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Numero 475
del 15/05/2012
La resistenza dimenticata PDF Stampa E-mail
! di Andrea Forti
forti@ragionpolitica.it
  
martedì 10 marzo 2009

Gli anni immediatamente successivi al termine della Seconda Guerra Mondiale sono notoriamente legati, in Italia, alla lunga scia di sangue, ben descritta nei libri di Gianpaolo Pansa, causata dai regolamenti di conti che videro i partigiani di fede comunista continuare la guerra civile contro i fascisti sopravvissuti e spesso anche contro i partigiani «bianchi». Pochi, in Italia e nell'Europa occidentale, sanno però che quegli stessi tragici anni segnarono per molti paesi dell'Europa orientale l'inizio non solo del dominio sovietico e comunista, ma anche di una spietata guerra che vedeva protagoniste varie formazioni di insorti anticomunisti, appoggiate dalle popolazioni civili, in rivolta contro governi percepiti come anti-popolari e totalmente asserviti agli invasori sovietici.

Fino agli inizi degli anni '50 i territori che andavano dai paesi Baltici all'Albania, passando attraverso Ucraina, Polonia, Romania e Jugoslavia, furono sconvolti da una vera e propria guerra che assumeva i tratti tanto di una guerra civile che di una classica lotta di liberazione nazionale. Movimenti come l'Armata Insurrezionale Ucraina (UPA) di Stefan Bandiera, il Michael Collins ucraino, o come i Fratelli della Foresta in Lituania tennero testa per quasi un decennio a forze superiori in numero e mezzi, prima di essere schiacciate nel sostanziale disinteresse dell'Occidente, impegnato a rispettare gli equilibri di Yalta.

Per reprimere questi movimenti di guerriglia i regimi comunisti dell'Europa orientale e i loro padrini sovietici integrarono le più «classiche» e feroci tecniche della contro-guerriglia, rappresaglie sui civili, decimazione, esecuzioni «dimostrative» e interrogatori con torture di ogni tipo, con i metodi sovietici staliniani di terrore esercitato su vasta scala, come testimoniano le deportazioni di intere comunità ucraine e baltiche in Siberia o nei deserti dell'Asia Centrale. Invano si cercherebbe notizia di queste autentiche resistenze di popolo nei nostri libri di scuola e altrettanto invano si cercherebbero titoli in italiano sull'argomento nelle nostre librerie se non fosse uscito, nel 2004, un prezioso, e finora unico in italiano, testo sull'argomento.

Il libro La Resistenza antisovietica e anticomunista in Europa orientale 1944-1956, edito da Settimo Sigillo, è una preziosa opera di Alberto Rosselli, storico e giornalista autore di pregiati saggi sull'Olocausto armeno e sulla persecuzione dei cristiani in Cina, che rende giustizia a questi «partigiani dimenticati», smentendo la propaganda comunista, ancora dura a morire, che li dipingeva come ex-collaborazionisti dei nazisti e come agenti della Cia, e ridimensionando la corrente storiografica ora in voga in paesi post-comunisti (specialmente nell'Ucraina e nei Baltici) che rivaluta questi movimenti in chiave strettamente nazionalistica e anti-russa.

Nell'opera di Rosselli appare chiaro come questi guerriglieri non fossero né dei «reazionari», essendo spesso guidati da intellettuali di matrice social-progressista, né degli «ex-collaborazionisti», contando nei loro ranghi molti ex soldati sovietici delusi dai mancati frutti della «vittoria antifascista» e nemmeno dei russofobi, come vorrebbe una certa storiografia tanto anti-russa che, paradossalmente, sciovinista russa, che sottostima la portata sovranazionale dei movimenti di resistenza armata anticomunista, nati anzi proprio in Russia all'indomani della rivoluzione bolscevica.

L'autore smonta con efficacia un'altra accusa mossa dai comunisti a quei combattenti, quella di essere mercenari della Cia, dimostrando con l'ausilio di testimonianze come gli aiuti dell'Occidente (armi e apparecchi radio) furono in realtà saltuari, del tutto insufficienti ed inviati con una tale imprecisione da far pensare addirittura ad un deliberato sabotaggio politico di qualsiasi serio tentativo di appoggio alla causa anticomunista in Europa orientale, una lotta che avrebbe liberato quei paesi quarant'anni prima del crollo del Muro di Berlino ma che in quegli anni avrebbe messo a repentaglio i piani dei vincitori di Yalta.

Opere come quelle di Alberto Rosselli ci consentono di scoprire nuove e tragiche pagine della storia del Novecento europeo, altrimenti dimenticate, e di comprendere meglio i tragici lasciti dal comunismo nella memoria storica dei popoli dell'Europa dell'est.




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Commenti (1)
1. 16-03-2009 09:51
La calunnia ad oltranza
I comunisti (trinariciuti) italiani si sono prontamente adeguati e continuano ad adeguarsi alla strategia sovietica che ha segnato un secolo di storia: la calunnia ad oltranza!
Scritto da san

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