Non è vero che Gianni Baget Bozzo fosse assente al congresso fondativo del Popolo della Libertà. Don Gianni c'era: non fisicamente, ma tramite il messaggio letto da Sandro Bondi, e soprattutto c'era con la mente e con il cuore. In questo breve ricordo vorrei comunicare a tutti quanto Don Gianni abbia partecipato emotivamente al congresso del marzo scorso e di come questo evento sia stato per lui il coronamento di una vita politica. Per tutti noi sono stati tre giorni molto importanti; per me sono stati tre giorni che, senza correre il rischio di iperboli, mi hanno cambiato la vita: ho avuto la conferma che avevo di fronte un uomo straordinario.
La passione e la missione politica di Don Gianni si è realizzata nel Popolo della Libertà: non un partito, ma un insieme di uomini e di donne che credono nei valori della Nazione, della Tradizione e della Libertà. Se a molti, negli scorsi anni e decenni, questa è sembrata un'utopia, un azzardo quasi irrealizzabile o al massimo un sogno, se non un avversario da contrastare, per Don Gianni questo è stato un progetto di vita, che ha perseguito sempre: un obiettivo da raggiungere che ha pagato in maniera anche forte e dolorosa, ma che non ha mai pensato un solo momento di abbandonare, a costo di un dolor del corpo e dell'anima che per noi uomini comuni sarebbe stato impossibile da sopportare.
Durante i lavori del congresso Don Gianni mi ha ribadito più volte, e lo ha fatto anche con quei tanti, tantissimi che lo contattavano per conoscere le sue impressioni, che il Popolo della Libertà per lui è stato un «progetto di Visione». Una Visione, una capacità di vedere al di là delle contingenze che è stata la cifra di tutta la sua attività di sacerdote politico. Perché non si può scindere e non si potrà farlo in futuro, nell'analisi storica della sua figura, il Don Gianni presule della Chiesa e il politico e politologo Baget Bozzo.
Perché Politica e Chiesa per Don Gianni sono state Visione e Verità, in un connubio unico che per lui non hai mai significato un dissidio ideale (come appariva erroneamente agli occhi di molti), ma l'unione virtuosa del terreno con l'ultraterreno. L'ultimo giorno del congresso, ho chiesto a Don Gianni se per lui il Popolo della Libertà, o meglio l'idea di Popolo della Libertà, fosse frutto di intuizione o di riflessione: lui mi rispose che si trattava di un sìnolo (usò propria questa espressione della filosofia aristotelica) di entrambe le cose, perché per un'idea simile occorrevano sia il coraggio dell'intuizione sia la pazienza nella riflessione. Con la nascita del Popolo della Libertà, Don Gianni, pagando anche in prima persona l'ampio respiro delle sue convinzioni profonde, ha visto la realizzazione della sua missione storica. Per questo, nel Pantheon del Popolo della Libertà, il posto più importante spetta sicuramente proprio a Don Gianni Baget Bozzo, l'ispiratore di un progetto che rappresenta la sintesi di passato, presente e futuro dell'Italia. Sta a tutti noi ora, a tutti noi che siamo il Popolo della Libertà continuare la sua opera ideale e il suo disegno politico.
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