusiva che hanno talvolta caratterizzato i toni croati sulla questione.
Se negli anni passati è stato effettuato un allargamento dell'Unione Europea certamente avventato, il modo con cui si sta esaminando la richiesta di ingresso di Zagabria in Europa significa un nuovo approccio verso gli Stati che intendano entrare a far parte delle istituzioni comunitarie. Non si può fare parte dell'Unione Europea senza che vi siano determinati requisiti politici. L'Italia sa quanto sia importante un allargamento dell'Ue nel contesto balcanico, per dare solidità economica e politica alla regione; certamente, il paziente e complesso lavoro diplomatico del ministro Frattini ha contributo al raggiungimento dell'accordo tra Roma e Zagabria. La Croazia è più vicina all'Europa, e l'Italia ha un grande merito a riguardo.
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