Chi combatté ed ottenne, durante i lavori della Costituente, che la magistratura non fosse definita «potere», come alcuni già all'epoca desideravano, ma «ordine autonomo»? Un signore, ma sarebbe meglio scrivere un galantuomo, che è scomparso appena pochi giorni fa all'età di novantaquattro anni. Lunedì 19 gennaio è morto infatti Luigi Preti, storico leader socialdemocratico. Preti, per curiosa coincidenza della storia, è scomparso lo stesso giorno in cui venne a mancare, nove anni fa, Bettino Craxi. Partigiano antifascista della prima ora, Preti sfuggì per un soffio alla fucilazione. All'indomani della guerra partecipò all'Assemblea costituente, eletto nelle file del Psi. Fu dunque un Padre costituente. E fu sempre, politicamente e storicamente, dalla parte giusta. Nel 1947, infatti, partecipò con Saragat alla scissione di Palazzo Barberini rifiutando la prospettiva del Fronte Popolare con i comunisti. Fu da subito un protagonista della vita del paese. Nel 1954, infatti, gli fu affidato l'incarico di sottosegretario alle Pensioni di guerra. Fu deputato per dieci legislature e ricoprì più volte l'incarico di ministro. Tuttavia non fu soltanto un politico: si pensi al premio Bancarella vinto nel 1964 per Giovinezza, Giovinezza e alla sua intensa attività di saggista e scrittore. Fino all'ultimo, ad esempio, collaborò con l'Avanti!.
Tra i ricordi più intensi c'è stato quello di Stefania Craxi, che ha tra l'altro rappresentato il governo ai funerali svoltisi questa mattina a Bologna. La Craxi ha definito la scomparsa dell'ex ministro delle Finanze «una perdita della democrazia italiana, soprattutto per i socialisti liberali, che hanno avuto in Preti un vero campione. Preti è stato, dopo Saragat, la personalità più eminente della socialdemocrazia italiana. È stato tra i pochissimi dirigenti dell'Università fascista - prosegue - ad aderire al socialismo anziché al comunismo. Sincero libertario, ha seguito Saragat nella scissione di Palazzo Barberini. Più volte ministro, è stato uno dei bersagli preferiti della stampa comunista alla quale ha tenuto testa senza mai uscire dai binari di un sincero liberale». Non tutti hanno avuto la fortuna di conoscerlo o di conoscerne il pensiero. Chi fosse interessato a scoprire qualche cosa in più di lui potrebbe leggere non soltanto il celebre e già citato Giovinezza, Giovinezza, ma anche il più recente Ricordi di ottant'anni di vita italiana (ed. Gangemi, pagg. 254, 15 euro).
Con Preti scompare dunque uno degli ultimi costituenti. Solo tre di loro siedono ancora in parlamento. Sono a Palazzo Madama perché nominati senatori a vita: Andreotti, Scalfaro e Colombo. Tutti democristiani. Né il settennato Scalfaro, né il settennato Ciampi hanno infatti nominato un socialista senatore a vita. Non lo ha fatto, purtroppo, neppure Giorgio Napolitano, primo comunista eletto alla presidenza della Repubblica nella storia d'Italia. E allora, dopo le mille polemiche sul suo passato e sulla sua elezione, voluta da una parte politica (l'Unione) contro un'altra (la Casa delle Libertà), una volta eletto al Quirinale, presidente Napolitano, non sarebbe stato giusto nominare senatore a vita Luigi Preti? Sarebbe stato un grande gesto riconoscere la vittoria storica della socialdemocrazia. Un tributo alla verità storica della nostra nazione, un tributo al percorso di coerenza seguito da Preti.
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