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Numero 462
del 11/02/2012
L'Africa, l'Aids e il mito del preservativo PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
lunedì 06 aprile 2009

Forse è venuto il momento in cui i cattolici rivendichino come un blasone di alta nobiltà l'epiteto ingiurioso con cui furono gratificati a partire dal XVI secolo dagli eretici, o meglio, i «fratelli separati» o i «diversamente credenti», poiché essere cristiani e cattolici significa riconoscere come propria guida spirituale il vescovo di Roma, che, esercitando il ministero petrino, è anche pastore della chiesa universale. Dal momento che siamo papisti, quello che dice il Papa è per noi messaggio di verità, in spirito di autentica carità.

Partendo da queste premesse vorrei fare alcune sobrie riflessioni sullo scandalo che il nostro amato Pontefice ha dato al mondo in occasione del suo recentissimo viaggio in Africa, precisamente quando ha affermato che il preservativo non costituisce rimedio appropriato per contenere e debellare l'infezione dell'Aids. Che scandalo nelle cancellerie di Francia, Germania, Spagna, Inghilterra! Che scandalo negli organismi internazionali brussellesi ed onusiani che campano allegramente con le carità pelose elargite al cosiddetto «terzo mondo». Come si permette questo «pretonzolo» residuato del più buio Medioevo di condannare a morte sicura milioni di infelici per il gusto di proclamare ai quattro venti le sue fisime stravaganti? Eppure a questo «pretonzolo» biancovestito fanno riferimento migliaia e migliaia di persone che prestano autentico e gratuito soccorso, in termini di assistenza, condivisione e convivenza, ai soggetti contagiati dall'Hiv là dove il morbo maggiormente si è diffuso e i presidi sanitari sono disperatamente carenti.

Ma tant'è che in quelle cancellerie e in quegli organismi internazionali serpeggia da sempre e in maniera ogni giorno più esplicita un odio fondamentalista verso il nome cristiano in generale e verso la Chiesa cattolica in particolare. E anche da ambienti non pregiudizialmente ostili, anche da personaggi che si fregiano di essere «cattolici», pur non mettendo in discussione il diritto del Papa di esprimere il suo pensiero, si manifestava un mal dissimulato disagio per la inopportunità di quella esternazione, che serviva solo ad evidenziare il contrasto stridente tra la norma astratta di una morale desueta e inosservabile e le esigenze concrete della tutela della salute. Addirittura un professionista di solito serio ed equilibrato come Enrico Mentana, pur riconoscendo al Pontefice la facoltà di parola, invitava la Chiesa a non creare un nuovo «caso Galileo», perché non si può, per attaccamento ad oscuri principi etici in materia di sesso, negare la indiscussa, evidente, risolutiva efficacia del preservativo. Ahia, Chicco! Un giornalista di razza come te poteva almeno informarsi un po' meglio prima di declassare Galileo al rango di un «gondone»...

Del resto, prima di aggredire in modo così provocatorio Benedetto XVI, che ha fatto della sua intera vita una coerente testimonianza della fiducia che merita la ragione, e per conseguenza del fatto che non può sussistere incomponibile contrasto fra l'uso corretto della razionalità e la verità in materia di fede e di morale, tutti avrebbero dovuto fare un piccolo sforzo di documentazione. Uno sforzo che poteva partire nel modo più semplice dall'esame delle istruzioni per l'uso allegate ad una confezione del mitico oggetto, dell'arma totale contro l'infezione da Hiv. Si sarebbe così scoperto che nessun fabbricante garantisce sicurezza assoluta, ma ammette onestamente che possa sussistere una percentuale non trascurabile di «insuccesso». Se poi esaminiamo le norme per l'uso, si rileva chiaramente che all'«utente» vengono richieste «unghie decentemente curate, mani non eccessivamente callose e disponibilità di abbondante acqua corrente», tutte caratteristiche che ben si attagliano alle condizioni di vita delle popolazioni dell'Africa sub-sahariana. Poi, dulcis in fundo, viene specificato che l'oggetto è esclusivamente dedicato ad un «uso vaginale», quindi sicuramente inefficace per oltre quella metà di casi di contagio che avvengono nella «valle di Sodoma». Se poi si volesse ulteriormente approfondire la questione con una indagine più specificatamente tecnica, si potrebbe agevolmente scoprire che le dimensioni delle porosità del lattice sono nettamente inferiori alle dimensioni di una spirocheta da «treponema pallidum» o di un gonococco (parliamo, rispettivamente, degli agenti che causano sifilide e gonorrea), ma decisamente superiori, e quindi potenzialmente inefficaci, a quelle di un virus Hiv.

A questo possiamo aggiungere, per il malfidente che proprio non vuole credere all'efficacia risolutiva del preservativo per i problemi del contesto africano, che interessante potrebbe essere dare un'occhiata alle statistiche: si scoprirebbe così che la densità più elevata di infetti non si riscontra nelle bidonville africane, sudamericane o asiatiche, ma, attenzione attenzione, a Washington D.C., realtà statale ove certamente non fanno difetto presidi sanitari di ogni genere. Se si fosse poi ricercato qualche indizio che potesse indurre all'ottimismo, cioè qualche segno di un significativo arretramento dell'infezione, lo si sarebbe inaspettatamente trovato in Uganda, la regione che fino a tempi recentissimi è stata più devastata dal morbo. La rivoluzione si è verificata quando proprio gli organismi statali hanno abbandonato la scommessa sui profilattici e hanno svolto un'azione martellante di demonizzazione della promiscuità sessuale, proprio contro quello stile di vita che invece è particolarmente diffuso e considerato trendy a Washington D.C., oltre che fra le élites acculturate africane che, non a caso, rappresentano la fascia sociale più infettata del continente. Se la promiscuità è, secondo ogni possibile evidenza statistica, la causa prima della diffusione dell'infezione, la distribuzione generalizzata di profilattici servirebbe solo a infondere un senso di falsa sicurezza. Quindi l'arma «totale» sarebbe non solo inutile e inadeguata, ma anche altamente nociva, perché servirebbe esclusivamente a promuovere quegli «stili di vita» che sono la vera causa retrostante al propagarsi dell'infezione.

Quindi il Papa non ha ribadito una norma morale astrusa e stravagante, ma ha reso ancora una volta un servizio alla verità. Una verità documentabile e documentata con gli strumenti dell'onesta ragione. Irragionevoli, mistificatori, fondamentalisti e bigotti sono una volta di più coloro i quali hanno oltraggiato Benedetto XVI come mai si sarebbero sognati di fare con l'ultimo imam di una remota provincia iranica.




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Commenti (3)
1. 08-04-2009 08:51
finalmente!
Sig. Francesco Natale la ringrazio. 
Quando sostengo queste ragioni vengo considerata alla stregua di una talebana. Ora a chi mi guarda con il suo risolino sprezzante regalerò il suo articolo, documentato e ineccepibile. 
Possibile che dobbiamo sottostare a questi quattro prepotenti al soldo delle multin. farmaceutiche che invece di provvedere a farmaci meno costosi e accessibili a tutti pensano solo a sfruttare l'umanità? 
I profilattici non sono neppure efficaci per la regolazione delle nascite (prova provata) figuriamoci in Africa, al caldo!!!  
Invece di inondare l'africa di palloncini facessero delle scuole, delle università, ospedali, bonifiche, agricoltura, allevamenti, strade... 
W l'Africa!
Scritto da azzurra
2. 08-04-2009 14:21
perfettamente daccordo
mi fa piacere sentire queste parole sacrosante,E un grande grazie a Papa Benedetto, che ha sempre il coraggio di dire quello che pensa,alla faccia di tutti,GRAZIE Nelli
Scritto da nelli
3. 22-04-2009 15:52
Finalmente!
Avevo fatto ricerche in rete e avevo scoperto proprio quello che dice questo articolo: il lattice non dà sicurezza al 100% e la campagna di prevenzione che hanno portato avanti fino ad adesso in Africa è stata inefficace. Questo però non l'ho sentito dire su nessun telegiornale. Un po' di contro-informazione ogni tanto fa bene!
Scritto da Marco Giovane del PDL

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