Cari amici del Popolo della Libertà, ringrazio Sandro Bondi che mi permette di trasmettere a voi questo saluto che non posso recare di persona per le mie condizioni di salute. Alla base di esse vi è una lunga angoscia e ansia per le sorti del nostro movimento dopo la vittoria del 2001. Il movimento creato da Berlusconi è sempre stato segnato da una radicale improbabilità secondo le ragioni della politica. Era come il calabrone che, secondo le leggi della statica, non dovrebbe volare. Eppure vola.
Al convegno del 2004, per celebrare il decennale di Forza Italia, dissi che essa era nata da una iniziativa spirituale e sia dai vescovi italiani che dalla stampa fui rimproverato come se avessi santificato Berlusconi. Ma io mi riferivo al carisma della libertà nel linguaggio di Max Weber, cioè alla capacità di leggere il sentimento profondo di un popolo oltre la sua cultura stabilita e oltre le sue istituzioni. Il carisma crea, attraverso il sentimento del popolo, una nuova legittimità. E questa viene sentita come una sfida dai poteri dominanti, come una loro delegittimazione. Sembrava che essi, in ragione del loro potere, potessero soffocare il vincolo che nasceva tra il volto di un uomo e il sentimento di un popolo.
La ragione può comprendere la logica del potere, ma solo la fede fonda l'improbabile della libertà. Berlusconi ha usato la parola «fede nella libertà» e il Novecento, che è stato il secolo di bronzo dei poteri totalitari, della fisica del potere nella sua brutalità, è terminato con la vittoria della libertà. Credere nella libertà significa creare una possibilità, come credere nella fede cristiana crea la possibilità del cristianesimo. Vi è un nesso indissolubile tra l'evento cristiano e l'evento della libertà, perché ambedue si fondano sul concetto che l'uomo sia una persona e che la persona possa creare. Ogni simbolo cristiano può essere letto laicamente, perché la parte significante del simbolo è sempre un evento umano. Che un uomo condannato e crocifisso sia il messia di Israele e figlio di Dio indica che il piccolo uomo può reggere contro la forza della moltitudine. E questa è la libertà, la capacità della persona di creare un popolo. La libertà di una persona si è incrociata con la libertà di un popolo e ha creato una possibilità nuova. Il popolo della libertà è questa nuova creatura.
In tutti gli anni che vanno dal '94 ad oggi il pensiero politico ha giudicato il popolo della libertà creato da Berlusconi come una pagliacciata o una malvagità, una sciocchezza o un mostro. Il disprezzo si congiungeva al timore, la svalutazione all'esaltazione del pericolo che Berlusconi avrebbe rappresentato. E' perché il popolo della libertà non era iscritto nel quadro stabilito dalla politica italiana che esso è stato una nuova creatura con un parto difficile, che ha richiesto da parte del leader e di tutti coloro che lo seguivano di lottare contro l'evidenza che la cultura politica dominante, nazionale e internazionale, imponeva contro di lui. Quello a cui abbiamo assistito è un evento storico di cui noi, partecipandovi, non abbiamo piena coscienza.
Abbiamo creato una realtà che prima di noi non era possibile, abbiamo creato una possibilità. Ed ora, con questo congresso, questa possibilità entra nel reale. Ma dobbiamo credere ancora che questa congiunzione di uomini, che hanno storie diverse e che certamente diventano anch'essi agonisti affiancando il leader così fortemente protagonista, sarà capace di creare una nuova possibilità per l'Italia.
La nostra forza politica ha avuto rapporti felici con la Chiesa di Papa Ratzinger perché egli ha esposto la dottrina di una civiltà cristiana che univa il Dio della legge ebraica, il logos della Grecia, il diritto di Roma. E lo faceva esaltando la persona di un uomo, Gesù di Nazareth e, in essa, la persona di tutti gli uomini. Credenti o non credenti, il rapporto fondativo che abbiamo con la creatività della persona, con la libertà, con il popolo di liberi, ci obbliga a riconoscere che la nostra identità politica è la civiltà che chiamiamo occidentale e che comprende tutti i popoli che a Oriente e Occidente sono stati educati dal cristianesimo, dall'America alla Russia.
La possibilità che abbiamo creato è l'unica realtà in grado di dare all'Italia un governo. Il brutto anatroccolo è diventato un'aquila reale. Non è un caso - credo - che chi come noi ha sfidato l'impossibile sia chiamato oggi a governare una società che non ha tabelle di marcia. Il governo Berlusconi è chiamato a creare una possibilità per la tempesta che oggi attraversiamo. A questo siamo chiamati tutti noi nella misura delle diverse responsabilità, sotto la guida di un leader che ha realizzato quello che prima di lui non poteva esistere. Questo è ciò che è chiamato carisma. Ringrazio Bondi di avermi letto e voi di avermi ascoltato.
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