| Autore: |
Gabriele Paradisi |
 |
| Editore: |
Giraldi |
| Prezzo: |
14 € |
| Pagine: |
324 |
Un uomo di sinistra, che si è formato sul modello di giornalismo introdotto da La Repubblica (che riecheggia quello dell'organo del Pci l'Unità), alla fine si arrende. Invece di indulgere al conformismo grida il suo sdegno contro il sistema della disinformazione. E' una crisi di identità vera e propria che colpisce Gabriele Paradisi, un ingegnere di Bologna impegnato in un lavoro imprenditoriale di carattere informatico. L'abitudine al lavoro preciso si traduce nella pratica di controllare senza riverenze le informazioni. A questo spirito altamente pragmatico si ispira il blog Cieli limpidi che Paradisi ha creato nell'ottobre 2005. Insieme ad una «banda di apoti» (Simona Chiti, Franc ois de Quengo de Tonquèdec, Enrix2, Sextus Empicus, Gian Paolo Pelizzaro, Elisabetta Setnikar), decisi a non bere quel che passa il convento del la stampa italiana (spesso una fabbrica di servizi al miglior offerente) affronta, con commenti e inchieste e vere proprie, aspetti cruciali del terrorismo.
L'etica è quella compresa nel titolo di questo suo libro, Periodista, di la verdad. Controinchiesta sulla Commissione Mitrokhin, il caso Litvinenko e la repubblica della disinformazione, Cristiano Giraldi, Bologna, 14 Euro. Si tratta del diario personale e quello pubblico (rinvenibile nel blog prima ricordato) in cui viene fatta a pezzi la massiccia campagna di stampa con cui il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha cercato di demolire il lavoro di documentazione e di analisi della Commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier dell'archivista del Kgb Mitrokhin e sull'attività dei nostri servizi segreti. Apparentemente le vittime disegnate sembrarono essere il consulente per le cose sovietiche Mario Scaramella, poi il presidente Paolo Guzzanti, ma in realtà l'obiettivo consistette nel recare il massimo discredito all'organo bi-camerale che fino al marzo 2006 cercò di dipanare i misteri dello spionaggio sovietico in Italia. I parlamentari che ne hanno fatto parte sono stati incredibilmente malthusiani. Non hanno avuto né scrupolo né premura per acquisire il massimo possibile di carte d'archivio.
Per esempio del file Soviet Agents in Italy esistente negli archivi britannici del Foreign Office, a Londra, non è stata autorizzata la consultazione. Nè si è usata l'autorità necessaria per impedire che all'archivio di Piazza San Macuto, a Roma, pervenissero solo carte selezionate dai funzionari dei ministeri invece che dai consulenti. Poco e nulla si è fatto per proteggere e valorizzare il lavoro svolto da queste specialisti (nei casi in cui lo erano). Sarebbe bastato rendere consultabile il materiale da loro raccolto, anche se con i gravi limiti determinati dall'assenza di una regia efficace per quanto concerne la divisione e l' organizzazione del lavoro dei ricercatori da parte della presidenza della Commissione. Singolarmente, come nel caso dell'ex presidente Pellegrino, si sono sapute trarre dall'attività di ricerca ipotesi di lavoro e schemi interpretativi della storia dell'Italia repubblicana. Sfortunatamente il suo successore non li ha voluti approfondire, muovendosi sul solco tracciato e ponendo fine alle diplomazie e agli equilibrismi del centro-sinistra.
Ciò detto, la Mitrokhin non può essere appiattita in un giudizio liquidatorio come quello fatto circolare da La Repubblica, cioè che ci si sia occupati quasi esclusivamente di servire il padrone. In altri termini,di assecondare presunte preoccupazioni elettorali di Berlusconi, a cominciare dal desiderio di incastrare Prodi e de-legittimarlo come «all'orecchio del Kgb», cioè una spia sovietica. Chi ha lavorato alla Mitrokhin sa che questa accusa è una delle più portentose, e senza precedenti, falsificazioni della realtà. I giornalisti di Repubblica non l'hanno ricavata, come hanno dichiarato, mentendo platealmente, da interviste rese da ufficiali del Kgb (che li hanno, anzi, smentiti), ma da ardite manipolazioni di esse.
Grazie al lavoro certosino di Gabriele Paradisi, a smentirli sono stati proprio quelli che avrebbero dovuto essere i loro più solidi testimoni. In particolare Oleg Gordievskij, ex colonnello del Kgb fuggito in Gran Bretagna, dichiarò che «l'intervista di Repubblica è al 90% fabbricata e manipolata. Per quanto fosse senza fondamento, sul cd complotto di Guzzanti e Scaramella per associare Prodi all'intelligence sovietica, si scatenò una delle più martellanti e spudorate campagne di diffamazione. Ad essere criminalizzata e vituperata fu la condotta, ma anche la stessa persona, del presidente Paolo Guzzanti come del suo consulente, Mario Scaramella. Ingiustamente tenuto in isolamento in carcere per 6 mesi e agli arresti domiciliari per altri 8, quest'ultimo ha subito una condanna politica vera e proprio. E' doveroso ammetterlo, ma consiglierei a Gabriele Paradisi di rileggere l'inchiesta di Claudio Gatti per il Sole-24 Ore, che peraltro riporta in appendice.
Il Presidente Guzzanti verrà accusato, anche da Marco Travaglio, con argomenti spesso non più che risibili, di aver favorito l'ingiusta detenzione di 4 ucraini (avevano occultato in un furgone 2 granate anti-uomo a frammentazione). Come mostra Paradisi a ordirla ed alimentarla fu il quotidiano diretto da Ezio Mauro, superando oltre ogni limite la storia non esemplare de l'Unità, nell'aggredire e vilipendere i propri avversari.
Il libro di Gabriele Paradisi nasce dalla ripulsa di un uomo della sinistra di accettare un giornalismo di questa misera lega. La reazione, prima morale e poi politica, scatta quando scopre che tre importanti inchieste su Prodi, Scaramella e Guzzanti degli inviati di Repubblica, Bonini e G. D'Avanzo, ad A. Litvinenko, all'ex capo della «residentura» del Kgb Londra, Oleg Gordievskij e a E. Limarev, non erano mai state registrate ed erano una colossale mistificazione.
Nessun quotidiano, a cominciare dal Corriere della Sera, ha ritenuto che valesse la pena di denunciare questa caterva di menzogne. Lo ha fatto, a sue spese, un privato cittadino, Gabriele Paradisi, non potendo sopportare che lo stato di diritto nel nostro paese fosse rotolato così in basso. Come si fa a ripetere la litania secondo dire cui i metodi, la cultura, le pratiche distorsive, la criminalizzazione dei propri avversari da parte del comunismo sono morte e sepolte?
Condividi questo articolo      
|