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Numero 475
del 15/05/2012
Cina. Non passa lo straniero! PDF Stampa E-mail
! di Enrica Bucciarelli
bucciarelli@ragionpolitica.it
  
sabato 21 marzo 2009

Il Segretario Generale dell'OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development), Angel Gurria, ha annunciato la stima della crescita economica della Repubblica Popolare della Cina per l'anno 2009: essa si assesterà probabilmente fra il 6 e il 7%. Una previsione del resto in linea con quella annunciata dalla Banca Mondiale (6,5-7,5%) nel novembre del 2008. Un ottimo risultato, vista la tempesta economica che imperversa su tutto il pianeta (per l'euro-zona l'OECD prevede una contrazione del 4,1% contro il 3,5% previsto dal Fondo Monetario Internazionale), e soprattutto - come Gurria ha teso a sottolineare - una previsione molto vicina alla crescita necessaria allo Stato asiatico per creare nuovi posti di lavoro e non provocare forti scompensi a livello occupazionale, che inevitabilmente andrebbero a minare il già precario sistema sociale cinese.

A destare l'attenzione degli economisti è però un'altra notizia. Mentre i nostri mercati sono inondati da prodotti cinesi senza il minimo rispetto delle legislazioni, della sicurezza e dei brevetti, la Cina rigetta l'offerta di 2,4 miliardi di dollari USA per l'acquisizione, da parte della statunitense Coca-Cola, della Huiyuan Juice, la più importante compagnia cinese di succhi di frutta. Sfruttando una legge anti-monopolio in vigore dall'estate dello scorso anno e ponendosi nella più integrale posizione anti-trust, rifiuta l'acquisizione come ipotesi di «concentrazione» di imprese e di potenziale e sostanziale monopolio della Coca-Cola a danno delle piccole imprese locali. Motivazioni legislative ed economiche che a molti osservatori anti-trust appaiono poco incisive, visto che Coca-Cola non ha in Cina un preponderante peso nel mercato dei succhi di frutta (circa il 9,7%) e Huiyaun controlla circa il 10,3% (dati di settembre 2008): sono numeri che non fanno di certo pensare ad un monopolio assoluto.

Mal digerita dai mercati (il titolo della Huiyuan è stato sospeso ad Hong Kong per eccesso di ribasso) ma diplomaticamente accettata dagli interessati, sulla mancata acquisizione aleggiano ragioni di carattere politico: espandersi capillarmente in tutto il globo ma essere ben sicuri che nulla possa turbare gli equilibri interni, poco importa se siano essi economici o socio-culturali; proteggere gli interessi economici nazionali anche con misure protezionistiche, tanto più se si tratta di salvaguardare un'azienda dall'acquisizione della Coca-Cola Company, il cui prodotto di punta è - volente o nolente - un atavico richiamo agli USA.

Giocare però con le carte del protezionismo di questi tempi potrebbe essere controproducente e da suggerimento servano le parole di Angel Gurria proprio a riguardo della rigettata acquisizione della Huiyuan da parte della Coca-Cola: «Quando si è in un buco, la prima regole della "legge dei buchi" è quella di smettere di scavare. E il protezionismo è una delle più grandi pale. È quella che fa sì che un buco diventi più profondo».




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Commenti (1)
1. 01-04-2009 10:28
Fuoco del Drago sulle stelle e strisce
Probabilmente il protezionismo della Cina verso l'aquisto americano di una sua grande impresa di succhi di frutta č una componente della politica economica del regime comunista dal cappello di paglia, che per competere globalmente ha assunto aspetti capitalisti e una difesa sia delle proprie merci che delle proprie imprese, anche per esercitare il diritto di proprietā recentemente legalizzato. Sotto certi aspetti la Cina vuole competere economicamente con gli Stati Uniti.
Scritto da Nobile

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