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Numero 475
del 15/05/2012
Dalla liberazione alla libertà PDF Stampa E-mail
! di Gianni Baget Bozzo
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martedì 28 aprile 2009

Il discorso di Berlusconi del 25 aprile è densamente articolato e rappresenta un importante messaggio politico. La maggioranza berlusconiana è divenuta l'unica maggioranza legittima esistente nel paese. Non era possibile che il suo leader fosse in una posizione di principio polemica riguardo a una festa nazionale scritta obbligatoriamente nel calendario della Repubblica. Divenuta maggioranza stabile, la coalizione berlusconiana non poteva vivere come scisma una festa nazionale.

Il compito di Berlusconi non era semplice, perché occorreva cambiare la tesi politica su cui la sinistra aveva costruito la sua egemonia nella lettura della storia italiana anche a livello istituzionale. Questa storia era costruita sul binomio Resistenza-Costituzione. La Resistenza veniva vista come atto del movimento partigiano, di una minoranza eroica che aveva liberato la nazione dal suo passato fascista e aveva fondato la nuova Costituzione, espressione della liberazione della storia italiana dalle sue pulsioni autoritarie. La Resistenza era interpretata come una rivoluzione e la Costituzione come un atto rivoluzionario, cioè un atto di nuovo inizio rispetto non solo al regime fascista, ma anche alla storia del paese. Alla base di questo stava la cultura del Pci, divenuta egemone, che rinunciava a fare in Italia la rivoluzione comunista: la presa del potere era resa impossibile dagli accordi di Yalta che portavano la firma di Stalin e consegnavano l'Italia all'Occidente. Ma il Partito Comunista ebbe la genialità di interpretare la Costituzione come rivoluzione, presentando se stesso come la chiave della Resistenza e come il fondatore politico della Costituzione.

Berlusconi poteva accettare il 25 aprile solo reinterpretandolo. E lo ha fatto sostituendo al concetto di Resistenza di una minoranza quello di una scelta per la libertà del popolo e della nazione italiana. In funzione della sua storia, il popolo aveva scelto la libertà ed era questo consenso a legittimare l'ordine politico che nasceva dalla fine del fascismo e della guerra. Berlusconi ha interpretato il 25 aprile con il concetto metapolitico della libertà come valore, come fatto spirituale che va oltre le istituzioni e le fonda. Il popolo e la nazione sono interpretati da lui come il fondamento dello Stato, ciò che gli conferisce figura di Stato sulla base di una cultura e di una legittimità fondate sul consenso. Può accettare il tricolore partigiano della Brigata Maiella perché vede nei partigiani una parte del grande movimento popolare che si fonda su un valore assoluto, quello che nasce dal dramma della seconda guerra mondiale: la libertà.

Così Berlusconi offre una nuova base di legittimità al 25 aprile, togliendo alla cultura della festa il carattere rivoluzionario, reinterpretando la Resistenza come movimento della nazione e del popolo verso un valore metapolitico e spirituale: la libertà. La festa della liberazione diviene così la festa della libertà ed è una legittimazione della nazione e del popolo italiano, non riscattato da una minoranza rivoluzionaria ma dalla sua sofferenza e dal suo desiderio di ritrovare se stesso dopo la sciagurata alleanza che il fascismo aveva stipulato con il nazismo: una negazione essenziale dei valori cristiani e umani del nostro paese. Così Berlusconi evita la saldatura tra il 25 aprile e la Costituzione, perché la libertà è un valore più alto dei testi scritti e non è un atto singolo, anche costituzionale, che fonda la legittimità, ma è il consenso del popolo sul principio di libertà come verità legittimante. Berlusconi elogia il lavoro della Costituente, lo vede anch'esso come parte del travaglio politico del passaggio alla democrazia piena. Cita gli autori costituzionali di tutti i partiti, vede nel testo la legittimità del consenso, ma anche il suo carattere di compromesso legato alla contingenza storica. Il consenso del popolo sulla legittimità delle istituzioni fondate sulla libertà riconquistata è visto come il punto di riferimento della legittimità della nazione e del popolo, che non si sono privati del potere costituente che a loro appartiene e di cui il corpo elettorale e la democrazia sono espressione. Il 25 aprile rivoluzionario aveva delegittimato non solo Berlusconi, ma anche i partiti democratici occidentali e aveva fatto dei postcomunisti la sola fonte di legittimazione politica.

Il lungo cammino di Berlusconi attraverso le istituzioni giunge al punto di una rifondazione del loro senso. Berlusconi, delegittimato il 25 aprile in chiave rivoluzionaria, legittima il 25 aprile come festa della libertà.

(da Il Giornale del 28 aprile 2009)




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