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Numero 475
del 15/05/2012
India. Nuove minacce per i cristiani dell’Orissa PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
venerdì 20 febbraio 2009

Non si arresta in India la violenza degli estremisti indu contro i cristiani. Uno degli ultimi episodi documentati riguarda un uomo di 22 anni, Golyat Pradhan, rapito l'11 febbraio a Daringabadi, nell'Orissa, distretto di Kandhamal. Una folla inferocita ne ha circondato la casa ingiungendo a lui e a sua madre di convertirsi all'induismo. Al loro rifiuto, gli assalitori hanno fatto irruzione nell'abitazione e lo hanno portato via, sprangando poi porte e finestre affinché la madre non potesse uscire a chiedere aiuto. Il giovane è stato quindi trascinato a forza in un villaggio vicino dove è stato legato a un palo e torturato per ore in una piazza senza che le forze dell'ordine intervenissero. Da allora di lui si è persa ogni traccia e la polizia, prestando fede ai responsabili dell'aggressione che hanno accusato il giovane di essere un maoista e di essersi recato al villaggio spontaneamente per violentare una donna, ha spiccato un mandato di comparizione contro di lui invece di aprire un'inchiesta sull'accaduto.

Il presidente del Global Council of Indian Christians, Sajan K. George, sostiene che ovunque nel distretto di Kandhamal si verificano casi analoghi: gli estremisti indu agiscono in piena libertà, aggirandosi per i villaggi in cerca di vittime, sicuri dell'inerzia delle forze dell'ordine. A partire dallo scorso agosto, quando la situazione si è aggravata, oltre 70.000 cristiani sono fuggiti dai loro villaggi per sottrarsi alle crescenti violenze. Ora vivono in campi per profughi oppure presso parenti, amici e in ricoveri offerti da associazioni caritatevoli. Malgrado le esortazioni del governo, che ha anche stanziato dei fondi per quelli le cui case sono state distrutte o danneggiate dagli assalitori, non si fidano a tornare e i fatti danno loro ragione. Sanno che se rientrassero ai loro villaggi rischierebbero di subire la stessa sorte di Golyat Pradhan. A chi tuttavia tenta di farlo, può accadere di lavorare per liberare la propria abitazione dalle macerie, recuperare qualcosa di utile e ricostruirla e poi una mattina, arrivando dal campo profughi per continuare l'opera, trovare di nuovo la casa devastata.

Una delle conseguenze peggiori di questo stato di cose è che la maggior parte dei bambini sfollati ha perso l'anno scolastico che sta per concludersi. L'istruzione è una delle priorità della Chiesa nell'Orissa perché è un fondamentale fattore di sviluppo e di emancipazione, soprattutto per i dalit, i fuori casta che la tradizione relega inesorabilmente ai gradini più bassi della scala sociale. Proprio per questo, secondo testimonianze raccolte dall'agenzia di stampa Asia News, gli autori dei progrom contro i cristiani spesso cercano i loro diplomi e i loro certificati scolastici per farli a pezzi o bruciarli: «L'opera di educazione compiuta dai missionari con i dalit - spiega Sajan K. George - è stata una delle più grandi cause dell'insofferenza e della gelosia dei fondamentalisti che ora cercano di soffocare lo sviluppo dell'educazione dei nostri ragazzi del Kandhamal». (AsiaNews, 13/02/2009)

Un altro problema, destinato ad avere ripercussioni negative nel lungo periodo, è dato dal fatto che praticamente tutti i cristiani sfollati non saranno in grado di partecipare alle elezioni per il rinnovo del parlamento nazionale e delle istituzioni locali, fissate per i prossimi mesi di aprile e maggio. Quasi tutti infatti hanno perso i documenti d'identità ed elettorali, distrutti durante le aggressioni o smarriti nella fuga. Per il momento il governo ha disposto che vengano rilasciati dei duplicati a quelli che fanno ritorno a casa, senza considerare che, come si è detto, quasi nessuno ha il coraggio di farlo. Almeno quelli ospitati nei campi per profughi potrebbero essere identificati e provvisti in tempo di documenti sostitutivi. Ma in realtà, secondo il Global Council of Indian Christians, l'esclusione dal voto dei cristiani rientra in un piano per marginalizzarli ulteriormente indebolendo la loro voce in ambito politico.




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