Il dibattito sulle intercettazioni e la loro regolazione da un punto di vista normativo sembrava essere puramente un tormentone italiano. L'importanza e la delicatezza che tale tema porta con sé, invece, è percepita e vissuta anche in altri paesi del mondo, ivi inclusi quelli afferenti all'area dell'America Latina. In particolare in Argentina si è assistito proprio in questi giorni alla modifica di una delle leggi più ostiche ed dibattute del paese: la celeberrima «legge spia». Portata dinanzi la Suprema Corte Costituzionale argentina, la «legge spia» è stata considerata non conforme al dettato costituzionale e per questo bisognosa di una modifica dal punto di vista sostanziale.
In particolare, la legge disponeva che le imprese che disponevano di un servizio di telecomunicazione fossero obbligate a registrare le chiamate telefoniche, e oggi anche i vari movimenti effettuati tramite internet, in un arco temporale di dieci anni, al fine di collaborare con il Potere Giudiziale e con il Pubblico Ministero. L'obbligo di registrazione, quindi, non era sottoposto alla previa richiesta da parte dell'autorità giudiziale competente, bensì doveva avvenire automaticamente, conservando a cura delle imprese dette registrazioni per un periodo di massimo 10 anni, in modo tale che fossero, in qualunque momento, a disposizione dell'Autorità Giudiziale. Il nodo maggiore, oltre a una chiara violazione della privacy e una situazione similare a quella magistralmente descritta da George Orwell nel suo 1984, era la stretta dipendenza tra l'autorità competente al mantenimento di suddetti controlli e il potere politico, essendo la prima la Direzione di Osservazione Giudiziale, dipendente dalla Segreteria dell'Intelligence (SIDE), per cui il Governo avrebbe potuto avere in qualunque momento libero accesso a tali documenti dal contenuto particolarmente delicato.
La «legge spia», che sin dalla sua approvazione del 2003 sollevò numerose critiche sia nel mondo accademico sia in quello politico, ha visto il suo stesso promotore, il Presidente Kirchner, dover sospenderla nel 2005, anno nel quale, a seguito delle numerose proteste da parte di avvocati, giuristi e gruppi di pressione, il caso venne portato dinanzi la stessa Corte Costituzionale. Paladino di tale battaglia è stato l'avvocato Ernesto Halabi.
Con la dichiarazione di incostituzionalità dichiarata dalla Suprema Corte, presieduta dal Giudice Ricardo Lorenzetti, noto ed apprezzato giurista nominato dallo stesso Presidente Néstor Kirchner come garante di imparzialità nell'interpretazione normativa, la «legge spia» cessa oggi di operare, restituendo ai cittadini argentini la loro privacy. Secondo il disposto dei Giudici costituzionali, le intercettazioni di chiamate telefoniche e qualunque altro tipo di controllo sulle comunicazioni afferenti alla sfera della privacy dei cittadini argentini dovrà essere ordinato da parte delle autorità giudiziali competenti e fortemente vincolata alla presunzione di un reato specifico. La sentenza, in particolare, ha tenuto ha sottolineare come le previsioni normative della «legge spia» non operassero una distinzione in relazione a fattispecie di reato o arco temporale nel quale dovessero essere disponibili tali intercettazioni (l'arco di 10 anni di disponibilità appare oltremodo sproporzionato ed in violazione di qualunque principio di rispetto della vita privata dei cittadini di qualunque paese democratico).
Dal principio di generalità, quindi, si è passati a quello di specificità, della fattispecie. Ovviamente tali nuovi disposizioni vincolano profondamente i servizi di intelligence interni al paese, che qualora agissero indiscriminatamente nell'intercettare i cittadini senza previa autorizzazione del giudice competente, agirebbero in violazione della legge medesima. L'Argentina ha operato un ulteriore passo avanti per il rafforzamento del suo sistema democratico.
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