Che Avvenire, il quotidiano della Chiesa Italiana, fosse un veicolo affidabile al servizio dell'ortodossia della CEI, in piena sintonia col magistero di Benedetto XVI lo abbiamo sempre dato per scontato e dobbiamo riconoscere che questa nostra radicata convinzione non aveva mai avuto motivi di riserva. Fino a Giovedì 16 aprile.
Nell'inserto culturale «Agorà» del quotidiano in questione viene esibito un compunto commento alla notizia, per altro nota da diversi anni, che Giovannino Guareschi avrebbe avuto negli anni '30 un figlio naturale. Ohibò...E questo fatto sarebbe la prova provata che il nostro povero Giovannino sarebbe assolutamente indegno di incarnare il ruolo di «campione di un cattolicesimo integerrimo e persino tradizionalista» e di pretender d'essere «cavaliere di un anticomunismo adamantino», nonché un «modello di apologeta cattolico».
Di tutti questi impropri orpelli viene caricato il nostro Guareschi, lui che aveva semplicemente affermato con molta umiltà: «...in compenso credo in Dio». E in tutta la sua opera letteraria, di cui non si può negare lo straordinario successo, ha sempre espresso attenzione e simpatia ad una umanità viva, talvolta allegra e talvolta dolente, ma sempre straordinariamente vera e mai succube delle ideologie e della moda. Ed è proprio questa refrattarietà del nostro Giovannino ad inchinarsi agli idoli della stupidità del momento che lo rende particolarmente odioso ad una certa genia di soggetti che con autentica carità cristiana possiamo solo compatire e perdonare.
Certo, non possiamo pretendere che nel retrobottega di un peraltro eccellente quotidiano cattolico non si annidino degli irriducibili nostalgici del guazzabuglio postconciliare, i quali, sempre più sofferentemente coscienti del progressivo «andar fuori corso» delle loro, si fa per dire, idee, non possono contenersi di fronte alla tentazione di «mettere in imbarazzo» quel mirabile avversario che mai neppure si accorse della significatività della loro esistenza. Per noi che abbiamo sommamente cara la poetica di un genio letterario come Guareschi, che ha indagato e raccontato nei suoi aspetti solari ed oscuri la ricca umanità della gente comune, il fatto di sapere che in anni giovanili egli ha commesso «peccato carnale» con una persona di sesso femminile non ci turba minimamente. Noi non assomigliamo per nulla a certi personaggi sui quali Giovannino ha esercitato la sua garbata ironia, come il vecchio Rocchi, terrorizzato dallo «scandalo» che sarebbe esploso a seguito della presunta gravidanza della figlia nubile. Del resto un certo Agostino di Cartagine, poi vescovo di Ippona aveva avuto in gioventù qualche non insignificante commercio carnale con l'altro sesso, e ci piacerebbe a questo proposito conoscere l'opinione del notista di Avvenire in merito al titolo di «apologeta cattolico» attribuito a questo Agostino. Siamo peraltro convinti che se i disordini sessuali imputati a Guareschi fossero stati del genere «omo» e non «etero» il nostro censore, senz'altro politicamente corretto, sarebbe stato infinitamente meno arcigno...
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