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Numero 475
del 15/05/2012
La libertà appartiene all'eterno PDF Stampa E-mail
! di Raffaele Iannuzzi
iannuzzi@ragionpolitica.it
  
venerdì 15 maggio 2009

La storia è un artificio. Una convenzione come il tempo- supremo artificio -, di cui nulla, noi mortali, possiamo dire. Agostino nelle Confessioni afferra il lembo del problema del tempo e lo rivista da cima a fondo, scoprendo che, in esso, viaggia sideralmente la gigantesca questione della salvezza. Dell’anima e della storia; del cosmo e della lotta umana: la mistica si accende a ridosso del tempo e oltre esso. Sta in questo già e non ancora. Ma esiste, infine, il problema della storia. Perché essa non è solo tempo cronologico, seriale, convenzionale, ma mondo umano e laboratorio, scelto da Dio, per la salvezza delle sue creature.

La fedeltà a questa verità si congiunge, nella cristianità, alla fedeltà a Dio. «Alla libertà appartiene l’eterno», frase crociana citata da don Gianni a più riprese, a cominciare dal congresso di Verona del Psi craxiano del 1984, che scandisce un momento ulteriore del pensiero sulla politica. Strappa le aderenze ideologiche alla «laicità» e muove la costellazione detta «cristianità» fin dentro la città degli uomini. La scelta politica di Baget Bozzo nasce da questa coscienza ad un tempo mistico-politica. Mistica in quanto politica e politica in quanto mistica. Agostino aveva le chiavi per questa trasformazione della logica teologica e storico-politica. Le due città, quella di Dio e quella degli uomini, non sono alleate in linea di principio, ma possono diventarlo in linea di possibilità reale. Dunque, storica. La possibilità è la categoria che segna la testimonianza del cristiano e un saggio come L’Anticristo getta le fondamenta di questa paradossale circostanza umana e storica.

Per vivere e testimoniare Cristo, guardando alla politica come regno minore eppure necessario, non si può che attraversare la vita come occasione di rinascita, al di là delle separatezze ideologiche, in ultimo, e grave, quella laici vs cattolici. Un’idiozia studiata a tavolino dal conformismo violento ed ideologico elevato a senso comune. Il nichilismo si invera sempre come totalitarismo. La strada teorica aperta con Il futuro del cattolicesimo (1997) indica proprio questa conditio humana e non accetta di tracciare un’uscita di sicurezza, ma affonda la lama del rasoio intellettuale nelle distinzioni, assicura, in fondo, all’intelligenza il soccorso agile e intenso della fede. Con l’enciclica Fides et ratio, che chiude i travagliati anni ’90 del secolo scorso, anni in cui la questione della secolarizzazione è stata messa in questione, creando effetti di spaesamento nella Chiesa dei clericali, post-conciliare ad ogni costo, perfino contro le evidenze di salute mistica del popolo cristiano. La speranza cristiana ha saldato questi nodi in un lavorìo mistico speso per la vita degli uomini e per la politica.  

Scelto dalla politica per andare oltre. Don Gianni apre questa pista. E’ ultimamente metapolitica e transpolitica. Sono sentieri interrotti da riattraversare con pazienza ed originalità. Senza mimare linguaggi, anche suoi, che non possono essere nostri. Dal punto sorgivo si arriva, originalmente, all’eterno. Perché la libertà appartiene all’eterno.




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