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Numero 385
del 02/09/2010
NAZIONALE, POPOLARE, TRADIZIONALE PDF Stampa E-mail
! di Gianni Baget Bozzo
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mercoledì 25 marzo 2009

Il congresso di fondazione del Popolo della Libertà corona il lungo cammino di quello che è stato definito come «berlusconismo». Esso venne all'inizio inteso come patologia del sistema politico italiano, come fenomeno transitorio che non poteva non essere riassorbito nella struttura classica dei partiti. Fu considerato un'anomalia legata al possesso delle televisioni, un appello populista in senso non democratico.

Ragionpolitica.it è nata da un'iniziativa di Alessandro Gianmoena, che considerava internet come uno strumento per spiegare le ragioni di Forza Italia, e quindi il fenomeno Berlusconi, alla generazione più giovane, che non aveva legami con la politica del passato e che era affascinata dal linguaggio della vita comune parlato dalla nuova formazione politica. Erano gli anni del secondo governo Berlusconi, tempi duri segnati dall'avvento del terrorismo islamico e dalla guerra irachena; anni che videro però il governo reggere nella crisi dei rapporti tra Europa e America e mantenere il ruolo dell'Italia come cerniera tra le due sponde dell'Atlantico. Ragionpolitica ha riunito un gruppo di giovani che ha cercato di commentare i fatti senza far gravare su di loro le ideologie politiche del Novecento. La convinzione di Ragionpolitica era che la cultura politica novecentesca fosse stata ormai sconfessata dai cambiamenti avvenuti nella realtà: dall'avvento della società della tecnologia e della comunicazione. Il partito storico era stato il partito delle masse, in cui gli uomini contavano in quanto numeri e i colti parlavano un linguaggio diverso dagli incolti. La televisione creava ora un linguaggio comune e internet una rete di relazioni interpersonali, costituendo così la grande platea che avvicinava la democrazia parlamentare alla democrazia diretta.

Berlusconi non era quindi un fenomeno strano, ma indicava l'emersione, a livello di visibilità politica, di un cambiamento della struttura della comunicazione e delle regole del consenso. Il popolo diventava un pubblico. Un pubblico composto da persone che, vedendo il volto dei protagonisti della politica, potevano giudicarli secondo il loro sentimento personale (ciò creava indubbiamente anche l'antipolitica, un senso di rigetto della liturgia dei partiti che avevano garantito la loro identità nella separatezza del loro linguaggio dal linguaggio comune). E' avvenuta così una rivoluzione senza stragi e senza morti, senza colpi di Stato e violenze: la tecnica ha cambiato il costume e prodotto nuove forme del vivere. Berlusconi non era dunque l'eccezione: era la nuova regola. Che ciò sia avvenuto nel volto di un uomo è dovuto al fatto che le tele-immagini hanno creato una comunicazione diretta tra i volti e il volto, la persona del leader ha sostituito il complesso corpo ideologico del partito, con le sue regole chiuse e il suo parlare cifrato.

Ma quando Ragionpolitica cominciò, con le penne computerizzate dei suoi giovani collaboratori, a descrivere il berlusconismo come norma della politica e non come eccezione, trovò pochi orecchi disposti a comprenderla. Gli anni del secondo governo Berlusconi esprimevano la lotta del sistema dei partiti tradizionali contro un «usurpatore» considerato una nuova forma di fascismo proprio perché delegittimava le vecchie politiche e i vecchi partiti. Il paradosso che rendeva fasulla tale comparazione è che la delegittimazione dei partiti avveniva mediante il consenso e non mediante la violenza, mediante le immagini e non mediante i manganelli, mediante l'affermarsi della democrazia diretta all'interno della democrazia parlamentare. Ragionpolitica fece lo sforzo di indagare le ragioni per cui il berlusconismo era ben altro che una deviazione della democrazia, ma ne rappresentava invece l'espansione.

Forza Italia si adeguava intanto spontaneamente al suo nascere dal carisma di una persona e si domandava quale ragione avesse questo carisma che si rivelava reale e reggeva anche l'impatto della delegittimazione da parte degli stessi alleati nel secondo governo Berlusconi. Sia An che l'Udc, infatti, condividevano il giudizio che riteneva transitorio il fenomeno Berlusconi e pensavano che le elezioni regionali del 2005 avessero ricondotto la politica italiana nell'alveo dei partiti tradizionali. Per Ragionpolitica furono giorni difficili, angosciosi, perché sembrava che il popolo fosse rientrato nei vecchi schemi e che l'avventura del nuovo rapporto tra leader e popolo oltre il partito fosse stato un sogno di una stagione particolare. Ma l'incredibile lotta di Berlusconi nelle elezioni politiche 2006 mostrò la tempra del leader e il cuore del popolo: quelle elezioni sconfissero la tesi dei partiti alleati, secondo cui essi potevano tornare liberi dalla leadership di Berlusconi, e mostrarono invece che il nesso tra il popolo e il leader era intatto. Forza Italia è stata la forza politica che si è identificata con la funzione e con il ruolo del leader. E' stata perciò un partito diverso, che non si sovrapponeva con il suo linguaggio a quello del leader, ma ne diventava l'eco fedele. Forza Italia era una nuova forma di partito, non ideologico e non autoreferenziale, capace di interpretare il nuovo rapporto che televisione e informatica introducevano nella forma della politica, facendo sì che la democrazia parlamentare assumesse le forme della democrazia diretta. Forza Italia ha trovato in questo il suo cammino.

Ma ora il problema è diverso: si tratta di fondare il Popolo della Libertà, cioè un partito tradizionale, liberale e moderato che chiederebbe il confronto con un partito di sinistra se questo accettasse di considerare il diverso non come nemico e uscisse dalla cultura rivoluzionaria che ha contagiato anche il mondo cattolico producendo al suo interno posizioni ideologiche. Ma l'operazione Veltroni, tentata con lo scopo di creare in Italia un sistema bipartitico simile a quello che vige in Europa (popolari versus socialdemocratici) non è andata a buon fine. Alleandosi con Di Pietro, Veltroni ha riportato in auge la linea dell'avversario come nemico, cioè l'essenza stessa del principio rivoluzionario. Ragionpolitica ha condiviso le speranze, diffuse in Forza Italia, di una collaborazione con il Partito Democratico sul piano istituzionale e sulla riforma della giustizia, ma Veltroni non ha retto la scelta. Il risultato è stato incredibile: il crollo della sinistra storica di matrice comunista, che aveva dominato la cultura politica italiana dal dopoguerra in poi, è stato totale. Il Partito Democratico ora non è più alternativo nei numeri e la sinistra storica ha dovuto cedere il passo alla sinistra democristiana, a un suo esponente (Dario Franceschini) che non ne è stato neppure il leader. Le forze che hanno costituito il nerbo della politica italiana oggi non sono più in grado di reggere l'alternativa politica e il paese non ha alternative di governo alla coalizione guidata da Silvio Berlusconi. Egli è divenuto il riferimento dei moderati, dei liberali, delle culture che si riconoscono nel riferimento alla tradizione e non alla rivoluzione. Il berlusconismo, lungi dall'essere una patologia della democrazia, si è rivelato come la sua rifondazione. E' su di esso che si fonda il nuovo partito del Popolo della Libertà.

Questo partito nasce dall'integrazione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, dall'intesa tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Non fu un caso se Berlusconi fece il suo primo gesto di impegno politico sostenendo la candidatura di Gianfranco Fini a sindaco di Roma nel 1993. Quest'alleanza significa chiudere la tensione fascismo-antifascismo che ha dominato la politica italiana: il Partito Comunista aveva fatto del fascismo italiano una categoria universale in cui includere tutto ciò che non si piegava all'egemonia comunista. Gianfranco Fini ha dato un contributo fondamentale alla chiusura della tensione fascismo-antifascismo, condannando in modo radicale le leggi razziali e l'alleanza del fascismo italiano con il nazismo tedesco: un'alleanza così aliena dalla tradizione romana della nostra storia. Con ciò egli è divenuto il garante del nuovo partito, anche se con un ruolo distinto da quello del leader naturale Silvio Berlusconi. Ragionpolitica ha seguito questo processo con entusiasmo sin dai giorni in cui esso sembrava assai lontano dalla sua realizzazione, da quando cioè Berlusconi lanciò l'appello del Predellino a Piazza San Babila, che venne visto da Alleanza Nazionale come una provocazione e una rottura.

Il nuovo partito può definirsi nazionale, popolare, tradizionale. Il termine «Italia» fa parte della cultura sia di Forza Italia che di Alleanza Nazionale e intende abbracciare l'unità della storia italiana nata da Roma e universalizzata dal cristianesimo. Il Popolo della Libertà riconosce la grandezza dei Comuni medievali e dell'Università, lo splendore del Rinascimento, il valore della Riforma cattolica, del Risorgimento che fece dell'Italia una nazione-Stato. Si riconosce quindi nella storia italiana, ne accetta la realtà e nega che per essere se stessa la cultura italiana debba diventare allogena. Lo Stato-nazione è tornato ad essere protagonista della politica a causa della grande crisi del sistema economico mondiale. Sta ora agli Stati nazionali il compito di ricomporre il nesso tra finanza, economia e società e garantire che il mercato mondiale rimanga tale. E' un compito inatteso, che sposta tutti i termini della percezione della politica, ma ridà al termine «nazione» il suo senso. La fiducia nel sistema-Italia è la base della cultura politica del nuovo partito, che non rivendica a se stesso un ruolo diverso da quello dell'impegno nel governo del paese. La maggioranza espressa nel 2008 non ha alternative e la crisi della sinistra, giunta in proporzioni inattese, dà al governo Berlusconi il carattere di nuova classe dirigente, che cambia radicalmente la cultura politica che ha governato sinora i decenni della Repubblica. Si ha così un mix di fattori diversi: la nuova maggioranza non più di sinistra, la crisi economica globale, il ruolo dello Stato nazionale in essa. E' una storia diversa che incomincia e il Popolo della Libertà sembra provvidenzialmente preparato per dare risposta ad essa.

Il secondo aggettivo che qualifica il nuovo partito è «popolare», perché l'impegno di Berlusconi è stato quello di suscitare la volontà di un popolo di esprimere direttamente il governo e di non lasciare che tale scelta fosse affidata alle decisioni delle direzioni di partito. Il nesso democratico tra popolo e governo è la novità costituzionale della maggioranza berlusconiana dal 1994 in poi e crea un quadro politico diverso da quello previsto dalla Costituzione del 1948, che non regola la funzione di governo ma la affida alla scelta dei partiti e delle alleanze tra questi. «Popolare» vuol dire il nesso tra elezioni e formazione del governo: una novità che cambia i rapporti di fatto tra gli organi istituzionali e che deve essere riconosciuta anche dalle funzioni di garanzia, dal presidente della Repubblica alla magistratura. Ciò accade in tutti i paesi europei. Solo in Italia il capo dello Stato è un giudice del rapporto tra maggioranza elettorale ed esecutivo e partecipa in modo improprio alla funzione di governo. E' questo il problema centrale della politica odierna: il riconoscimento, nella prassi costituzionale, del bipolarismo e del nesso diretto tra corpo elettorale e governo.

Infine il Popolo della Libertà è un partito tradizionale, perché pone fine al concetto di rivoluzione come forma della politica e riconosce il ruolo che la lunga storia del nostro popolo ha impresso nel suo costume. Ciò ha un senso particolare nel rapporto tra cattolici e laici: il Popolo della Libertà ritiene che la laicità comporti la collaborazione con la Chiesa cattolica, che tanta parte ha nella storia del paese, e anche la differenza da essa in materie che riguardano l'autonomia dello Stato.

Ragionpolitica ha elaborato questi concetti nel suo lungo percorso di questi anni, mantenendo la sua sintonia con la forma nazionale della politica berlusconiana, con il suo carattere popolare e con le sue radici tradizionali. Ora essa confluisce nel Popolo della Libertà con il suo gruppo di giovani, che si sono impegnati a seguire il cammino di Forza Italia negli anni difficili e che vedono la responsabilità del partito crescere con la sua trasformazione in Pdl e con l'assunzione del carattere di forza dirigente dello Stato e della nazione sotto la guida di Silvio Berlusconi.




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