Il Segretario Generale dell'OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development), Angel Gurria, ha annunciato la stima della crescita economica della Repubblica Popolare della Cina per l'anno 2009: essa si assesterà probabilmente fra il 6 e il 7%. Una previsione del resto in linea con quella annunciata dalla Banca Mondiale (6,5-7,5%) nel novembre del 2008. Un ottimo risultato, vista la tempesta economica che imperversa su tutto il pianeta (per l'euro-zona l'OECD prevede una contrazione del 4,1% contro il 3,5% previsto dal Fondo Monetario Internazionale), e soprattutto - come Gurria ha teso a sottolineare - una previsione molto vicina alla crescita necessaria allo Stato asiatico per creare nuovi posti di lavoro e non provocare forti scompensi a livello occupazionale, che inevitabilmente andrebbero a minare il già precario sistema sociale cinese.
A destare l'attenzione degli economisti è però un'altra notizia. Mentre i nostri mercati sono inondati da prodotti cinesi senza il minimo rispetto delle legislazioni, della sicurezza e dei brevetti, la Cina rigetta l'offerta di 2,4 miliardi di dollari USA per l'acquisizione, da parte della statunitense Coca-Cola, della Huiyuan Juice, la più importante compagnia cinese di succhi di frutta. Sfruttando una legge anti-monopolio in vigore dall'estate dello scorso anno e ponendosi nella più integrale posizione anti-trust, rifiuta l'acquisizione come ipotesi di «concentrazione» di imprese e di potenziale e sostanziale monopolio della Coca-Cola a danno delle piccole imprese locali. Motivazioni legislative ed economiche che a molti osservatori anti-trust appaiono poco incisive, visto che Coca-Cola non ha in Cina un preponderante peso nel mercato dei succhi di frutta (circa il 9,7%) e Huiyaun controlla circa il 10,3% (dati di settembre 2008): sono numeri che non fanno di certo pensare ad un monopolio assoluto.
Mal digerita dai mercati (il titolo della Huiyuan è stato sospeso ad Hong Kong per eccesso di ribasso) ma diplomaticamente accettata dagli interessati, sulla mancata acquisizione aleggiano ragioni di carattere politico: espandersi capillarmente in tutto il globo ma essere ben sicuri che nulla possa turbare gli equilibri interni, poco importa se siano essi economici o socio-culturali; proteggere gli interessi economici nazionali anche con misure protezionistiche, tanto più se si tratta di salvaguardare un'azienda dall'acquisizione della Coca-Cola Company, il cui prodotto di punta è - volente o nolente - un atavico richiamo agli USA.
Giocare però con le carte del protezionismo di questi tempi potrebbe essere controproducente e da suggerimento servano le parole di Angel Gurria proprio a riguardo della rigettata acquisizione della Huiyuan da parte della Coca-Cola: «Quando si è in un buco, la prima regole della "legge dei buchi" è quella di smettere di scavare. E il protezionismo è una delle più grandi pale. È quella che fa sì che un buco diventi più profondo».
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