Gianni sapeva leggere nel tempo. Le sue analisi politiche erano cronologie di pensieri, idee, fatti, uomini. Il loro senso proveniva dalle trasformazioni, dalle dialettiche, dai conflitti che ne scaturivano e che Gianni sapeva inquadrare in una visione unitaria. Per lui la politica italiana era la storia di grandi forze in contrapposizione, forze che si appellavano anzitutto a principi ideali e rendevano la politica una battaglia di idee.
In un mondo segnato dal materialismo, la nobile visione di Gianni poteva apparire un naufragio idealista, se non fosse che Gianni si protendeva verso l'anima della politica. Perciò superava confini personali, partitici, istituzionali, culturali. Scalava le più ripide vette del pensiero e da quell'altezza, con l'acume dello sguardo intellettuale, Gianni percepiva ogni dettaglio come emanazione di grandi forze ideali. Lui che aveva abbattuto il muro delle ideologie, non solo a Berlino, era un fervente difensore del valore fondamentale delle idee e degli ideali in politica. Solo così sorgeva quella contrapposizione tra visioni del mondo che scandiva le epoche della storia.
Ma quella di Gianni non era mai una battaglia che faceva versare il sangue degli uomini. Come sacerdote non poteva che condannare qualunque violenza e come politico il suo imperativo rimaneva la libertà. Le idee, i valori, la fede erano l'anima della politica, erano come il corpo e il sangue di Cristo. L'eredità di Gianni è racchiusa in questo mistero che unisce fede religiosa, battaglia ideale, confronto politico. Ecco l'eccezione di Gianni che conferma la regola opposta: in una stagione rassegnata alle divisioni, il suo pensiero e la sua vita lavoravano per unire, raccogliere, sintetizzare e quindi offrire una visione composita. Gianni anticipava il tempo.
Nel suo ultimo giorno di vita terrena era angustiato per la questione dell'immigrazione clandestina e per i suoi riflessi sui rapporti tra Pdl e Lega. Sull'immigrazione si gioca gran parte del futuro del governo, non soltanto in termini elettorali. La sfida multietnica rappresentava per Gianni la spina più appuntita all'identità italiana dopo che il pericolo comunista era stato nettamente ridimensionato. Non è solo una questione culturale. Le trasformazioni sociali trasformano le strutture politiche. Ma mentre i flussi demografici lavorano in silenzio, nel corso degli anni, non appena raggiungono una certa massa, allora si scaricano sulle strutture politiche travolgendole e lasciando solo macerie.
La forza profetica di Gianni insegnava che i mutamenti politici sono anticipati da quelli sociali perché, ecco il comune denominatore, società e politica sono entrambe nutrite da radici culturali. L'affermazione, sempre più urgente, dell'identità italiana è la condizione essenziale per consentire alla politica di governare le dinamiche sociali. Né il razzismo violento, né la solidarietà incondizionata possono risolvere la crisi umana, sociale e politica dell'immigrazione. Un nuovo modello di società: ecco la missione e la vocazione della destra di governo che non guarda solo al profitto elettorale ma al governo della polis senza divisioni e conflitti, senza intrappolarsi nei personalismi e nei naufragi cesaristi. Il popolo, per Gianni, è l'oggetto e il soggetto della storia perché incarna lo spirito del tempo nella vita quotidiana. Valori, società, politica - differenti pianeti che per Gianni gravitavano intorno allo stesso sole divino, che ora illumina il suo ricordo.
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