Il 9 novembre 1989 non è più la data fondativa del Mondo Nuovo. Come un acuto sociologo e filosofo come Jean Baudrillard affermò, all'indomani del crollo del Muro di Berlino: non può più darsi, nella modernità, il miracolo come evento inatteso e sorprendente. Con ciò, quasi presentendo lo sfinimento della retorica «post-ideologica» che ha creato soltanto cattedre universitarie e reso celebri soloni altrimenti non così illustri ed ascoltati. La «post-ideologia» è stata l'ultima e più efficace ideologia, un vero e proprio dispositivo ideologico e retorico. Che, però, si è portato via con sé - unico fatto positivo - l'antinomia destra vs sinistra.
L'ultimo passo in questa direzione, con buona pace degli accademici in vena di dialettiche contro i «regimi» e i «sultanati», l'ha fatto Silvio Berlusconi. Con i fatti: creando il Pdl. Con il Pdl si è formato non tanto e soltanto un partito delle libertà, ma anche e forse soprattutto un partito dei lavoratori. Un sondaggio al di fuori di ogni sospetto, fatto da Ipsos - Il Sole 24 Ore, dice che il Pdl viene votato in massa dai lavoratori, sia dipendenti che autonomi, il 43,4%, per una percentuale che «doppia» quella ascritta al Pd, appena il 22,4%. Il Muro di Torino è crollato. Non quello di Berlino, che, in molti, ad Est vorrebbero, se non fisicamente, almeno socialmente, riedificato - con una vis anticapitalistica che meriterebbe maggiore analisi distaccate ed oggettive e meno demonizzazioni -, ma quello di Torino, cioè quello italiano, industriale, che non vede più ai cancelli di Mirafiori i rappresentanti, tutti intellettuali borghesi a onor del vero, del Pci, e ancor meno vede i figli di D'Alema o i nipotini di Macaluso: un mondo finito. Napoleone Colajanni, la testa più sottile della sinistra socialista in Italia e forse non solo in Italia, l'aveva già capito negli anni '90, in parallelo al primo Giulio Tremonti anti-mercatista e critico dei tempi della globalizzazione.
Finito il socialismo dei meriti & bisogni, è crollata tutta l'impalcatura. Il de profundis della sinistra operaia. Rinata sotto le spoglie reazionarie del veterocomunismo di Ferrero o, ieri, di Cossutta, Diliberto e Rizzo, ma epifenomeni reattivi, il popolo dei lavoratori votava già la destra e la Lega. La destra, allora, faceva la sinistra? Non è proprio così. E' stata la sinistra a reagire al '77, al dopo-Moro, all'ultimo retorico progetto dell'eurocomunismo, o con il movimentismo reattivo e reazionario o con l'anti-craxismo e l'anti-modernizzazione. Sarebbe ora che al Pci si attribuisse le etichette che maggiormente gli calzava a pennello (l'ha fatto molto bene Lucia Annunziata nel suo bel libro sul 1977): bacchettone e reazionario. Il sondaggio sopracitato rimanda, dunque, ad un lungo percorso di alleanza con i ceti elitari, parassitari e vicini alle grandi banche ed alla grande industria, da parte del Pci e di pezzi ad esso collaterali della sinistra, mentre, la destra, già movimentista e pre-berlusconiana in qualche modo (le radio libere anticipano l'Italia laicizzata e libera delle televisioni di Berlusconi), afferrava le chiavi della realtà storica e soprattutto antropologica di una nazione in grave crisi, e cominciava a darsi una forma politica. Con Berlusconi, ha trovato un grande progetto nazionale, con l'unico metodo possibile, nel postmoderno: il fusionismo politico-culturale. La «fusione degli orizzonti», che non è certamente con-fusione. Anzi. Il Pdl è così dinamicamente complesso e, dunque, compatto (si è compatti perché complessi), da permettersi il lusso, oggi, di avere una semantica o addirittura un gioco linguistico suo proprio. Pdl=Partito dei Lavoratori. Cambierà, infine, la costituzione materiale di questo Paese? Anche prima della lettera costituzionale (bolscevica: Repubblica fondata sul lavoro, categoria astratta ed impersonale)?.
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