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Numero 475
del 15/05/2012
A chi fa paura il film-verità sul massacro di Katyn? PDF Stampa E-mail
! di Vincenzo Merlo
merlo@ragionpolitica.it
  
venerdì 13 marzo 2009

«Sono in molti ad avere interesse a che il mio film non sia proiettato, ad acquistarne i diritti per non farlo vedere. Viene mostrato solo in circuiti ristretti, nei cinema d'essai o in rassegne per un pubblico selezionato. Così si fa in modo che non incida, che non abbia un vero rilievo nella mentalità comune». Chi parla così è Andrzej Wajda, regista polacco di fama internazionale, il cui film «Katyn», incentrato sul massacro di 22 mila ufficiali polacchi ad opera dell'esercito sovietico, sembra dare fastidio a molti, soprattutto in Italia.

Sì, perché suona davvero singolare che un film intenso e appassionante come «Katyn», visto da 3 milioni e 600 mila spettatori in Polonia (nazione che lo ha candidato all'Oscar), non si possa praticamente vedere nel nostro paese, distribuito com'è in sole 12 sale in tutta la penisola. «Ora sono anche meno - commenta sul Corriere della Sera del 9 marzo Mario Mazzarotto, titolare della società di distribuzione Movimento film -. Il dato interessante è che ci sono molte più copie a disposizione, 40, solo che restano in magazzino... Ma non essendo io nelle grazie degli esercenti e del loro circuito di attenzione... C'è un boicottaggio commerciale, non credono in questo film, e un boicottaggio storico-culturale di certe lobby. Lo si ritiene scomodo». Proprio così. La «scomodità» del film è quella di far conoscere la verità, ormai storicamente acclarata fin nei particolari, sull'eccidio di 22 mila ufficiali polacchi durante la seconda guerra mondiale. Un crimine atroce e senza giustificazioni che - afferma il regista Wajda - «ha infranto tutte le convenzioni di guerra, e quindi qualcuno non vuole che venga ricordato». Per 50 anni (e cioè fino al 1990) i sovietici ne addossarono la responsabilità all'esercito nazista, datandolo nel pieno dell'avanzata della Wehrmacht verso Mosca (agosto 1941), e sostenendo che i documenti posteriori alla primavera del 1940 erano stati asportati dai tedeschi; una versione avallata, per motivi di realpolitik, anche dalle potenze occidentali. In realtà il massacro fu compiuto nel 1940 dai bolscevichi per ordine di Stalin.

In Polonia tutti sapevano la verità, ma durante i 45 anni di regime comunista era stato impossibile tradurla in un film. «Realizzare una sceneggiatura è stato un lavoro lungo e difficile - spiega il regista polacco -. Io ho continuato a leggere tutta la documentazione disponibile, soprattutto i diari delle donne che, come mia madre, avevano perso il marito nella strage. Oggi tutto quel che si vede nel film è rigorosamente basato sui documenti che io ho letto nel corso di anni di ricerche». Per la realizzazione del film, in effetti, Wajda si è attenuto a documenti ufficiali conservati negli archivi polacchi, statunitensi e inglesi, oltrechè a diari, lettere e confessioni. Il risultato, come si diceva, è  un film di rara intensità e bellezza, tutto proteso a mettere in risalto la dignità e il coraggio delle vittime, la tenacia e la fierezza dei familiari che aspettano contro ogni speranza il ritorno a casa dei loro cari, l'angoscia di una nazione schiacciata e vilipesa dai totalitarismi comunista e nazista. Totalitarismi nefasti che diedero inizio alla seconda guerra mondiale proprio con l'invasione congiunta della Polonia, così come era stato stabilito dal Patto Molotov-Ribbentropp, dal nome dei ministri degli Esteri, rispettivamente dell'Unione Sovietica e della Germania. Comunismo e nazismo, dunque, accomunati nella loro sanguinaria brama di potere ai danni di tutto il mondo, a partire (emblematicamente) dalla spartizione della Polonia cattolica.

Forse è proprio per questa nitida e ancora scomoda verità che in Italia il film di Wajda non risulta troppo gradito. «Censurato e avvolto nella menzogna di regime per oltre mezzo secolo - ha scritto Luigi Geninazzi su Avvenire - Katyn è stato un nome difficile da pronunciare ad alta voce anche qui da noi. Nell'immediato dopoguerra ci fu chi venne sottoposto ad un vero e proprio linciaggio morale da parte del Pci di Togliatti per aver sollevato i veli sull'eccidio che porta il marchio sovietico. Vogliamo credere che quella stagione d'inquietante omertà sia archiviata per sempre. Ma allora come si spiega quest'ottusa preclusione delle nostre sale cinematografiche?». Qualunque sia la ragione, facciamo nostra l'affermazione sul tema del presidente dei deputati del Popolo della Libertà, Fabrizio Cicchitto: «E' un autentico scandalo. Ne ho parlato con il ministro Bondi. Si è pensato di promuovere una proiezione straordinaria del film per aprire un dibattito».  




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Commenti (1)
1. 16-03-2009 13:23
Il massacro di Katyn
Non mi sorprendono le amare considerazioni di Wajda. C'era da aspettarselo con tanti cattocomunisti presenti in Italia! Qui a Firenze è in corso una petizione perché questo prezioso documento storico venga proiettato nelle sedi istituzionali (Comune, Provincia, Regione) per dimostrare agli epigoni di quella genìa chi erano i loro predecessori a cui la loro politica si ispira. Mi auguro che altri Comuni replichino la nostra proposta.
Scritto da francoazzurro

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