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Numero 475
del 15/05/2012
Sudan. Quei massacri ignorati PDF Stampa E-mail
! di Vincenzo Merlo
merlo@ragionpolitica.it
  
martedì 17 marzo 2009

»La notizia è del 4 marzo u.s.: la Corte penale dell'Aja ha spiccato un mandato di arresto internazionale nei confronti del presidente del Sudan, Omar Assan el-Bashir, per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Con la loro decisione i giudici dell'Aja hanno accolto come fondata la richiesta di arresto del procuratore capo della Corte, l'argentino Ocampo, relativamente a sette capi di accusa commessi durante il conflitto nella regione occidentale sudanese del Darfur (in arabo «terra dei Fur»). Tra le accuse accolte figurano l'omicidio, lo sterminio, il trasferimento forzato, la tortura, lo stupro, l'organizzazione intenzionale di attacchi contro la popolazione civile e la devastazione: secondo le Nazioni Unite sono almeno trecentomila le persone ad aver perso la vita da quando, nel 2003, è esploso il conflitto nel Darfur, mentre più di due milioni sarebbero i rifugiati (tra questi un milione di bambini), dispersi in più di settecento campi profughi. Bashir, anche con l'appoggio alle famigerate milizie arabe janjaweed («demoni a cavallo»), avrebbe orchestrato i massacri contro i gruppi ribelli legati alle tribù sedentarie, che chiedono autonomia. La regione del Darfur (grande quanto la Francia) è strategica per l'abbondanza di risorse minerarie, petrolio e uranio in primis, un tesoro di cui il regime fondamentalista di Khartoum non vuole in alcun modo privarsi. Il modo migliore per non perderlo è tormentare la popolazione, farla fuggire e poi insediarvi delle popolazioni arabe filo-governative. Di qui la politica della terra bruciata. I riflessi internazionali della crisi non si limitano all'Africa, ma si estendono alla Cina. Va rimarcato, infatti, lo stretto legame tra il Paese africano e Pechino (subito in prima fila nel dissociarsi dalla decisione della Corte penale dell'Aja, affermando che «la Cina si oppone a ogni atto che possa interferire con la situazione complessivamente pacifica del Darfur e del Sudan» - sic!-), che dura ormai da quasi un decennio, essendo la «colonizzazione» cinese dell'Africa partita proprio dal Sudan. Da dove tecnici e operai cinesi estraggono petrolio, a partire dal Kordofan e dalla regione meridionale. Una delle ragioni del conflitto che sta straziando il Paese africano risiede proprio nel controllo dei campi petroliferi: un volume d'affari che ha trasformato il Sudan nel principale fornitore di energia al colosso asiatico (più del 50 per cento della produzione totale) che in cambio, in questi anni, ha garantito (con il diritto di veto in Consiglio di sicurezza Onu) l'impunità al regime di Bashir. Secondo una ricerca dell'Istituto del Commercio estero italiano (primo semestre del 2007), «la Cina si colloca al primo posto tra i partner commerciali del Sudan, e si distingue per il ruolo da protagonista svolto nello sfruttamento petrolifero(...) Pechino ha già investito circa 14 miliardi di dollari in questo settore (...). La China National Petroleum Company controlla il 40 per cento della Greater Nile Petroleum che possiede giacimenti e un condotto petrolifero, una grossa raffineria e un porto (...) Lo scorso anno la Cina ha comprato più della metà del petrolio esportato dal Sudan. Al contrario, il Sudan ha coperto circa il 6 per cento dell'importazione cinese di petrolio, circa 200.000 barili al giorno».  

«Le persecuzioni contro le popolazioni del Darfur - ha scritto Bruno Pampaloni su Ideazione - sono rese possibili dal concreto aiuto che Pechino offre alla dittatura locale...Di fatto la Cina è diventata il miglior alleato e sponsor del regime di Omar el Bashir, poiché è intenzionata a finanziare il suo colossale sviluppo attingendo senza troppi scrupoli alle risorse energetiche ovunque sia possibile. Un sostegno che, a livello diplomatico, Pechino ha già concretizzato utilizzando il proprio veto in seno al Consiglio di sicurezza dell'Onu per proteggere il governo di Khartoum».

Per la Cina, non dimentichiamolo, l'Africa è funzionale non solo come rifornitrice di petrolio, ma anche come mercato di sbocco per i prodotti cinesi, a partire da quelli tessili, ma anche dagli utensili, le radioline, i computer, per finire alle armi. «I fucili mitragliatori di fabbricazione cinese - scrive Francesco Sisci de La Stampa - sono la munizione di base di tutti i conflitti in corso nel continente.  Il problema è che la politica africana della Cina si incentra proprio sul Sudan, che fino al 2004 riceveva il 50 per cento degli investimenti nel continente. Ora Pechino è di fronte a una prova di equilibrismo politico: non può abbandonare Al Bashir, ma non può neanche ignorare la forte opposizione interna e internazionale al suo regime».

La crisi del Darfur come cartina di tornasole della politica estera del governo cinese? Certamente. Ma non va dimenticato che l'attuale conflitto si innesta sul genocidio che, nello stesso Sudan, si è consumato fino al 2005 per mano del nord (arabo e musulmano) contro il sud del Paese (nero, cristiano e animista), genocidio dimenticato dall'Occidente. Cosa è effettivamente successo dal 1983 (anno in cui l'allora presidente Nimeiri pretese di imporre la «sharia» - o legge islamica - a tutto il Paese, compreso il sud cristiano) al 2005?

E' successo che, al rifiuto dei cristiani e degli animisti del sud del Paese di farsi imporre il diritto coranico dai musulmani al governo, questi cominciarono a incutere terrore, bombardando i villaggi, gli ospedali, le scuole. Dal 1989 il Fronte Nazionale Islamico (Nif), appoggiato dal governo di Nimeiri prima, da quello di Bashir poi, ha dichiarato il «jihad» (guerra santa islamica) contro le comunità nere e non musulmane. Risultato? In vent'anni almeno due milioni di morti e quattro - cinque milioni di profughi, oltrechè una serie incredibile di oltraggi alla popolazione cristiana (inclusi stupri di massa, crocifissioni, parrocchie bombardate), conclusi con la deportazione a nord di donne e i bambini in qualità di schiavi. Si calcola che le persone attualmente detenute in schiavitù nel Sudan settentrionale e sfruttate nel lavoro minorile e nella prostituzione siano più di duecentomila. Particolarmente drammatica, poi, è la situazione dei profughi sud-sudanesi che si ammassano nei campi alla periferia della capitale. La Chiesa cerca di portare un sostegno vitale, ma le difficoltà sono enormi. Molti profughi subiscono pressioni e sono costretti a cambiare nome e a convertirsi all'Islam se vogliono ricevere qualche aiuto dal governo. Al contrario, per un musulmano diventare cristiano è quasi impossibile, significa tradire la propria famiglia e tradire Dio. Un gesto punibile con la morte.

«I cristiani sudanesi - ha scritto Don Massimo Astrua nel fondamentale «Perseguiteranno anche voi - (Mimep Docete) - sono la popolazione più misera del mondo, oppressi, massacrati e dimenticati dai mass-media internazionali: negli ultimi 17 anni sono stati uccisi dai musulmani del nord più di due milioni di neri del sud, ma chi ha protestato? O, peggio ancora, chi lo sa? Il governo islamico per combattere i cristiani del sud ha provocato addirittura la carestia, la fame. Sono stati dati alle fiamme i raccolti del Paese, avvelenati i pozzi sterminati gli armenti. E' la politica della «terra bruciata». O ti fai musulmano, tradendo Cristo, o muori! Ma di questa tragedia l'opinione pubblica non sa nulla».

Proprio così. I motivi dell'assordante silenzio su questo genocidio dimenticato sono molteplici, alcuni dei quali vennero così riassunti, in una intervista ad Avvenire nel periodo cruciale del massacro, dal vescovo Macram Max Gassis, di El Obeid, ora in esilio: «I motivi del silenzio sono vari. Il primo è la furbizia del regime di Khartoum. Quando arrivano i giornalisti gli fanno vedere quello che vogliono loro. Non li lasciano entrare nelle zone dove davvero si soffre. E poi anche il mondo cristiano non ha il coraggio di dire che ci sono davvero dei fondamentalisti islamici che perseguitano dei cristiani». 




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Commenti (1)
1. 11-01-2012 19:50
commento
Ho conosciuto tante località nel mondo,quello che leggo in questi articoli non mi stupisce,ma fa solo inorridire,e soprattuto fa spavento l'indifferenza del resto del mondo.
Scritto da vivi

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