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Numero 475
del 15/05/2012
Il bipolarismo latinoamericano PDF Stampa E-mail
! di Maria Chiara Albanese
albanese@ragionpolitica.it
  
martedì 24 marzo 2009

Quando si parla di bipolarismo ci si riferisce ad un sistema politico, interno, regionale o internazionale che sia, nel quale si contrappongono due blocchi politici distinti, rappresentati nella generalità dei casi da due coalizioni o raggruppamenti di partiti e/o movimenti. Obiettivo della «battaglia politica» è la conquista del potere medesimo. Relazionare tale concetto di geopolitica e scienza politica alla realtà latinoamericana può apparire un collegamento forzato. Ma andando a ripercorrere gli ultimi avvenimenti che si sono sviluppati nel subcontinente americano, ci si rende conto come due precisi e definiti schieramenti stanno ormai prendendo vita. Due assi ben precisi stanno spaccando in due la realtà geopolitica regionale dell'America Latina: da un canto quello di Chávez, del c.d. «socialismo del XXI secolo»; dall'altro quello di Lula, e della sua «nuova visione dell'America Latina» e del ruolo che questa deve giocare nel contesto internazionale.

Sono due realtà fortemente contrapposte, sia da un punto di vista ideologico sia pragmatico. Se da un canto Lula ha rappresentato, sin da quando assunse la carica presidenziale nel 2003, il nuovo faro per la sinistra sudamericana, un nuovo modo di concepire «l'essere di sinistra» in una regione come quella latinoamericana; dall'altro Chávez è stato da sempre riconosciuto come il leader maximo dell'espressione del neo-bolivarismo, i cui pilastri fondamentali sono un marcato antiamericanismo e un nazionalismo, che vede nel ritorno alla gestione assoluta e centralizzata delle risorse e ricchezze nazionali il suo punto di forza.

Ma qual è il «potere» che i due poli si contengono? Senza ombra di dubbio la conquista della leadership nella regione ed essere riconosciuti sullo scacchiere internazionale come «la voce» dell'America Latina. A tal fine, da ormai più di cinque anni, Brasile e Venezuela stanno tessendo la loro trama di amicizie ed alleanze. Hugo Chávez ha diretto la sua attenzione verso specifici paesi latinoamericani, come Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Paraguay, Honduras e, grazie alle ultime elezioni tenutesi la passata settimana, anche el Salvador. In tal modo, sebbene a macchia di leopardo, il Venezuela è riuscito a garantirsi un largo e condiviso appoggio nei consessi regionali di maggiore importanza, come l'Unasur (Unión de Naciones de Suramericanas), l'Oea (Organización de Estados Americanos) e Mercosur (Mercado del Sur). Inoltre, i suoi importanti giacimenti petroliferi hanno contribuito a creare lentamente una dipendenza di tali paesi alleati ai rifornimenti di greggio che Caracas loro fornisce.

Per altro lato, la strategia di Lula appare ben diversa: sa da un canto lo sguardo al contesto regionale non passa mai in secondo piano, come dimostrato dal ruolo chiave giocato dal Brasile nella risoluzione delle controversie regionali o nei fora di maggior respiro, come l'Unasur, dall'altro il Paese è fortemente proiettato sullo scacchiere internazionale. Le molteplici alleanze strette sia dal punto di vista politico, sia militare e finanziario con alcuni attori strategici, come la Francia, il Sud Africa, l'India, l'Ue e soprattutto gli Stati Uniti, dimostrano la ferma volontà del Brasile di voler giocare negli anni a venire il ruolo di «paese di riferimento» per la comunità internazionale nella regione latinoamericana. La sua presenza come unico interlocutore della regione in occasione del G-20 che si è celebrato a Washington dimostra non solo il peso che il Brasile ha, ma anche la vision dei maggiori players internazionali nei riguardi dell'America Latina. Inoltre, la lotta al seggio permanete senza diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza Onu appare un importante campo nel quale il Brasile non intende cedere il passo a qualsiasi antagonista latinoamericano. Infine, le recenti acquisizioni nel campo della difesa (come il sottomarino strategico made in France), sino alla sua politica di difesa esercitata in seno al Consiglio di Difesa Sudamericano, dimostrano come il paese si stia ormai affermando in tutti e due gli scacchieri.

Elemento da porre in evidenza è l'amicizia che ogni giorno diventa più stretta tra il nuovo inquilino della Casa Bianca e quello di Brasilia, circostanza che potrebbe determinare una spinta in avanti di notevole portata per Lula, anche nella soluzione definitiva di questioni regionali irrisolte, come i conflitti territoriali o la c.d. «questione cubana», per la quale Obama potrebbe chiedere allo stesso Lula di giocare un ruolo privilegiato. La partita si è formalmente aperta. Dal suo risultato dipenderà il volto che l'America Latina assumerà negli anni a venire.

 




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