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Numero 475
del 15/05/2012
La Cina accresce il dispositivo militare marittimo PDF Stampa E-mail
! di Alessandra Poggi
poggi@ragionpolitica.it
  
venerdì 24 aprile 2009

In occasione del sessantesimo anniversario della creazione della Marina dell'Armata popolare di liberazione, la Repubblica popolare cinese ha organizzato la prima parata navale della sua storia. Giovedì 23 aprile gran parte della flotta cinese, d'abitudine mantenuta negli arsenali al di fuori della portata di media e curiosi, ha sfilato sotto gli occhi dei rappresentanti di circa trenta Paesi amici della Repubblica popolare. In tutto il Politburo cinese ha voluto mettere in mostra circa sessanta tra cacciatorpediniere, fregate, mezzi subacquei e aeromobili; ma soprattutto, per la prima volta, ha autorizzato l'uscita pubblica in mare dei famigerati sottomarini nucleari Lunga Marcia III e Lunga Marcia IV. Un orgoglioso Hu Jintao, che ricopre anche la carica di capo delle forze armate, ha ricevuto i suoi ospiti sul cacciatorpediniere Shijazhuang, assicurando agli ammiragli giapponesi, indiani e dei Paesi vicini e amici che, per ciò che concerne lo sviluppo militare, la Cina non cercherà mai l'egemonia sui Paesi suoi vicini.

I fatti evidenziano una realtà alquanto differente. Solo qualche giorno fa i media cinesi hanno varato un'immensa campagna stampa bombardando la popolazione riguardo l'annuncio del Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Wu Shengli, di creare una nuova generazione di navi da guerra e di sistemi d'arma d'altissima tecnologia. In sintesi, di dotare la marina da guerra della Repubblica popolare di naviglio d'altura di alto tonnellaggio, di sottomarini a lungo raggio d'azione, di missili a lunga gittata e di aerei da caccia di ultima generazione per permettere al dispositivo militare cinese di accrescere e migliorare le capacità di proiezione in nuovi teatri d'operazione. Il trionfante dispiegamento di due cacciatorpediniere e di una nave appoggio nelle acque del Golfo di Aden nel gennaio 2009, integrate nella Task Force 151 anti pirateria a guida Usa, ne è stata una prova evidente.

La difesa cinese non conosce crisi, dunque. Proprio alla fine del mese scorso Pechino aveva ufficializzato l'intenzione di alzare il budget della difesa per il 2009 del 14,8%, pari a circa 56 miliardi di euro. E sebbene soprattutto Usa e Giappone abbiano protestato ampiamente contro la mancanza di trasparenza delle spese militari cinesi, Pechino ha sempre rassicurato i Paesi vicini e quelli amici che il dispositivo strategico della Repubblica popolare non costituirà mai una minaccia per le altre Nazioni.

Tuttavia, da qualche settimana, esponenti di spicco degli Stati maggiori cinesi continuano a ribadire la legittima necessità della Cina a dotarsi anche di porta-aerei, prevedendo di metterne in cantiere 4, la prima delle quali potrà acquisire la piena capacità operativa nel 2015. E non è ancora tutto. La virulenza verbale delle ultime settimane sarebbe, infatti, stata creata ad hoc per mascherare il vero obiettivo di Pechino: l'accrescimento della flotta sottomarina, unica vera ragione di inquietudine per la marina statunitense. Ciò sicuramente consentebbe alla Repubblica popolare di proiettare la propria potenza militare sull'Oceano Pacifico e sull'Oceano Indiano. O anche oltre e l'operazione a largo delle coste somale lo dimostra.

La marina militare sembra dunque essere divenuta l'elemento sul quale la Cina punta per rinnovare il suo dispositivo di sicurezza e strategia. Posizionati i motori a tutta forza, la Repubblica popolare si appresta al dominio delle acque, ispirata dal ricordo del grande Ammiraglio dei mari dell'ovest Zheng He, che nel XV secolo fece grande l'Impero del Sol Levante rendendolo invincibile su tutti i mari del mondo.

 




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