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Numero 475
del 15/05/2012
I profeti disarmati PDF Stampa E-mail
! di Andrea Camaiora
camaiora@ragionpolitica.it
  
giovedì 07 maggio 2009

Autore: Mirella Serri profeti_disarmati.jpg
Editore: Corbaccio
Prezzo: 18 €
Pagine: 228

 

Volete un motivo per sentirvi ancor più anticomunisti? Leggete I profeti disarmati, il bel libro scritto da Mirella Serri ed edito da Corbaccio. L'autrice ripercorre la storia del conflitto a sinistra tra il 1945 e il 1948, spiegando anzitutto come le radici di questo scontro affondino nella guerra di Spagna, quando i comunisti condussero una spietata e sistematica eliminazione degli anarchici, loro primi concorrenti antifascisti. La Serri, in particolare, cita Gaetano Salvemini, che, rientrato in Italia il 16 ottobre 1949, dalla cattedra fiorentina da cui era stato cacciato a bastonate dai fascisti, ricordava: «Qui insegnante ebbi alunni ed amici Nello Rosselli e Camillo Berneri: il primo con suo fratello Carlo doveva essere assassinato da sicari francesi per mandato italiano: il secondo doveva essere soppresso in Spagna dai comunisti nel 1937». Salvemini agitava la memoria di Berneri come un drappo rosso di fronte ad un infuriato Togliatti. Metteva sotto accusa l'operato dei comunisti nella Spagna repubblicana e la tattica divisoria all'interno della sinistra antifascista.

L'autrice de «I profeti disarmati» ci ricorda tutti gli intellettuali posti all'indice dai comunisti, da Togliatti in primis: tra questi George Orwell. L'autore di Animal Farm e 1984 per il Migliore è niente più di un funzionario nella «polizia imperiale inglese».

Il libro di Mirella Serri ripercorre senza censure la storia, a lungo finita nell'oblio, della sfida cruenta condotta dai comunisti contro le altre forze politiche uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale. La studiosa descrive anche l'operazione di occupazione sistematica del mondo della cultura e spiega come i più «zelanti» a porsi sotto l'ombrello comunista furono in special modo «tutti quelli che avevano un consistente background in camicia nera»: da Salvatore Quasimodo a Renato Guttuso, a Giulio Carlo Argan, da Roberto Rossellini a Giuseppe Ungaretti. Ma la Serri non salva neppure Arturo Carlo Jemolo e il cantore della Resistenza, Piero Calamandrei.

Nelle oltre 200 pagine l'autrice ripercorre fatti di inaudita violenza: «Dieci, cento mille illegalismi», come titola il terzo capitolo, e molto altro ancora. Sullo sfondo la parola d'ordine: delegittimare. Senza risparmiare sangue e morte. Ai misfatti dei comunisti si oppone coraggiosamente Risorgimento liberale, il quotidiano diretto da Mario Pannunzio, che denuncerà puntualmente atrocità e delitti commessi in nome dell'antifascismo e della democrazia. Come la caccia grossa condotta ai danni dei democratici cristiani, dei liberali, dei qualunquisti, dei monarchici o l'eliminazione fisica e mirata dei socialisti autonomisti poco indulgenti con i compagni togliattiani.

All'assassinio si cerca anche di sommare la beffa, come in provincia di Modena nell'estate del 1945, quando, dopo una serie di efferati omicidi, il Partito Comunista tappezza le pareti con la scritta «Basta con i delitti». Per la Dc è troppo: risponde dopo poche ore con «Basta con i delitti? Chi è l'autore di questi delitti?». Già, chi è l'autore di questa lunga e apparentemente infinita striscia di sangue? Mirella Serri, a sessant'anni di distanza, fa nomi e cognomi, rispondendo con coraggio inaudito a questo impronunciabile interrogativo.




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