Vivere accanto a don Gianni, per me come per tutti i giovani collaboratori che gli sono stati accanto in questi anni, è stato un dono. Un dono che ci porteremo dentro come una ricchezza spirituale e umana, prima ancora che culturale. Don Gianni credeva in noi giovani: condivideva con noi l'anelito verso il futuro, la prospettiva di chi crede e lotta per dare una proiezione migliore al nostro Paese.
Lui, che ultimamente sentiva di essere giunto quasi alla fine del suo viaggio terreno, ci rendeva partecipi della sua sofferenza per le sorti dell'Italia e del Mondo. Le ansie che, talvolta, affliggevano il suo spirito, erano l'espressione più pura del suo amore per il prossimo, e dunque per Dio. La fede, per don Gianni, era speranza. Era la fonte d'ispirazione dalla quale sgorgavano le cascate copiose del suo pensiero, un pensiero sempre alimentato dalla curiosità per gli accadimenti, che, secondo la sua filosofia di vita, erano sempre illuminati dalla luce celeste. E questo aspetto faceva di lui non un intellettuale tout court, ma un profondo conoscitore ed interprete di una realtà che non si riduce esclusivamente all'aspetto mondano.
A noi ragazzi, così come a tutti quelli che hanno avuto la possibilità di conoscerlo, ha insegnato a guardare la vita attraverso una prospettiva più ampia e profonda, dove le varie dimensioni del reale si fondono e si coniugano con le pulsioni spirituali dell'interiorità umana.
Ci voleva bene don Gianni, era un amico e un consigliere. Ricordo le chiacchierate che noi ragazzi di Ragionpolitica facevamo con lui nel suo salone, dal quale, attraverso i quotidiani e la televisione, osservava il Mondo. E il Mondo don Gianni lo conosceva anche attraverso la lente di tutti quegli amici che ogni giorno «riempivano» la sua casa e lo circondavano di calore umano, sia confidandogli storie personali sia confrontandosi con lui sulle più svariate tematiche del sapere e del quotidiano. Lui li sapeva ascoltare, tutti.
La sua proiezione rivolta al futuro, intrisa della ricchezza di esperienze passate, trasudava dalle sue parole, dalle quali, in ogni momento, affiorava il suo amore profondo per la libertà, intesa come valore originario e irrinunciabile della natura umana e della nostra civiltà. La politica, secondo la sua sensibilità più intima, era una missione spirituale: il suo cuore batteva per la politica e per Dio, il suo vero fondamento ideale, come se la prima fosse strumento di un progetto più ampio, volto alla realizzazione del «bene comune». E in questo senso lui credeva che la politica, che considerava profondamente cambiata con la fine del sistema dei partiti storici, dovesse porsi come braccio operativo di un disegno di popolo, come difesa e baluardo della sua tradizione, della sua storia e della sua sicurezza. Egli percepiva in modo chiaro come questo popolo, oggi, avesse deciso di proiettare la sua sovranità sulla figura del leader. Berlusconi, in questo momento storico, rappresentava per lui il nesso inscindibile tra corpo elettorale e governo, dove punto di congiunzione è il Parlamento, che per la prima volta nella nostra storia istituzionale esprime un'ampia e chiara maggioranza.
Noi ragazzi di Ragionpolitica lo porteremo dentro di noi, come uomo e come maestro, come consigliere e come guida. Continueremo a coltivare la sua passione, la sua dedizione e il suo amore per le innumerevoli sfaccettature del reale. Certo, il vuoto che ci ha lasciato è incolmabile. Ma ciò che ci ha trasmesso nel periodo in cui abbiamo potuto godere della sua amicizia è il coraggio di essere noi stessi, di «navigare il Mondo» senza paura, il coraggio di manifestare i nostri pensieri, difendendo, sempre e comunque, le nostre radici storico-culturali, che sono alla base di ciò che dà un senso alla nostra vita, alla nostra identità.
Di don Gianni ricorderò sempre la sua testimonianza di libertà, la forza e la profondità del suo pensiero, l'ardente amore per l'Italia e per il «Piano di sopra», la sua sensibilità verso l'animo umano. Le conversazioni, gli scambi di battute che quotidianamente, anche con piglio paterno, lui teneva affettuosamente con noi ragazzi sono pietre preziose, sono i «gioielli» che porterò sempre con me nel mio «bottino di vita». Grazie don Gianni, sarai sempre con noi.
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