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Numero 475
del 15/05/2012
La Rosa Bianca di Monaco PDF Stampa E-mail
! di Vincenzo Merlo
merlo@ragionpolitica.it
  
venerdì 20 marzo 2009

«Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi "governare", senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti. Non è forse vero che ogni tedesco onesto prova vergogna per il suo governo? E chi di noi prevede l'onta che verrà su di noi e sui nostri figli, quando un giorno cadrà il velo dai nostri occhi e verranno alla luce i crimini più orrendi, che superano infinitamente ogni misura?» Questo è l'incipit del primo di una lunga serie di volantini di opposizione al nazismo che gli abitanti di diverse città tedesche ed austriache hanno la sorpresa di trovare nella loro cassetta postale tra il giugno del 1942 e il febbraio del 1943.  Il volantino è stato scritto e diffuso dalla Weisse Rose (Rosa Bianca), vale a dire  un piccolissimo gruppo di coraggiosi studenti dell'Università di Monaco di Baviera, che finiranno per pagare con la vita la loro eroica azione di contrasto al regime di Hitler.

La Weisse Rose è formata dai fratelli Hans e Sophie Scholl, dai loro amici  Christoph Probst, Willi Graf, Alexander Schmorell, a cui si unisce successivamente il professore Kurt Huber. Hans e Sophie sono due dei figli di Robert Scholl, sindaco di Ingersheim, liberale, pacifista e anti-nazionalista, e Magdalene Muller, infermiera. Educati nelle organizzazioni giovanili naziste, a poco a poco se ne distaccano, avvicinandosi progressivamente al cattolicesimo. Particolarmente importante nella loro formazione sarà l'amico Otto Aicher, che diffonde le idee del Quickborn (Sorgente di vita), un movimento cattolico guidato da Romano Guardini, che propugna Gesù Cristo come unica guida della gioventù e proclama il triplice diritto dei giovani nella formula «Gioventù, Libertà e Gioia».

Nel frattempo comincia, con la congiunta invasione nazista e sovietica della Polonia, la seconda guerra mondiale. Nel 1941 Hans e Sophie incontrano Carl Muth e Theodor Haecker, due intellettuali cattolici anti-nazisti, vicini al vescovo cattolico August von Galen, detto «il leone di Munster», per la sua eroica opposizione al regime. Saranno proprio i fogli clandestini pervenuti in casa Scholl con le prediche e le lettere pastorali del vescovo Von Galen, a dare ai due fratelli l'idea dei futuri volantini.

Nel maggio del 1942 Sophie Scholl si trasferisce a Monaco per iniziare a frequentare l'Università; è qui che conosce quelli che diventeranno ben presto i componenti la Rosa Bianca. Tutti, eccetto Cristoph che sta cercando la verità, sono schiettamente credenti. Tutti condividono la stessa convinzione che nell'essere umano coesistono due forze opposte: una malata che, se viene incoraggiata, semina la morte e la desolazione; l'altra invece è una forza radiosa che, a volte, può condurre l'uomo a superare i propri limiti, le proprie debolezze. Il nazismo incoraggia i bassi istinti dell'uomo, riducendolo al livello di una bestia. Loro, al contrario, vogliono chiamare l'uomo a ribellarsi, dimostrandogli che non è un mostro, ma un essere di luce, creato «a immagine e somiglianza di Dio». Comprendono appieno che la vita è il dono più prezioso, l'avventura più bella, che va spesa per il Bene, rifiutando il Male. Di qui l'impegno, con i mezzi di cui dispongono, a contrastare la follia nazista.

I primi quattro volantini della Weisse Rose sono scritti a macchina da Hans Scholl e Alexander Schmorell, ciclostilati e spediti, tra il giugno e il luglio del 1942, a indirizzi scelti a caso negli elenchi telefonici, privilegiando professori e intellettuali. Talvolta i manifesti sono lasciati in locali pubblici, alle fermate dell'autobus, nelle cabine telefoniche, o gettati dai tram di notte. A poco a poco, l'azione degli intrepidi ragazzi della Rosa Bianca si intensifica. Moltiplicano i volantini, li diffondono in tutte le città della Germania meridionale. «Non è possibile discutere del nazismo - è scritto in uno di questi - né opporvisi con un approccio dello spirito, poiché non ha nulla della dottrina spirituale... Dopo l'occupazione della Polonia, trecentomila ebrei di questo paese sono stati ammazzati come bestie. Questo è il crimine più abominevole perpetrato ai danni della dignità umana, e nessun altro nella storia potrà essergli paragonato... Ognuno rigetta sugli altri questo errore comune, ognuno se ne libera e continua a dormire, con la coscienza tranquilla. Ma non si deve sciogliere il legame di solidarietà con gli altri, ognuno è colpevole, colpevole, colpevole... Saremo per sempre il popolo più odiato da tutti, escluso dal mondo?».

I ragazzi di Monaco hanno collegamenti con gli studenti di altre città tedesche, come Amburgo e Friburgo. E' il tempo della semina perché possa sbocciare la libertà. La Gestapo, come un orco mostruoso, ha raccolto qualcuno di questi semi e cerca i Pollicini che si ripromette di divorare. Avvertiti, i giovani raddoppiano l'impegno. Sui muri dell'Università di Monaco e su altri edifici scrivono un'ottantina di slogan anti-hitleriani e  intensificano il lancio di volantini che incitano alla rivolta. Il quinto è firmato «Movimento di resistenza in Germania» ed è stato redatto con la collaborazione di Kurt Huber, professore di Hans ed unico docente di Monaco che osa avanzare critiche al regime nelle sue lezioni.

Moltiplicando gli interventi, spesso di giorno e a volto scoperto, per i componenti della Rosa Bianca aumentano però anche i rischi. Finché, portando all'Università una valigia stipata di volantini, Hans e Sophie commettono l'imprudenza di farla cadere sulle scale. Il custode li vede e li denuncia. E' il 18 febbraio 1943. A Robert Mohr, il funzionario della Gestapo che la interroga in prigione e che le domanda se è in qualche modo pentita della sua azione anti-nazista, Sophie ribadisce: «Rifarei tutto esattamente come prima, perché non sono io, ma lei ad avere un concetto sbagliato della politica. Sono in tanti a pensare quello che noi abbiamo detto e scritto; solo che non osano esprimerlo a parole».

Al termine del processo, istruito a Monaco il 22 febbraio 1943, i fratelli Scholl e Cristoph Probst vengono condannati a morte per decapitazione con l'accusa di  aver «propagandato idee disfattiste, fatto appello al sabotaggio dell'organizzazione militare e all'abbattimento del sistema nazionalsocialista del nostro popolo e insultato il Fuhrer nel modo più infame e con ciò favorito il nemico del Reich e demoralizzato le nostre forze armate».

Il comportamento dei ragazzi, illuminato dalla fede, fu esemplare anche negli attimi che precedettero l'esecuzione. Racconterà uno dei secondini: «Si comportarono con coraggio fantastico. Tutto il carcere ne fu impressionato». Anche Robert Mohr rimase colpito dai ragazzi: «Fino alla loro amara fine, Sophie e Hans Scholl (a cui sarà dedicata la piazza dell'Università Ludwig-Maximilian di Monaco, con il nome di Geschwister-Scholl-Platz) conservarono un atteggiamento che può definirsi eccezionale. Entrambi in sintonia dichiararono il senso delle loro azioni; avevano avuto come unico scopo evitare alla Germania una sventura ancora più grande e contribuire forse, da parte loro, a salvare la vita di centinaia di migliaia di soldati tedeschi, perché quando si tratta della salvezza o della rovina di un intero popolo non c'è mezzo o sacrificio che possa apparire troppo grande. Sophie e Hans Scholl furono sino all'ultimo convinti che il loro sacrificio non era stato inutile».

Due mesi dopo verranno condannati a morte anche Alexander Schmorell, Willi Graf e Kurt Huber. Il delirio nazista colpirà anche amici e colleghi che avevano aiutato la Rosa Bianca a preparare e distribuire i volantini, condannando anch'essi al carcere per periodi oscillanti tra i sei mesi e i dieci anni. Sforzi vani, perché meno di due anni dopo il nazismo scomparirà definitivamente dalla faccia della terra. Mentre il ricordo di questi incredibili ragazzi ci accompagnerà sempre.




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