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Numero 475
del 15/05/2012
La competitività del Sistema Italia PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
martedì 10 marzo 2009

Le peculiarità del tessuto socio-economico degli Stati sono il fattore dirimente che plasma il grado di esposizione ai venti della congiuntura economica. In Italia gli effetti della crisi globale sono attutiti non solo dalla vitalità del nostro sistema produttivo - caratterizzato dalla presenza di un numero consistente di piccole e medie imprese –, ma anche e soprattutto dal parsimonioso comportamento delle famiglie italiane, che hanno salvaguardato i propri risparmi. Considerata anche la solidità del nostro assetto bancario – grazie alla quale lo Stato non è stato costretto ad avviare un processo di nazionalizzazione, come è accaduto in gran parte dei paesi occidentali - e la qualità del nostro export, che ha nel “made in Italy” un marchio di distinzione nei mercati mondiali, l'Italia ha la possibilità di attraversare la crisi limitando i danni e cogliendo anche opportunità di rivalsa nei confronti di altri competitors.

Che la situazione, per il nostro Paese, sia più rosea rispetto a quella, drammatica, dipinta da alcuni media, lo dimostra l'indagine della società di consulenza attuariale Watson Wyatt, che, nel suo Global Strategic Reward, su un campione di 1400 aziende di tutto il mondo, dichiara come le imprese italiane stiano reagendo alla crisi in maniera più efficace rispetto ad altri Paesi, Stati Uniti compresi. Ma se i fondamentali del Sistema Italia reggono è necessario mantenere il fuoco nel motore degli investimenti, garantendo alle imprese in difficoltà, ma solide strutturalmente, l'accesso al credito in un frangente in cui, con il calo generalizzato della domanda, i debiti accumulati rischierebbero di soffocarle. Il clima di incertezza generato dalla crisi potrebbe tradursi, infatti, in una spirale senza sbocchi se non vi fosse l'intervento dello Stato come garante dell'economia reale. In questo quadro le misure anti-crisi del Governo Berlusconi rappresentano una risposta concreta che, dispiegando i suoi effetti nei gangli del tessuto socio-economico, rappresenta non solo una boccata d'ossigeno per il Paese, ma anche un volano utile a diffondere una ventata di fiducia fondamentale perché il Sistema Italia riparta in fretta.

Per evitare una chiusura dei rubinetti del credito nei confronti delle imprese, che in questo momento sarebbe letale, l'Esecutivo ha dato il via libera ai Tremonti bond, obbligazioni speciali emesse dalle banche che il Tesoro è disponibile a comprare come assicurazione sull'agevolazione del credito alle imprese. Il valore di questi titoli, secondo quanto stabilito dal Ministro dell'Economia, si aggirano intorno ai 10-12 miliardi di euro, ma sono in grado di garantire un effetto leva fino a 15, movimentando finanziamenti fino a 150 miliardi di euro, circa 10 punti di Pil. Ma l'azione di garanzia non basta. L'accesso al credito in Italia è sempre stato una delle debolezze del nostro sistema economico: ecco perché il ministro dell'Economia, per quanto riguarda l'emissione dei Tremonti bond, ha pensato alle Prefetture come organismo di controllo sull'erogazione dei crediti da parte delle banche alle imprese. Altri aiuti a favore delle Pmi sono quelli messi a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti, ben 13 miliardi, e la costituzione di un Fondo di garanzia, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di 9 miliardi di euro, finalizzato a sovvenzionare progetti efficaci e di immediata attuazione. L'entità delle misure messe in campo dal Governo, quindi, è proporzionata alla circostanza storica che stiamo vivendo. Sono provvedimenti economici che si inseriscono nei limiti di spesa che ci impone il gravoso fardello del debito pubblico, ma che getteranno le basi di una crescita del Pil con segno positivo a partire dal 2010. Infatti, secondo quanto emerge dalle cifre relative all'aggiornamento del Patto di Stabilità del Governo, il Prodotto interno lordo calerà del 2% nel 2009 ma segnerà il + 0,3% nel 2010 ed il +1% nel 2011.

Non fondandosi su una crescita fittizia ma reale, l'Italia è in una condizione meno pesante rispetto ad altri Paesi che, affidandosi sino ad ora ad una crescita “drogata” dall'economia finanziaria, si trovano a dover far fronte alla necessità di riconvertire in fretta il loro sistema economico. In Italia, fortunatamente, non abbiamo assistito ad un processo di finanziarizzazione dell'economia, per questo le prospettive di ripresa sono buone e non dipendono solo da un intervento dello Stato, ma anche dalla vivacità dei soggetti economici: già prima che scoppiasse la crisi, molte Pmi, per essere più competitive, hanno saputo aprirsi alle sfide del mercato globale, portando il nostro Paese al secondo posto in Europa, dopo la Germania, nel settore dell'export (sia pure con una moneta pesante come l'Euro). Ciò dimostra come, ormai da alcuni anni, il tessuto produttivo del Belpaese abbia portato avanti un ammodernamento strutturale, raggiungendo, in taluni casi, livelli di competitività elevati, soprattuto nel settore manifatturiero. Forte di questo successo, da parte delle imprese, sul terreno delle esportazioni, il ministero dello Sviluppo economico supporterà le aziende che intendono aprirsi a quei mercati emergenti che, pur dovendo far fronte ad una congiuntura negativa, si stima che continueranno a crescere a ritmi sostenuti. Ora più che mai siamo di fronte ad una sfida: è nei periodi di maggiore difficoltà che si possono creare modelli virtuosi di sviluppo per gli anni futuri.




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