La Commissione elettorale indipendente irachena (IHEC) ha diffuso i risultati provvisori delle elezioni provinciali svoltesi in Iraq alla fine del mese di gennaio le quali, grazie ai progressi avutisi nella sicurezza del teatro iracheno, sono risultate essere le più pacifiche dalla caduta di Saddam Hussein. Non si sono registrati, infatti, gravi problemi alla gestione della sicurezza in questo giorno particolarmente simbolico e a turbare la giornata elettorale è stato solo qualche colpo di mortaio sparato a Tikrit, città natale di Saddam, ed uno scontro a fuoco a Baghdad.
Nonostante i pattugliamenti, le truppe statunitensi hanno mantenuto un basso profilo anche in ottemperanza del fatto che in molte province dell'Iraq la gestione della sicurezza è responsabilità delle forze nazionali e degli effetti dispiegati dall' «Agreement between the United States of America and the Republic of Iraq on the withdrawal of the United States Force from Iraq and the organization of their activities during their temporary presence in Iraq» in vigore dal 01 gennaio fra Stati Uniti ed Iraq. Disciplinando la presenza delle forze statunitensi in territorio iracheno e andando a sostituirsi alla non rinnovata risoluzione Onu, tale accordo prevede la restituzione della gestione della sicurezza di ogni provincia agli iracheni entro la fine di giugno 2009 ma all'articolo 4 prevede che «il governo iracheno richiede la temporanea presenza delle Forze Usa per sostenere l'Iraq nei suoi sforzi di sicurezza e la stabilità in Iraq, inclusa la cooperazione nella condotta di operazioni contro al-Qaeda e altri gruppi terroristici, gruppi fuorilegge e resti del passato regime...». Dai risultati preliminari risulta che l'affluenza alle urne varia dal 40% circa della provincia di al-Anbar e di Baghdad a punte del 65% della provincia settentrionale di Salahuddind. I dati diffusi danno la netta vittoria dell' «Alleanza per lo Stato di Diritto», la coalizione che fa riferimento all'attuale premier Nuri al-Maliki e nella quale convergono anche piccole liste caratterizzate da un certo laicismo.
In questa tornata elettorale ad attirare attenzione è il crollo del partito, ad ispirazione sciita e separatista, del «Supremo consiglio islamico iracheno» di Abdelaziz al-Hakim, il quale era forza di governo in molti consigli provinciali dell'Iraq del Sud e che, assestandosi ora mediamente all'11% delle preferenze, si posiziona sistematicamente dietro al partito di al-Maliki.
Il «Supremo consiglio islamico iracheno», se non punito come forza religiosa, lo è stato come partito di governo così come l' «Alleanza per lo Stato di Diritto» è stato in genere premiato per l'attività svolta dal premier ma non a Karbala, provincia nella quale al-Dawa, il partito di al-Maliki, governava e dove ha ora primeggiato Yusef Majid al-Hubbubi, già sindaco della città di Karbala e candidato indipendente. Un'alternanza al Governo che non può non essere presa come elemento significativo del percorso che l'Iraq sta seguendo.
Per i risultati definitivi bisognerà attendere qualche settimana in quanto la IHEC è chiamata ad esaminare i numerosi ricorsi e, attendendo la formazione delle necessarie alleanze all'interno dei consigli provinciali, resta certo che il 31 gennaio si è assistito ad un importante passo nella costruzione della democrazia irachena e ad un interessante «prova generale» delle prossime elezioni politiche.
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