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Numero 475
del 15/05/2012
Il futuro della politica passa attraverso il Pdl PDF Stampa E-mail
! di Filippo Salone
salone@ragionpolitica.it
  
lunedì 30 marzo 2009

Lo storico processo di innovazione della politica italiana intrapreso da Silvio Berlusconi con la discesa in campo del '94 ha celebrato l'ennesimo passaggio di svolta. Il congresso del Pdl, che culmina il cammino intrapreso con la svolta di Piazza San Babila, e giunge come naturale corollario al  battesimo popolare  celebrato con la vittoria delle  scorse elezioni, sposta infatti ancora una volta in avanti  la  frontiera del berlusconismo. Se si guarda indietro, ciò che questa frontiera si è lasciata alle spalle lo si può scorgere con precisione. Innanzitutto due partiti si sono sciolti e simbolicamente si è chiuso il cerchio tracciato dalla  prima vera accelerazione berlusconiana sancita da quel giorno del '94: il superamento delle forme partitiche tradizionali. Già allora la creazione di Forza Italia come «nuovo politico» fu in grado di soverchiare e destrutturate la forma partito tradizionale, determinando un formidabile impulso di modernizzazione. Ancora oggi questo impulso lo si può scorgere in tutta la sua evidenza. È la forma di comunicazione della politica, il suo modo di mediare la società ed interagire con essa, dalla mobilitazione alla rappresentanza, ed essere stata rivoluzionata.

Nel recepire ed evolvere il fenomeno di personalizzazione e di centralità della leadership carismatica anche in Italia, laddove da De Gaulle a Mitterrand, da Roosevelt a Kennedy e Reagan, nel resto del mondo questa centralità, corroborata da forme di governo ad essa funzionale, si imponeva rispetto al «kratos» dei partiti, Berlusconi ha guidato il mutamento tanto da far confessare tempo fa ad un insospettabile come Ginsborg che «Berlusconi sarà tanto studiato nel futuro e si dirà che è un uomo eccezionale, che è un innovatore che ha fatto nel suo modo».

Del resto la forza del berlusconismo è stata ed è tuttora  quella di oltrepassare di slancio qualsiasi barriera di intermediazione, recependo come immediata conseguenza il portato della rivoluzione tecnologica e delle comunicazioni, laddove ogni singolo cittadino possiede ora libertà e pluralità di accesso alle informazioni occorrenti a determinare la sua scelta e la sua cifra politica. In quest'ambito poi, pur di rincorsa e in tono manifestamente più opaco, persino le forze post-comuniste da quel giorno hanno assorbito l'accelerazione berlusconiana, affidandosi nella sua alternativa alla figura di Prodi, uomo ombra dei partiti ma recepito dall'opinione pubblica come al di sopra di questi. In questa decennale operazione di cosmesi con la creazione dell'«Ulivo» il professore bolognese si è presentato come l'alfiere della società civile e della cultura impegnata in termini dispregiativi, ma in realtà come suo riflesso e determinazione, del fenomeno Berlusconi.

Fenomeno ben presto affermatosi come modello di politica «calda», capace di proporre la propria leadership carismatica per permeare direttamente la società con la tensione di un messaggio ideale. Ed è tramite questo carisma popolare, pietra filosofale del mondo post-ideologico del XXI secolo, che il berlusconismo  ha riscosso negli anni una legittimazione pura ed ogni volta rinnovata. Una tensione morale diretta ed inesauribile tra guida e popolo.

La forza di questo cammino Berlusconi l'ha tracciata a prescindere e affrancandosi il più delle volte dal collante del potere. Anche senza responsabilità di governo egli ha sempre esposto in maniera organica la propria proposta investendo nel suo messaggio tutte le sfide più difficili. Nei momenti di impasse e di recrudescenza della politica politicante l'uomo di Arcore si è sempre assunto la responsabilità di indicare una strada, ha preso posizioni nette e talvolta anche tranchant ma pur sempre nella coerenza di un ruolo che lo assurge a portavoce di una nuova visione della modernità. Il moto perpetuo del berlusconismo ha così finito per essere negli anni  movimento fluviale contro la conservazione. 

La spinta propulsiva originaria del '94 quindi non si esaurisce oggi ma oggi trova la sua ennesima proiezione verso il futuro. Il futurismo politico di Berlusconi, che nel momento della formazione del consenso rimane l'unico in grado di mobilitare le masse, si sostanzia nella nascita del Pdl al fine di tesaurizzare l'esperienza sin qui vissuta. Ennesimo traguardo della missione storica di modernizzazione che è allo stesso tempo elemento fondante e caratterizzante del berlusconismo. Del resto ancora una volta il Cavaliere ha cavalcato l'avanguardia. La domanda è cambiata, l'offerta non può rimanere la stessa. La società si trasforma, gli attori devono trasformarsi con essa.

Il compito del Pdl tuttavia è arduo. Dovrà essere all'altezza del proprio fondatore ed incarnare  la «road map» della politica del XXI secolo scegliendo di comunicarla in maniera diretta senza tentazioni elitariste e appropriazioni verticistiche. Guardare avanti e continuare il cammino tracciato dall'uomo della storia senza mai specchiarsi nel chiaro di luna.




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