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Numero 475
del 15/05/2012
Il piano italiano per lo sviluppo e l'integrazione dei Balcani PDF Stampa E-mail
! di Daniele Martino
martino@ragionpolitica.it
  
lunedì 06 aprile 2009

Il vertice di Praga tra Unione Europea e Stati Uniti ha riguardato tutte le cooperazioni in atto tra questi due protagonisti dello scenario geopolitico internazionale. Dall'Afghanistan all'Iraq, dal Medioriente ai Balcani, il punto condiviso è quello di incrementare le azioni comuni tra Washington e Bruxelles, agendo sempre più a stretto contatto e in maniera sinergica. In particolare, sull'assetto futuro dei Balcani l'Italia ha sicuramente una posizione favorevole per ribadire il proprio ruolo nel complesso e frammentato scenario dell'ex-Jugoslavia. In considerazione di questo, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha predisposto un piano in otto punti per accelerare l'integrazione euro-atlantica dei Balcani. Sinteticamente, gli otto punti consistono in:

  • Una liberalizzazione dei visti soprattutto per i lavoratori stagionali, da introdurre in tempi brevi.
  • L'inizio di un tavolo tecnico per l'ingresso del Montenegro, che ha già come propria moneta l'euro, nell'Unione Europea.
  • La rapida conclusione del processo di adesione per la Croazia, in modo che Zagabria diventi entro il 2010 il 28˚ membro dell'Unione.
  • Il rafforzamento dei poteri per l'Alto Commissario Onu in Bosnia, per esercitare una forte azione di supervisione tra le due entità, i serbo-bosniaci e i croato-musulmani, che attualmente compongono la Repubblica di Bosnia ed Erzegovina.
  • L'entrata in vigore dell'Association and stabilization agreement (Asa) con la Serbia, per rafforzare la cooperazione tra Bruxelles e Belgrado ed evitare il risveglio di pericolose spinte scioviniste e nazionaliste nel paese.
  • Un negoziato tra Grecia e Macedonia per appianare le divergenze sul nome dell'ex Repubblica jugoslava.
  • Un'azione comune e concordata tra tutte le truppe delle missioni internazionali di pace in Kosovo, in vista di una possibile rimodulazione dei contingenti militari.
  • Un vertice tra l'Unione Europea e gli Stati balcanici, da tenersi entro il giugno 2010, con la partecipazione anche degli Stati Uniti.

Il piano dell'Italia per i Balcani parte dalla necessità per ogni Stato della regione di raggiungere due obiettivi: l'ingresso nella Nato e nell'Unione Europea. Naturalmente vi sono tempistiche diverse da paese a paese per queste due finalità, tuttavia è evidente che solo una politica di piccoli passi può portare ad uno sviluppo economico dei Balcani nei prossimi anni. L'ingresso di Croazia e Albania nella Nato, ratificato al vertice di Praga, significa che questa è la strada giusta e che l'ingresso nell'Alleanza Atlantica è propedeutico all'ingresso nell'Unione Europea.

Solamente con queste modalità è possibile realizzare un ulteriore allargamento dell'Ue: infatti il piano Frattini è radicalmente diverso dai parametri di allargamento che hanno permesso l'ingresso di 12 Stati nell'Unione Europea tra il 2004 e il 2006. All'epoca della commissione Prodi erano necessari solo alcuni indicatori economici e una relativa stabilità dei conti pubblici per consentire l'ingresso di un paese nell'Unione. La recente crisi economica mondiale ha dimostrato che in alcuni Stati dell'Ue entrati nel 2004, come la Lettonia e  l'Ungheria, o nel 2006, come la Romania, sono bastati alcuni mesi di contrazione delle esportazioni per portare ad una paralisi totale dell'economia. Per i nuovi ingressi, questo non potrà avvenire: l'errore di Romano Prodi fu quello di cedere alla pressioni dell'allora cancelliere Schröeder per un allargamento immediato, funzionale alla sola economia tedesca ma dannoso per i bilanci dell'Unione.

Inoltre, a differenza del 2004, il processo di allargamento dell'Ue agli Stati balcanici oggi si collega strettamente ai rapporti dell'Europa con Russia e Stati Uniti. Con Washington occorre una totale unità d'intenti, che può essere raggiunta anche tramite soluzioni intermedie: un esempio applicabile nei Balcani può ricalcare l'efficace mediazione italiana tra l'asse franco-tedesco e gli Stati Uniti sulla Turchia. Con Mosca si devono invece dissipare gli ultimi contrasti sulla crisi in Georgia, per dare una nuova spinta al processo di riavvicinamento tra Russia e Nato inaugurato da Silvio Berlusconi a Pratica di Mare nel maggio 2002. L'ingresso degli Stati balcanici nell'Unione Europea non deve essere inteso come una limitazione dell'influenza russa nella regione ma, al contrario, come un percorso comune. L'obiettivo è la creazione di un unico grande spazio di cooperazione economica per tutta l'Europa, con una partnership militare che comprenda anche Russia e Stati Uniti. E il piano Frattini va in questa direzione.




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Commenti (1)
1. 08-04-2009 14:12
Est d'Europa
In mondo visione è stato trasmesso il discorso del neopresidente della Casa Bianca Barack Obama,nella piazza di Praga,il cui popolo,i Cechi nonostante la ripresa dal regime comunista sovietico,hanno radici del Regno di Boemia.Molte persone,per differenze di natura religiosa,etnica e linguistica faticano a considerare l'Europa dell'Est come Europa,al pari di quella occidentale.Probabilmente ciò che ha reso l'area balcanica e altobalcanica croato-ungherese differente da altri stati d'Europa sono stati l'Impero Ottomano come parziale islamizzazione, e i regimi comunisti.Penso che il vertice di Praga,con Italia,Francia,Germania e Usa,sia servito,per le stelle e strisce ad annunciare una politica antinucleare e per gli stati d'Europa un regolamento dei flussi dopo le nuove adesioni all'Unione Europea.
Scritto da Nobile

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