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Numero 475
del 15/05/2012
LA MAGGIORANZA GOVERNA PDF Stampa E-mail
! di Gianni Baget Bozzo
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venerdì 16 gennaio 2009

Negli anni in cui venne redatta la nostra Costituzione era prevalente il concetto che la forma più democratica fosse quella assembleare, in cui il governo è il comitato esecutivo delle decisioni del parlamento. Questa era un'idea assai diversa da quella classica inglese, secondo cui, come scrisse Walter Bagehot, il principale compito del parlamento era quello di esprimere un governo. Per capire quanto la logica assembleare fosse forte allora, occorre ricordare che le dittature fasciste erano tutte state realizzate come colpi di Stato dei governi. L'idea che i governi dovessero essere deboli e le assemblee parlamentari forti fu il modo in cui il parlamentarismo venne introdotto, nel dopoguerra, in Francia e in Italia. In Francia il modello fallì per l'opposizione che ad esso fece il generale De Gaulle; egli aveva l'autorità, come capo della Resistenza, per esprimere le ragioni della Francia come tale, come nazione, come identità che fondava la democrazia ma era ad essa antecedente. La nazione in Francia è una religione, un'identità profonda e De Gaulle riuscì a ottenere che la quarta Repubblica, fondata sulla democrazia assembleare, cedesse il passo alla quinta, che era il suo contrario. In essa la Repubblica cessava di essere Marianna e si incarnava in una figura regale maschile, il presidente della Repubblica. Dall'assemblearismo si giunse così al suo opposto.

La Costituzione italiana è figlia del suo tempo e la sacralità che la cultura dominante della sinistra ha imposto all'opinione pubblica ha impedito di vedere che la Carta è un documento ideologico, che porta profondamente il segno del tempo e delle forze che contribuirono a scriverla. Non ci fu, in Italia, un'evoluzione alla francese, perché non c'era una figura eccezionale come quella di De Gaulle e perché la nazione Italia non è la nazione Francia, non è una religione civile ma è una forma storica di una realtà che nasce al tempo dell'imperatore Augusto ed è segnata dal fatto di essere il centro del cristianesimo con il Papa di Roma. Siamo così rimasti alla Costituzione che fonda una logica assembleare, tanto che la Carta non prevede il modo con cui può essere risolta una crisi di governo nel momento in cui il governo e il parlamento appaiono come forze dialettiche e in cui è essenziale il concetto di maggioranza. Nel regime parlamentare inglese, che è il modello del sistema, la maggioranza è un concetto fondamentale, perché è il modo con cui il parlamento produce il governo. In Italia, invece, la Costituzione non prevede nulla riguardo alla crisi parlamentare e alla dialettica tra parlamento e governo, in cui le due figure appaiono contrapposte. La storia ha voluto che la logica assembleare prevalesse, perché la Democrazia Cristiana non era in grado di essere la figura che risolveva la crisi, fondava il governo parlamentare e quindi l'autorità dello Stato. La conseguenza fu l'arco costituzionale dei partiti antifascisti, che è una classica forma della logica assembleare.

Ora, invece, la politica italiana ha prodotto il concetto di maggioranza parlamentare proprio grazie alla crisi dei partiti antifascisti avvenuta nel 1992-1994, legati dalla loro storia al modello assembleare, che era stato importante per la lotta antifascista e per l'avvento della democrazia. Berlusconi ha introdotto in Italia la logica britannica, la maggioranza parlamentare come chiave della soluzione politica e come forma concreta del governo parlamentare. Ciò contrasta con la logica assembleare che prevale nella cultura politica; essa tende a vedere in un accordo oltre la maggioranza la vera forma della democrazia. E forma attiva della logica assembleare possono essere le presidenze delle due Camere, che hanno un rilievo istituzionale nell'ordinamento italiano e lo hanno potenziato col tempo, creando così la figura di istituzioni che sono al di sopra della maggioranza parlamentare e partecipano della dignità della presidenza della Repubblica. Ma l'esigenza di creare accordi condivisi sulle riforme può oscurare la necessità che in primo luogo occorre difendere la maggioranza parlamentare, evitando di cadere nella logica dell'assemblearismo.

Nelle presenti circostanze l'assemblearismo non ha più le possibilità che aveva prima di Berlusconi e della seconda Repubblica, che può essere chiamata tale proprio per il fatto che è caduta, con la formazione della maggioranza berlusconiana, la profonda logica assembleare dei partiti antifascisti. Ponendo il problema dell'autosufficienza della maggioranza, Berlusconi mostra di voler far prevalere in Italia il modello parlamentare classico. La maggioranza parlamentare vuol dire il governo. E il governo vuol dire lo Stato. In questo Berlusconi difende un principio fondamentale di un regime parlamentare autentico.




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